Anglotedesco

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domenica 28 febbraio 2021

Patuanelli: “I 5S forza di governo l’ex premier è il leader naturale”




 da LA REPUBBLICA del 28 febbraio 2021Intervista di Annalisa Cuzzocrea

«Giuseppe Conte è il leader naturale del Movimento». Stefano Patuanelli lo dice senza tradire dubbi. Nel nuovo ufficio dai soffitti affrescati, in via XX settembre, il ministro delle Politiche agricole traccia il percorso che – secondo lui – dovrebbero compiere i 5 stelle: una rifondazione guidata dall’ex premier, «l’unico in grado di unirci».

La leadership di Conte è ineluttabile?

«Lo dico non solo per quello che ha fatto in questi tre anni da presidente del Consiglio, ma seguendo un ragionamento che mette al centro il percorso del Movimento in questa legislatura. I 5 stelle sono passati da forza di opposizione a forza centrale su cui costruire tre governi. Questo passaggio non ha un ritorno. Conte ha il profilo giusto per una rifondazione, non per una manutenzione straordinaria».

Cosa intende per rifondazione?

«Il Movimento è nato ufficialmente nel 2009, ma in realtà il progetto dei 5 stelle esisteva – grazie ai meet up - dal 2005. Sono passati 15 anni e abbiamo sempre guardato al futuro. Quindi, quello che c’era va rinnovato. Serve una fase costituente».

Lo dite da un anno e mezzo, avete anche fatto gli Stati generali.

«Un anno e mezzo di pandemia, che ha inciso sulla quotidianità di ciascuno di noi. Abbiamo dovuto pensare all’emergenza».

Serve un capo politico o resiste l’idea dell’organo collegiale?

«Mi sembrano elementi di dettaglio ininfuenti. Quel che conta è che Giuseppe sia centrale».

Se dicesse no?

«Saremo convincenti».

In un’intervista a Repubblica Luigi Di Maio ha parlato del Movimento come forza moderata e liberale, lei aveva invece puntato sul campo riformista. Queste due cose possono stare insieme?

«Non bisogna affezionarsi alle etichette. Io credo che temi come reddito di cittadinanza, salario minimo garantito, blocco dei licenziamenti in pandemia, transizione ecologica, ruolo dello Stato nell’indirizzo delle politiche industriali, siano quelli che contano.La scelta di campo è una conseguenza».

Conferma quindi che il campo per lei è il centrosinistra? Che indietro, con la destra, non si torna?

«Faccio un ragionamento più ampio: perché è caduto il Conte due? Perché Renzi aveva due obiettivi: il primo era non consentire a Conte di occupare uno spazio politico che vuole occupare lui alle prossime elezioni, il secondo rompere l’asse tra M5S, Pd e Leu. Non dobbiamo consentire che questo secondo obiettivo venga raggiunto. È evidente che l’intesa deve rafforzarsi a ogni livello, locale, parlamentare, europeo».

L’intergruppo al Senato ha creato soprattutto malumori.

«Io penso invece che l’intergruppo sia un buon primo passo, ma che ne servano altri».

L’alleanza alle amministrative?

«Certo, le amministrative, ma in generale portare avanti temi comuni. L’obiettivo è migliorare la qualità della vita dei cittadini ed è una cosa che possiamo fare solo se riusciamo a realizzare quel che diciamo».

Parlate tanto di tavoli per le città, ma siete già divisi su Roma.

«Non abbiamo intenzione di rinunciare a Virginia Raggi come candidata, ma questo non significa mettere in discussione il quadro complessivo che ci vede lavorare insieme con Pd e Leu».

Tenterete l’ingresso nel gruppo dei socialdemocratici in Europa?

«Da troppo tempo non abbiamo una casa europea. Se guardo ai temi, credo consentano un avvicinamento a S&D».

Il Movimento è stato umiliato politicamente dalla nascita del governo Draghi?

«Esprimiamo 5 ministri, tutti importanti».

Lei, Di Maio agli Esteri, Fabiana Dadone alle politiche giovanili, Federico D’Incà ai Rapporti con il Parlamento, e poi?

«È stato Grillo a indicare Roberto Cingolani al ministero per la Transizione ecologica. Il fatto che non sia un politico non significa che non sia legato alle idee del Movimento. Farà molto bene».

Eppure la nascita del governo ha generato un terremoto tra voi.

«Ci sono state le stesse tensioni di quando abbiamo iniziato il governo con la Lega e poi con il Pd. Non vedo nulla di diverso».

Cinquanta persone non hanno votato la fiducia e molte sono state espulse. È molto diverso.

«Vale il ragionamento da cui sono partito. Il Movimento ha fatto la scelta chiara di essere una forza di governo, ha risposto all’appello di Mattarella, ha garantito di poter affrontare la pandemia nel modo migliore possibile».

Un pezzo consistente ha deciso, è la prima volta, di non seguire Grillo.

«A staccarsi è la parte che crede che dobbiamo essere forza di opposizione e non di governo».

Dicono che vi siete accomodati sulle poltrone. È così?

«Non vedo nulla di comodo nel governare il Paese durante una pandemia con forze politiche eterogenee che abbiamo combattuto. È esclusivamente una questione di responsabilità».

Come mai Grillo è tanto convinto che sia la strada giusta?

«Perché come al solito mentre gli altri guardano il dito lui guarda la luna, e anche quel che sta dietro. L’unico elemento politico nel processo di formazione del governo lo ha messo in campo lui con la creazione del ministero per la Transizione».

Non le suona strano un M5S senza Di Battista?

«Certo, è un amico che continuo a sentire, un pezzo di famiglia che si stacca, non un elemento residuale».

Tornerà?

«Solo lui può deciderlo. Ma non tutti quelli che hanno lasciato sono Alessandro Di Battista».

Tutti però credono in Conte, chi resta e chi va.

«È l’unico in grado di unire le diverse anime del Movimento».

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