Anglotedesco

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martedì 23 febbraio 2021

Ministeri ingolfati dai decreti arretrati:ne mancano 539




di Luca Monticelli 

Quando era presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi amava ripetere: «Una legge che nasce come un cavallo purosangue quando poi esce dal Parlamento diventa un ippopotamo».Il fastidio del Cavaliere per le trattative in Consiglio dei ministri e le lungaggini nelle aule di Camera e Senato, con il consueto assalto alla diligenza dei partiti sui capitoli di spesa, è uno stato d'animo che negli ultimi vent'anni chi si è trovato ad avere responsabilità politiche ha spesso condiviso. Non basta approvare una riforma per incidere sulla vita delle famiglie e delle imprese. Infatti, dopo il via libera definitivo e la pubblicazione in Gazzetta ufficiale, quella legge ha bisogno di decreti ministeriali oppure di regolamenti e circolari che vengono emanati dopo mesi, ritardando così l'entrata in vigore delle misure. Non fa eccezione l'azione dell'ultimo governo Conte che ha lasciato in dote al neonato esecutivo di unità nazionale 539 provvedimenti attuativi. Si tratta di disposizioni da conseguire per portare a compimento il lavoro dell'avvocato pugliese che ha guidato la maggioranza giallorossa dal 5 settembre 2019 al 13 febbraio 2021. Le riforme varate dal Parlamento con Giuseppe Conte a Palazzo Chigi hanno previsto complessivamente 792 decreti attuativi: solo 253 sono stati adottati, il 32%. Per il premier Mario Draghi si tratta di una partenza ad handicap perché un simile ingorgo amministrativo non può che rallentare l'attività dei ministeri in un periodo in cui invece gli uffici sono chiamati ad agire a pieno ritmo per definire il Recovery plan italiano. Il Mef, la Giustizia e lo Sviluppo economico sono i dicasteri più ingolfati dalla marea di norme in sosta ai box che andranno redatte nei prossimi mesi. La crisi politica, ovviamente, non ha fatto che frenare ancora di più. L'ultima legge di Bilancio, approvata lo scorso dicembre, conteneva 176 misure attuative, ne è stata fatta solo una. Tantissime erano in calendario per i primi due mesi del 2021, ma vista la fase di instabilità sono rimaste nei cassetti dei funzionari. Ora toccherà ai nuovi ministri affrontare le decine di bonus (dagli occhiali agli smartphone fino ai rubinetti) fermi al palo perché necessitano proprio di una norma che li concretizzi. Un tale maxi esame tecnico-giuridico però non può essere un alibi per l'ex numero uno della Bce: ogni governo che arriva si trova in eredità lo stock burocratico che risale all'attuazione del programma precedente. È capitato anche al Conte bis che ha ricevuto il lascito della finanziaria licenziata a dicembre 2018 dai gialloverdi: a tutt'oggi conta 36 provvedimenti attuativi non adottati. Mettendo sotto la lente d'ingrandimento la produzione legislativa del passato esecutivo si nota che ai dieci decreti istituiti per combattere la pandemia occorrono in totale altre 310 norme. Di queste, ne mancano 156, come emerge dall'ultimo report di Palazzo Chigi, aggiornato al 25 gennaio. Qualche esempio: al Decreto Rilancio che aveva bisogno di 137 provvedimenti attuativi ne restano da adottare 52. Il dl Semplificazioni ne ha realizzati solo 3 su 37. Al Decreto Agosto ne restano 44 (su 63) da portare a termine. Tra pochi giorni è attesa la quinta legge Ristori eppure per le precedenti devono essere emanate 14 misure su 21. Se si va indietro nel tempo la mole delle disposizioni fa tremare i polsi. Il decreto fiscale del 2019 è indietro di 17 interventi; quello sulla sicurezza nazionale cibernetica di sei. L'articolato sulla sicurezza dell'aria ha dato alla luce solo tre provvedimenti attuativi dei 14 previsti. Il decreto Milleproroghe di un anno fa (mentre ieri a Montecitorio è stato approvato l'ultimo del 2020) 7 su 30. La prima legge di Bilancio targata Pd, M5s e Leu ha portato a termine 50 norme attuative su 123. Il carico amministrativo che dunque pesa sul governo Draghi rischia di comprometterne l'azione perché la macchina della burocrazia verrà ulteriormente appesantita. Basti pensare al sistema che occorrerà mettere in piedi per realizzare due riforme fondamentali per il futuro del Paese: il fisco e la Pubblica amministrazione. 

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