Anglotedesco

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domenica 28 febbraio 2021

MARCO CAVALIERI:"Ai guariti unica dose.Quello cinese è promettente"

 



Intervista di Francesco Rigatelli 

«La priorità è garantire subito una dose a tutti i soggetti fragili, ma senza dimenticare la seconda entro quattro mesi per AstraZeneca ed entro due per Pfizer e Moderna». Marco Cavaleri, presidente della task force sui vaccini dell'European medicines agency (Ema), fa il punto sulla strategia per proteggere i cittadini. 

L'Fda americana ha autorizzato il vaccino di Johnson&Johnson e voi? 

«La decisione arriverà entro metà marzo. Gli Stati Uniti hanno dato un permesso d'emergenza di cui noi non disponiamo. La nostra è un'autorizzazione piena, anche se sotto condizione di aggiornamenti, e richiede più tempo. È una garanzia maggiore perché due squadre di agenzie di due Paesi europei diversi analizzano i dati, l'Ema task force che presiedo li rivede e li discute con la casa farmaceutica, il comitato scientifico dove siedono i rappresentanti delle agenzie dei Paesi membri riceve il rapporto finale e decide a maggioranza. Nel contempo dei laboratori verificano fisicamente i vaccini». 

Per questo l'Ema ci mette più tempo? 

«Coordinare le agenzie di 27 Paesi richiede molto lavoro, ma va detto che gli Stati membri potrebbero dare un'autorizzazione d'emergenza mentre preferiscono aspettare l'Ema per dare una maggiore garanzia ai cittadini. Il Regno Unito quando ha permesso AstraZeneca era ancora in Ue». 

Il vaccino di Johnson&Johnson funzionerà con una dose? 

«Sì, secondo la casa farmaceutica con un'efficacia del 66 per cento, ma sul campo potrebbe arrivare all'80. Stanno sperimentando anche la seconda dose nel caso l'immunità finisse troppo presto».

Quali altri vaccini sono in via di approvazione? 

«I prossimi potrebbero essere l'americano Novavax a maggio e il tedesco Curevac a giugno, entrambi promettenti e con due dosi». 

Il russo Sputnik ha chiesto l'approvazione? 

«Ha inviato dei dati con un'interazione positiva, ma non ancora un dossier completo secondo gli standard dell'Ema». 

Ritarda perché nel caso lo approvaste avrebbe problemi di produzione a rifornire tutta Europa? 

«Li hanno avuti in tanti, ma diciamo che c'è una certa complessità per vedere i loro siti». 

E i cinesi? 

«Per Sinovac ci sono contatti promettenti e se ne valuta l'autorizzazione. Il rapporto con i cinesi è più lineare di quello con i russi, perché comprendono meglio la necessità dell'Ema di verificare le analisi sulla qualità del vaccino». 

Qual è stato invece il problema con AstraZeneca? 

«L'interpretazione dei loro dati clinici, a causa di una sperimentazione frammentata dovuta al fatto che puntavano a una dose sola. Così pure ci sono state discussioni sulla produzione, poi risolte. Ora si può considerare un vaccino che protegge oltre le aspettative. Con la seconda dose dopo 4-12 settimane copre al 60 per cento, mentre aspettando si ha la sensazione diventi più efficace, ma non ci sono ancora dati precisi». 

E con una dose sola? 

«In particolare nel caso di AstraZeneca si può ritardare la seconda dose, ma non eliminarla. Anche il Regno Unito la recupererà appena le forniture aumenteranno». 

È giusto limitare AstraZeneca agli under 65? 

«L'Ema l'ha approvato per tutte le età, anche se riconosciamo ci siano pochi dati sugli anziani. Se lo studio scozzese venisse confermato si potrebbe dare anche a loro, e intanto ai soggetti fragili under 65, non a insegnanti e forze dell'ordine». Per i guariti può bastare una dose? «Sì, anche se i dati sono limitati». 

Si potrà fare la vaccinazione eterologa, cioè due dosi di vaccini diversi? 

«È una strategia dimostratasi vincente in passato, ma ci sono ancora pochi studi in corso. Non è interesse delle case farmaceutiche portarli avanti e i governi dovrebbero finanziarne di più». 

Servirà una terza dose? 

«Tutte le case farmaceutiche ci stanno lavorando, in particolare per la variante sudafricana. Molto dipenderà dall'andamento della pandemia. Nello scenario di cocircolazione di varianti potrebbe essere necessaria la terza dose per chi si è già vaccinato o un vaccino unico che comprenda più ceppi virali per chi non si è ancora vaccinato». 

State esaminando nuovi impianti per la produzione di vaccini in Italia? 

«Sì ce ne saranno, ma non si può ancora dire quali. In Germania abbiamo appena autorizzato un nuovo stabilimento di Biontech per aumentare la produzione del vaccino con Pfizer». Che idea ha dei ritardi? «È la prima volta nella storia che si trovano vaccini così efficaci in poco tempo e le aziende hanno messo su le produzioni in emergenza, un po' di pazienza». 

Esiste un secondo mercato dei vaccini? 

«Non credo che in questa corsa le case farmaceutiche abbiano energie da dedicarvi. Quello che può succedere è che fuori dall'Ue, penso per esempio al rifiuto di AstraZeneca da parte del Sudafrica, ci siano dei vaccini ordinati e non utilizzati». 

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