Anglotedesco

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mercoledì 24 febbraio 2021

Sciolto il rebus dei sottosegretari.Draghi sceglie Gabrielli ai Servizi



di Federico Capurso 

Il calvario di Mario Draghi per avere i suoi 39 sottosegretari è finito. Dopo una settimana a osservare le liti interne ai partiti della sua maggioranza e ad arbitrare le contese tra quelle stesse forze politiche, culminate in un Consiglio dei ministri prima slittato e poi sospeso, il premier ha potuto firmare la lista che dà il via definitivo al governo. Il numero delle poltrone cala ancora, dopo i 43 sottosegretari del Conte I e i 41 del Conte II. Già questo motivo di scontento, soprattutto per chi poi è stato tagliato fuori, ma l'algoritmo studiato da Draghi per tarare le esigenze dei partiti e tenere i numeri in equilibrio non poteva concedere di più. Nelle mani del M5s resta la fetta della torta più grande, con 11 poltrone, seguito dalla Lega a 9 e con Forza Italia e Pd a quota 6, solo 2 poltrone poi a Italia viva e 1 a testa per Leu, Centro democratico, +Europa e Noi con l'Italia. A questi nomi, si aggiunge quello di un tecnico indicato in "quota Draghi", il capo della polizia Franco Gabrielli che da sottosegretario alla presidenza del Consiglio prenderà la delega ai Servizi (con le felicitazioni spedite per direttissima da Matteo Renzi, che anche su questo tema aveva aperto la crisi). Il presidente del Consiglio ha potuto saggiare così, per la prima volta, la debole tempra di una maggioranza tanto larga ed eterogenea da rendere complesso ogni esercizio di mediazione. L'ennesima prova è arrivata nel corso del Consiglio dei ministri, quando intorno al nome del forzista Giorgio Mulè, ex direttore di Panorama indicato dagli azzurri per la delega all'Editoria, si sono alzati i veti di Pd e M5S, tali da rendere necessaria la sospensione della riunione. Ai veti si aggiunge un altro nodo da sciogliere, che riguarda il ministero della Difesa. Lorenzo Guerini si mostra perplesso dalla scelta di assegnargli un solo sottosegretario: «Così è impossibile gestire il lavoro parlamentare e un ministero così complesso. C'è una difficoltà tecnica oggettiva», avrebbe protestato. L'algoritmo Draghi si mostra però flessibile e la diplomazia del capo di gabinetto di Palazzo Chigi Roberto Garofoli fa il resto: Mulè viene spostato alla Difesa, raggiungendo la senatrice leghista Stefania Pucciarelli, e all'Editoria arriva il senatore di FI Giuseppe Moles. E ad ogni casella occupata, si alimenta il fuoco degli esclusi: speravano in una riconferma alla Difesa il grillino Angelo Tofalo e all'Editoria Andrea Martella, Pd. Ma si racconta che il più furibondo di tutti sia Stefano Buffagni, ex viceministro al Mise che mirava alla Transizione ecologica. Ci andrà un M5S, ma sarà la deputata Ilaria Fontana. Buffagni avrebbe pagato la sua provenienza geografica lombarda, rappresentata in abbondanza anche nel sottogoverno, e - dicono - i pessimi rapporti col capo politico Vito Crimi, che ha gestito la trattativa. Quello regionale è stato uno dei criteri di scelta e dei motivi di litigio. Andava recuperata una adeguata rappresentanza del Mezzogiorno, dopo l'infornata di "nordisti" nella squadra di governo. E, insieme, si doveva assicurare un'adeguata presenza di donne, soprattutto da parte del Pd e dei 5s. Le due questioni, per molti versi, sono andate di pari passo. Il Pd ha indicato 5 donne su 5 (con Amendola indicato da Draghi), il Movimento 7 su 11. La senatrice Dem Assuntela Messina, di Barletta, è approdata all'Innovazione tecnologica e transizione digitale, e torna da viceministra alle Infrastrutture la pugliese Teresa Bellanova, di Italia Viva. Per i 5s ci sono 4 volti nuovi: la siciliana Barbara Floridia all'Istruzione, la calabrese Dalila Nesci al Sud, la barese Anna Macina alla Giustizia e Rossella Accoto, deputata brindisina che andrà al Lavoro. I Cinque stelle ottengono anche due viceministre, con Laura Castelli unica viceministra al ministero dell'Economia, un ruolo chiave nonostante i trascorsi non proprio sereni con l'ex capo della Ragioneria e attuale ministro, Daniele Franco. Esulta la Lega, che porta a casa un viceministro (Alessandro Morelli alle Infrastrutture) e, soprattutto, due incarichi in più del Pd, come sperava Matteo Salvini. Torna al Viminale, nonostante le rimostranze dei Dem, uno degli estensori dei decreti Sicurezza, Nicola Molteni. Lucia Borgonzoni ai Beni culturali e Gian Marco Centinaio, dopo qualche attrito in Cdm, resterà alle Politiche Agricole. Silvio Berlusconi riesce a spuntare il nome di Gilberto Pichetto Fratin come viceministro al Mise e quello di Francesco Paolo Sisto sottosegretario alla Giustizia. Renzi riesce invece a riportare in lista tutti i membri del Conte II, con Ivan Scalfarotto agli Interni: «Chi si è dimesso con un atto di coraggio ritorna al governo», festeggia il leader di Iv. Leu riconferma Cecilia Guerra al Mef e c'è posto anche per i responsabili, con Bruno Tabacci sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alla politica economica, mentre in quota +Europa torna agli Esteri Benedetto Della Vedova . 


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