Anglotedesco

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venerdì 26 febbraio 2021

Nuovi addii, 5 Stelle nel caos Arriva Conte?



da IL CORRIERE DELLA SERA del 26 febbraio 2021.Alessandro Trocino

I 5 Stelle sono a pezzi. Dopo le espulsioni dei senatori e deputati che hanno votato contro Mario Draghi, monta la rabbia degli esclusi dai posti di sottosegretario. Stefano Buffagni parla di gestione disastrosa. L’ombra di Conte.

«O dentro o fuori», diceva solo qualche giorno fa Beppe Grillo; «stop alle ambiguità», dice ora Luigi Di Maio che ha ribattezzato «liberale e moderata» la nuova identità del Movimento, già populista, poi sovranista con la Lega, poi riformista con il Pd. E forse è la fine al Movimento di lotta e di governo. Perché dopo l’espulsione di massa dei contrari alla fiducia a Mario Draghi, si sta liberando la rabbia di chi non vede più la barra dritta o, per inciso, è stato escluso dal posto di sottosegretario e non l’ha presa bene. Nuovi addii sono alle porte, molti dei quali appesi alla parola di Giuseppe Conte e alla benevolenza dei vertici, che fanno filtrare la possibilità di «perdono» per espulsi che «si pentono», ma anche possibili nuove espulsioni per i 10 deputati e gli 8 senatori assenti alla fiducia. Il tutto sotto l’occhio preoccupato di Beppe Grillo che , secondo alcune voci, potrebbe convocare i vertici domenica a Marina di Bibbona. La tregua è durata pochissimo. Il tempo di verificare che il proprio nome non era sulla lista dei sottosegretari. Alle legittime aspirazioni si somma la delusione per la qualità della squadra, le rimostranze contro la gestione solitaria di Vito Crimi e la virata «democristiana» di Di Maio. Emanuele Dessì ha gettato la spugna: «Questa non è più casa mia. Esco con un'enorme tristezza nel cuore ma anche con tanta rabbia». Stefano Buffagni non ha gradito l’esclusione e la «gestione disastrosa»: «Ma non c’era proprio gente migliore di alcuni di questi qua? Cambiamo chi ha sbagliato». Allusione a Crimi, con il quale il conto è aperto da quando il reggente, allora nel collegio di garanzia che stilava le liste, inserì Buffagni dopo la compagna Paola Carinelli.

Fare la lista dei mal di pancia è lungo. Giorgio Trizzino vorrebbe una «rifondazione» del Movimento: «Se avverrà su basi nuove, e con Conte, molti verranno al capezzale del malato. Altrimenti non si può continuare con questi metodi e con l’approccio devastante della comunicazione». Trizzino, che è medico, non ha apprezzato la riconferma del collega Pierpaolo Sileri. Quanto alle parole di Di Maio spiega: «Io sono cresciuto alla scuola di Piersanti Mattarella, come posso non essere un moderato? Ma lui aveva idee rivoluzionarie. Il Sud e il Movimento devono ricominciare dalla lezione di Mattarella».

La svolta «moderata e liberale» non è piaciuta a molti. Non è solo Dessì («sono rivoluzionario e socialista) a dire che «quelle sono le parole di Forza Italia». Ma anche Max Bugani: «Siamo diventati una costola di Berlusconi?». E un’anima storica del Movimento come Roberta Lombardi: «Non mi sento liberale. La nostra collocazione nasce da provvedimenti come il decreto dignità, il reddito di cittadinanza, la lotta alla corruzione. In questi anni abbiamo visti troppi piccoli interessi privati guidare le politiche del Paese anziché un grande interesse pubblico». Con Di Maio si schierano Manlio Di Stefano, Sergio Battelli e Francesco D’Uva, contro Andrea Cioffi.

Molto nervosismo deriva dalle scelte sul governo. Vincenzo Spadafora nega la volontà di lasciare, ma aggiunge: «Lo Sport non è stato delegato a nessuno, tra tre giorni scade la Riforma e dei ristori neppure l’ombra. E nessuno dei grandi competenti di sport che dica una parola».

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