Anglotedesco

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martedì 23 febbraio 2021

Il super-dicastero parte subito in salita.Roberto Cingolani:"Se sbaglio,vado a casa"

 


di Alessandro Barbera e Ilario Lombardo 

Un solo articolo, sette pagine intitolate «schema di articolazione delle competenze Mise da trasferire alla Transizione ecologica (Mite)». La bozza del decreto per far nascere il nuovo superministero voluto da Beppe Grillo è a buon punto ma quando c'è di mezzo la burocrazia l'esito non è scontato. Il progetto è ambizioso, sperimentato in Francia e Spagna con altrettanta difficoltà: accorpare in un solo dicastero le competenze sull'ambiente, l'energia, il trasporto nelle città. Con scorno dei Cinque Stelle, che avrebbero voluto un fedelissimo, Mario Draghi ha scelto per quella poltrona un fisico indipendente, Roberto Cingolani, per più di dieci anni direttore dell'Istituto italiano di tecnologia e fino a pochi giorni fa direttore della ricerca a Leonardo. Nelle intenzioni di Draghi, Cingolani dovrebbe diventare una sorta di coordinatore operativo dei progetti del Recovery Plan, i cui fondi sono destinati in gran parte proprio all'Ambiente. Il fisico si è messo subito al lavoro per costruire la nuova struttura, non senza difficoltà. E la ragione non è difficile da intuire. Due colleghi, Giancarlo Giorgetti (ministro dello Sviluppo leghista) ed Enrico Giovannini (ministro tecnico delle Infrastrutture) dovrebbero cedergli un importante fetta di potere e fondi da gestire. «Al ministero della transizione ecologica sono trasferite le funzioni esercitate dal ministero dello Sviluppo economico in materia di politica energetica, ferme restando le competenze in materia di liberalizzazione e concorrenza dei mercati e sicurezza degli approvvigionamenti di energia». La prima riga della bozza di decreto è quella che fa più male a Giorgetti, che deve rinunciare alla più rilevante delle funzioni. Basti dire che nella bellissima sede di palazzo Piacentini, almeno la metà dei funzionari si occupa di materie che dovrebbero passare a Cingolani. Prima che un problema per Giorgetti - il suo staff lo descrive «disponibile al sacrificio» - c'è parecchio malumore fra i dirigenti e i dipendenti, che sarebbero costretti al trasloco dalla centralissima via Veneto a un palazzo piuttosto anonimo sulla via Cristoforo Colombo. Malumori a parte - mai da sottovalutare quando ci sono di mezzo funzionari pubblici - ci sono poi alcuni dettagli del trasferimento di funzioni poco chiaro. In materia di vigilanza degli enti controllati, ad esempio: il nuovo ministero di Cingolani dovrebbe vigilare sull'Enea (nucleare), il Gse (incentivi alle fonti rinnovabili) e Sogin (smaltimento delle scorie nucleari), mentre resterebbero a Giorgetti il controllo dell'Acquirente unico (ente di tutela del consumatore e per la gestione delle scorte energetiche) e del Gme (gestione delle piattaforme informatiche). Un ex alto funzionario del ministero che chiede di non essere citato, si chiede: «Che senso ha dividere fra due ministeri enti che oggi si occupano sotto lo stesso cappello della gestione della rete elettrica?». La questione è tuttora oggetto di dibattito. Una cosa è certa: Giorgetti dovrà rinunciare a risorse per miliardi di euro. Il solo superbonus al 110 per cento per il rifacimento degli edifici, voluto dai Cinque Stelle, vale diciotto miliardi di euro nei prossimi due anni. Poi ci sono i problemi al ministero dei Trasporti. Qui - lo raccontano più fonti - la faccenda è ancora più complessa, perché le resistenze sarebbero anzitutto del ministro. In questo caso Cingolani assorbirebbe tutta la direzione "mobilità sostenibile" che vale dieci miliardi di investimenti nei prossimi sei anni. Dentro c'è di tutto: le risorse per incentivare i mezzi pubblici non inquinanti, le piste ciclabili, le colonnine per le auto elettriche. Il compromesso fra Cingolani e Giovannini prevedrebbe di mantenere alle Infrastrutture la gestione del trasporto pubblico locale, ovvero dei piani comunali della mobilità. Ma anche in questo caso si tratta di una soluzione che rischia di complicare le cose, perché i piani regolatori dei trasporti prevedono ben tre livelli diversi di autorizzazioni. Nel caso in cui le deleghe venissero distribuite fra due soggetti, un ministero (quello di Cingolani) si occuperebbe della pianificazione strategica, a Giovannini resterebbe la vigilanza sulla coerenza di quella pianificazione con i progetti dei Comuni. Draghi ha chiesto a tutti collaborazione, perché parte del successo del Recovery Plan passa di qui. Chi ha parlato con Cingolani l'ha trovato piuttosto preoccupato. Al ministero dell'Ambiente ci sono un numero enorme di giuristi, e pochissimi esperti della materia. «La sfida è enorme, se questo ministero non decolla, sarebbe una sconfitta anzitutto per me e me ne tornerei da dove sono venuto». 

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