Anglotedesco

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mercoledì 24 febbraio 2021

In cella Lady narcos .Gli Usa arrestano la moglie del Chapo



da LA REPUBBLICA del 24 febbraio 2021.di Daniele Mastrogiacomo

Alla fine è caduta anche lei, Mrs El Chapo come recita il titolo di un reality delle tivvù americane a cui lei stessa aveva partecipato. Cade per traffico di droga, ovviamente. Metanfetamina, cocaina e marijiuana. Ma anche per aver pianificato due evasioni di suo marito, il Chapo Guzmán. La prima, clamorosa, nell’estate del 2015 dal carcere di Altiplano. Il re mondiale della droga riuscì a fuggire sdraiato su un carrello motorizzato in un tunnel di un chilometro e mezzo attrezzato con dei binari. La seconda, fallita, dall’altro penitenziario dove era stato rinchiuso nel 2017 poco prima di venire estradato negli Usa. Emma Coronel, 31 anni, chiude la sua carriera di rispettata consorte del più potente narcotrafficante della storia messicana all’aeroporto di Dulles, in Florida. Un arresto sospetto che può aprire scenari del tutto nuovi. Troppo deboli le prove, troppo improvviso il cambio di rotta della giustizia americana. Pesa il precedente del generale Salvador Cienfuegos, ex potente ministro della Difesa messicano, chiuso in carcere per narcotraffico e poi liberato e restituito al suo paese con tanto di scuse. Perché questo arresto improvviso? A meno di pensare che Emma Coronel sia diventata la reggente di un Cartello dissolto in mille rivoli. Le prove offerte dalla giustizia americana non dicono questo. Allora sorge un’altra ipotesi, ben più dirompente per il governo messicano e i rapporti difficili con quello Usa. La moglie del Chapo messa al sicuro perché il boss ha deciso di collaborare. Potrebbe offrire le prove che inchiodano Cienfuegos e riscattano la Procura generale statunitense dalla pessima figura. È solo un’ipotesi. Il tempo dirà se è credibile.Chiamata la Kardashian di Sinaloa per il suo accurato stile nel vestire che abbinava sempre a borse e scarpe eccentriche, Emma Coronel aveva conosciuto Joaquín Archivaldo Guzmán Loera a una festa in un “rancho”. Aveva 17 anni, fresca reginetta di bellezza dello Stato di Sinaloa. Il Chapo ne aveva 51 ed era saldamente a capo della più potente organizzazione criminale del mondo. Un colpo di fulmine. Emma Coronel ha sempre dichiarato di amare il capo del Cartello di Sinaloa e lo ha difeso fino alla fine. Sapeva di essere la terza moglie. Ma davanti alle voci e alle accuse ormai evidenti, reagiva decisa senza perdere l’autocontrollo. Descriveva suo marito come «un uomo buono, non è violento, non l’ho mai sentito dire una parolaccia». Negava che fosse un narcotrafficante. Con lui ha avuto due gemelle che il Chapo adorava e coccolava. Non ha rinunciato a vederle neanche prima che venisse catturato. Per lui la famiglia era tutto.

Emma lo ha assecondato, ha sopportato bugie e amanti, i dieci figli (quelli riconosciuti) che il boss aveva disseminato in giro, i colpi di testa per salire i gradini del Cartello eliminando nemici e traditori. Emma, del resto, non era una ragazzetta acqua e sapone. Porta un cognome di peso nella storia criminale messicana. È una delle nipoti di Ignacio Coronel, numero 3 del Cartello di Sinaloa, dopo el Chapo e il suo storico socio Ismael El Mayo Zambada, l’unico rimasto in vita e ancora in libertà. Come terza moglie del boss si è costruita un’immagine di donna impegnata, imprenditrice, estranea al narcotraffico, capace di creare una linea di capi d’abbigliamento, di fondare un marchio di successo. Ha seguito tutte le udienze del processo che ha condannato suo marito all’ergastolo. Ora l’arresto sulla base di alcune intercettazioni tra lei e il Chapo. Le parla di armi, di droga, di usare il Blackberry perché ha la messaggeria criptata. Poco per un arresto che punta ad altro.

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