Anglotedesco

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domenica 28 febbraio 2021

Manifestazione "negazionista" in piazza Duomo e discoteca a cielo aperto a Milano

 


da IL CORRIERE DELLA SERA del 28 febbraio 2021.Andrea Galli

La Darsena, nella Milano che si tinge di arancione, è un formicaio. E scoppia la rissa. In città, poi, troppi i locali aperti dopo le 18 e tanti giovani senza mascherina ai tavolini.

Evitando un gioco facile, quello di (sof)fermarsi sui Navigli, ormai zona franca e perduta — picco di ventimila presenze solo sulla Darsena, in serata è partita una specie di discoteca all’aperto al grido «la notte è giovane», seguita da un’enorme rissa —, ne facciamo un altro, di gioco, ugualmente svilente: conteggiare alle 18.12, quando i locali dovrebbero essere già chiusi, tra le vie Malpighi e Sirtori, a Porta Venezia, i gruppi di quarantasette ragazzi attorno ai bicchieri dell’aperitivo. Ecco, la mascherina l’hanno in cinque. Game, set, partita e disfatta. Pur se mai lontanamente paragonabile allo spettacolo indegno dei Navigli, con quella rissa serale: decine di giovani e giovanissimi ubriachi si sono affrontati lanciando bottiglie, venendo alle mani, giurando di spostare la contesa su altri scenari metropolitani.

Al netto di paternali da vecchi, l’ultimo sabato prima del ritorno in zona arancione è parso l’ennesima interpretazione del momento, ovvero come se non ci fosse un domani. Come se Milano sia appena uscita dalla guerra, tale è la volontà o il dovere di esserci per forza. In corso Sempione, per dire, alle cinque ancora si pranza, coi ristoranti al terzo giro, i tempi del cibo dilatati oltre ogni confine manco fossimo al mare d’estate e i supermercati chiusi per disposizione del re; e ovunque, in città, si sono formate code sui marciapiedi perfino per sedersi in posti che prima della pandemia avevano una stella di valutazione dei clienti.

L’andazzo dura da tempo ma stavolta ha rappresentato scene surreali, e pure oltre, scene nella loro illogicità da serie televisive (le cui réclame si prendono il grosso delle maxi-pubblicità di strada in strada). Aspirando a situazioni normali, e raggiungendo i prati di CityLife, non c’è invece uno spazio libero nemmeno qui; ripiegando su piazza Gae Aulenti, genitori filmano i figlioletti che ballano intorno agli spruzzi d’acqua delle fontane e si infradiciano; percorrere corso Venezia o via Torino o corso Vercelli significa inventarsi alternative viabilistiche altrimenti si fa notte; sostare all’esterno di un giardino pubblico permettere di assistere ai litigi di mamme e papà sul diritto di precedenza all’altalena.


Del resto, l’immagine del pessimo esempio di Milano rimarrà (anche) la ressa di ottomila persone fuori dallo stadio, domenica, per il derby. Una sfacciata disobbedienza che avrebbe meritato maggior censura dalle voci politiche. Ma si sa, i tifosi sono bacino elettorale e dunque avanti con quella parola che a parecchi stona, assembramento, ma che rende l’idea, e avanti con la mascherina tenuta giù come quelli in moto col casco slacciato.

Obiezioni: la gente è stanca, la gente non ne può più, specie in una città dinamica, di incontri, di locali. Vero. E però, senza generalizzare, certi commercianti (ma i vigili?) se ne fregano, ignorando che di massima le sanzioni di chiusura arriveranno fra mesi, in coincidenza dell’estate o di settembre, quando cioè si spera che le cose siano migliorate, e i loro guadagni saranno più probabili e cospicui. Si spera, per l’appunto: questo sabato davvero è demoralizzante, censurato anche dal sindaco Beppe Sala («Dovete tenere comportamenti corretti» l’appello quasi inascoltato dai milanesi). Invocare maggiori controlli dall’alto, più pattuglie, offende l’intelligenza, non essendo possibile che la corretta gestione dello stare in pubblico, argomento insegnato all’asilo, si tramuti in problema di ordine pubblico rendendo inevitabile l’intervento del Battaglione. Ma che cosa diamine deve fare il maresciallo oltre a raccomandarti di tenere bene questa benedetta mascherina, a un anno ormai dall’inizio in Italia della pandemia? Registrato il no della Questura alle manifestazioni ufficiali dei sostenitori della macchinazione, di un virusinvenzione, dell’inutilità del distanziamento e via elencando con le follie — ma qualcuno ha lo stesso improvvisato nutriti flash-mob —, andiamo a una priorità degli investigatori, impegnati a intercettare riunioni di ragazzini con l’intenzione di darsele. Fenomeno, questo sì, di enorme interesse sociale, ma più silente nel dibattito pubblico rispetto ai guru che sulla Darsena invocano la ribellione sparandosi un altro giro di drink, convinti di trovarsi nell’epoca del proibizionismo, non in quella dei trentamila morti soltanto in Lombardia.

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