Anglotedesco

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mercoledì 24 febbraio 2021

Nicola Zingaretti elogia la tv di Barbara D'Urso.E scatena la rivolta di mezzo Pd

 


di Alessandro Di Matteo 

L'offensiva è partita, nel giro di pochi mesi è cambiato tutto e ora Nicola Zingaretti è nel mirino dell'area che più era stata vicina a Matteo Renzi negli anni passati. Il buon risultato delle Regionali aveva consentito al segretario di sopire i primi tentativi di metterlo in discussione, ma la crisi di governo ha rimesso in moto l'area di Lorenzo Guerini e Andrea Marcucci, il "partito dei sindaci", la componente di Matteo Orfini: sotto accusa è la linea di assoluta fedeltà a Giuseppe Conte, l'asse con il M5S. Ma, in realtà, l'obiettivo è la leadership, lo stesso segretario, da sfidare forse con Bonaccini, se il presidente dell'Emilia Romagna accetterà. Come ammette un parlamentare vicino a Zingaretti: «È uno stillicidio quotidiano, ormai. Questa cosa non va assolutamente bene. Ora lo attaccano pure per i tweet...». E sì, perché, come se non bastassero le critiche di Giorgio Gori, gli smarcamenti di Bonaccini sull'apertura serale dei ristoranti e il «rischio estinzione» paventato dal sindaco di Firenze Dario Nardella, ieri il segretario a fine giornata era i cima agli argomenti di tendenza su Twitter, la parola-chiave "Zingaretti" era ai primi posti tra gli argomenti più commentati, per via di un post a sostegno di Barbara D'Urso, che potrebbe perdere il suo programma su Canale 5. Una scelta "pop", che non è stata per niente apprezzata. La conduttrice che a sinistra è considerata la "regina del trash" omaggiata pubblicamente dal leader Pd: «Vi prego ditemi che è il profilo parodia», dice un utente di Twitter. «Per la sinistra è il punto più basso di sempre», dice un altro. «Appunto - commenta il parlamentare zingarettiano - due giorni fa c'era polemica perché s'era sbagliato dicendo Pci anziché Pd. Oggi ha fatto una cosa su una trasmissione dove va spesso e subito: "Berlinguer non l'avrebbe detto". La verità è che per qualcuno, qualunque cosa dica sbaglia. È la corrente del "Torna a casa Matteo", quelli che vogliono Renzi. La cosa andrà chiarita». Il luogo del chiarimento sarà innanzitutto l'assemblea del 13 e 14 marzo, è lì che Zingaretti porterà la sua proposta per andare ad un congresso. "Base riformista", l'area di Guerini e Marcucci, pensa a un congresso vero, che metta in gioco anche la carica di segretario. Marcucci chiede di tornare allo «spirito del Lingotto», l'evento con cui Walter Veltroni tenne di fatto a battesimo il Pd nel 2007, lanciando la «vocazione maggioritaria». Ma una conta sulla leadership non è quello a cui Zingaretti pensava, secondo diversi dirigenti che ci hanno parlato. L'idea iniziale era quella di assise solo sulla linea politica, una possibilità prevista dallo statuto. Dice Matteo Ricci, sindaco di Pesaro: «Surreale un congresso per conte interne in questa fase. Il segretario fino al 2023 è Zingaretti. Serve un'alleanza europeista e competitiva, anche coi 5 stelle». E Brando Benifei, capodelegazione Pd al Parlamento europeo aggiunge: «Il Lingotto? Parliamo del 2007, preferirei discutere dell'Italia di oggi - di fisco, sanità... - e non delle vecchie contrapposizioni interne». Per Anna Rossomando, poi, «il Pd di cui fantastica Gori è stato sconfitto e isolato». Saranno i delegati a decidere il tipo di congresso. Zingaretti - conclude il parlamentare a lui vicino - «è aperto a ogni soluzione. Vediamo in assemblea quanti aderiranno alla mozione "Torna a casa Matteo"» . 

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