Anglotedesco

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giovedì 25 febbraio 2021

La linea dura di Draghi che incalza von der Leyen :«Sui tempi per i vaccini servono certezze»

 



da IL CORRIERE DELLA SERA del 26 febbraio 2021.Marco Galluzzo

È un esordio senza imbarazzi quello di Mario Draghi al suo primo Consiglio europeo come capo del governo italiano. Non ha apertamente contestato la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ma nella sostanza il suo è stato anche un esplicito atto d’accusa sulla strategia sin qui seguita dai vertici della Ue.Un solo esempio vale l’approccio di Draghi. Quando la presidente della Commissione mostra ai partner europei le diapositive sulle consegne dei vaccini nel secondo e terzo trimestre dell’anno il presidente del Consiglio chiede la parola e dice apertamente che «non sono rassicuranti, perché non danno certezze».

Insomma con molta schiettezza il premier ha chiesto un vero e proprio cambio di approccio da parte dell’Ue nei confronti delle imprese farmaceutiche che non hanno rispettato gli impegni nella fornitura di dosi.Preceduta da due telefonate con Angela Merkel e con Emmanuel Macron, e da molteplici contatti con le istituzioni comunitarie, la partecipazione di Draghi al Consiglio si è articolata su più punti e suggerimenti. Innanzitutto ha chiesto ai leader europei di avere un approccio più risoluto e pragmatico per accelerare la campagna vaccinale. «Dobbiamo andare più veloci, molto più veloci», ha detto ai colleghi, notando che una campagna vaccinale efficiente aiuta anche a ridurre il bacino di diffusione di varianti presenti e future.

Draghi ha anche offerto una serie di opzioni concrete. In primo luogo ha invitato a riflettere sulla possibilità di dare priorità alle prime dosi di vaccino, per espandere più rapidamente la copertura vaccinale della popolazione, citando la recente letteratura scientifica. Ma questo senza negare la necessità di una doppia dose, ove previsto.Poi ha chiesto una linea molto più dura nei confronti dei colossi farmaceutici che producono i vaccini, se non dovessero rispettare gli accordi di fornitura presi. Ipotizzando anche un blocco delle loro produzioni europee, insomma un divieto di export al di fuori della Ue, e non solo nel periodo in cui non rispettano gli accordi, ma anche per un certo periodo dopo che riprendono a rispettarli.

«Le aziende che non rispettano gli impegni non dovrebbero essere scusate», è stato il commento lapidario di Mario Draghi, che ha anche invitato a riflettere sulla possibilità di cambiare i contratti in essere, e quelli futuri, con le Big Pharma del settore.Insomma esiste il forte sospetto che le riduzioni nella distribuzione dei vaccini non derivino da un calo di produzione ma dal dirottamento degli stessi vaccini, quelli prodotti almeno in parte in stabilimenti che si trovano in Europa, verso Stati extra Ue.Richiamando gli esempi del Regno Unito e degli Stati Uniti, che tengono per loro i vaccini, Draghi ha chiesto perché l’Europa non possa fare altrettanto, invitando anche a guardare ad altre produzioni fuori dell’Ue. Ha poi sollecitato un approccio comune sui test e un coordinamento per l’autorizzazione all’export, oltre ad una soglia maggiore di trasparenza e condivisione dei dati.

Sullo sforzo in atto da parte della Commissione per arrivare ad avere dei vaccini interamente europei — secondo fonti del suo staff — Draghi ha detto di condividere l’obiettivo ma ha notato anche come ci vorranno mesi per ottenere risultati significativi. Ha dunque chiesto di esplorare opzioni per acquistare altri vaccini al di fuori dell’Unione europea.Infine, ha chiesto cautela prima di lanciare progetti troppo ambiziosi di donazioni e distribuzione dei vaccini a Paesi terzi. Draghi condivide le ragioni etiche e geopolitiche di questi piani, come il Covax, lo strumento per l’accesso globale ai vaccini anti Covid, ma crede che in Europa siamo ancora troppo indietro con le campagne nazionali e rischiamo di avere un problema di credibilità verso i cittadini europei. Anche qui tanta schiettezza.

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