Anglotedesco

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venerdì 26 febbraio 2021

Parte il pressing per chiudere le scuole:«Le varianti stanno infettando i bambini»



di Flavia Amabile 

Pragmatici. Bisogna essere pragmatici, sostiene Gianni Rezza, direttore generale della prevenzione del ministero della Salute mentre le scuole lentamente si vanno richiudendo. Una richiesta formale è arrivata dalle regioni che vogliono frenare la corsa delle varianti del Covid. Il ministro dell'Istruzione Patrizio Bianchi e la ministra degli Affari Regionali Mariastella Gelmini hanno chiesto una valutazione agli esperti del Comitato tecnico-scientifico e, a differenza di quanto è accaduto fino a un mese fa, stavolta anche nel Cts sembra prevalere la convinzione che le scuole sono veicoli di contagio e che, quindi, occorre cautela. È l'effetto della diffusione delle varianti che colpiscono i giovani, in particolare la fascia dai 6 ai 13 anni. In queste ore le valutazioni del comitato tecnico scientifico dovrebbero arrivare con un aggiornamento del quadro epidemiologico negli istituti. A prendere atto del rischio di «possibili chiusure» è lo stesso direttore della Prevenzione del ministero della Salute, Gianni Rezza, per il quale considerare tali eventualità «è sempre doloroso. Ma laddove ci sono dei focolai o presenza di varianti è chiaro che tale decisione è assolutamente da considerare. Il tasso di incidenza sta crescendo in età scolastica» e «ciò potrebbe essere conseguenza delle varianti che infettano di più i bambini ma senza forme gravi. Quest'ultimo è un elemento di cui tenere conto». Il ministro dell'Istruzione Patrizio Bianchi non commenta l'evoluzione dei contagi nelle scuole, durante l'incontro con i sindacati di te giorni fa però era apparso preoccupato per il nuovo scenario creato dalle varianti nelle scuole racconta Madalena Gissi, segretaria gneerale della Cisl scula. L'obiettivo comune è fare chiarezza sui dati della diffusione delle nuove mutazioni del virus tra i ragazzi nelle aule: una richiesta che era arrivata nelle ultime ore dalle Regioni e che è stata portata all'attenzione dell'Esecutivo dai ministri delle Autonomie e dell'Istruzione, Mariastella Gelmini e Patrizio Bianchi. Nel frattempo c'è chi già annuncia lo stop alle lezioni in presenza in tutti gli istituti, come il governatore campano Vincenzo De Luca, dopo che a Napoli si sono registrati diversi casi di variante inglese. Un provvedimento che resterebbe in vigore fin quando tutti coloro che lavorano in ambito scolastico della regione, quindi non soltanto i prof, non saranno immunizzati. «Prima dobbiamo completare la vaccinazione del personale e poi parleremo di riapertura», spiega De Luca, annunciando «la possibilità di completare le somministrazioni agli operatori scolastici per marzo». Novità anche nelle Marche, che dispongono la didattica a distanza per gli studenti delle scuole secondarie. Il presidente della Regione, Francesco Acquaroli, ha firmato un'ordinanza che prevede fino al 5 marzo (giorno di scadenza dell'attuale Dpcm), la dad al 100% in tutte le scuole superiori. Nelle sole province di Ancona e Macerata la stessa modalità in Dad al 100% riguarderà anche le seconde e terze classi delle scuole medie. L'obiettivo è ridurre la pressione sul sistema sanitario regionale, alla luce di un incremento di contagi Covid nelle fasce di età giovanili, a partire dalla provincia di Ancona, ma anche negli altri territori. Le chiusure saranno anche legate ai "colori" delle regioni: con l'entrata in zona rossa di Basilicata e Molise anche queste ultime restano entrano nella modalità della didattica a distanza. Restano chiusi anche gli istituti della Puglia, dove il Tar Puglia ha rigettato il ricorso di un gruppo di genitori baresi contro l'ultima ordinanza del governatore Michele Emiliano che dispone, fino al 14 marzo, per ogni ordine e grado, la didattica integrata digitale (Did) al 100%, riservando la presenza per l'uso di laboratori, o per mantenere una relazione educativa che realizzi l'inclusione degli alunni con disabilità e bisogni educativi speciali. In Sardegna - che è in odore di zona bianca - resta al momento la riduzione al 50%, ma solo alle superiori, sulla presenza dei ragazzi, così come già previsto per tutte i territori in area gialla. In un'altra decina di regioni - così come previsto per la fascia arancione - la didattica è in presenza tra il 50 e il 75% per le superiori, per i più piccoli fino alle medie lezioni in presenza. 

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