Anglotedesco

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giovedì 25 febbraio 2021

Sottosegretari, musi lunghi tra gli esclusi

 


di Federico Capurso 

L'aspirazione, l'invidia, la rabbia, sono tutti sentimenti dai quali il manuale Cencelli non mette al riparo. Mario Draghi l'ha usato per scegliere tra le decine di pretendenti a una poltrona da sottosegretario e la fila allo sportello Contestazioni si è formata pochi minuti dopo le nomine, crescendo ora dopo ora. E più sono le forze di maggioranza, più sono i delusi. C'è chi non è stato riconfermato dopo l'esperienza nel governo Conte II e chi sperava di fare il suo ingresso trionfale a questo giro, chi mette sulla bilancia le scelte compiute dagli altri partiti e chi deve fare i conti con i reclami in arrivo da quei territori poco rappresentati. Tanto che persino di giovedì pomeriggio, quando solitamente il trasversale "partito del trolley" svuota il Parlamento, nei corridoi di Camera e Senato si vedono ancora capannelli di parlamentari intenti a discutere di «merito» e «governo dei migliori», seppur con un tono sarcastico nella voce.Le truppe riversano il loro malessere sui vertici del proprio partito. Nel M5S l'aria che si respira è tanto pesante da portare a legare ben presto i nomi dei mancati sottosegretari grillini alle voci di un loro imminente addio (da tutti poi smentito, seppur con diverse sfumature di convinzione). In testa agli insoddisfatti c'è Stefano Buffagni, ex viceministro allo Sviluppo scartato per colpa della sua provenienza geografica, con una Lombardia troppo rappresentata, ma anche per i rapporti non idilliaci tra lui e il reggente Vito Crimi, che ha trattato i nomi grillini. Sui social, infatti, Buffagni attacca la «gestione disastrosa di questi mesi del Movimento» e lancia un'ulteriore sferzata: «La meritocrazia va applicata, non annunciata. Se questo doveva essere il governo dei migliori, possiamo dire che qualche scelta è stata fatta male?». Ma il Movimento «è la mia casa», aggiunge. Dunque, non uscirà. E resterà anche l'ex ministro allo Sport Vincenzo Spadafora, che aspetta l'ultima casella lasciata libera da Draghi, quella con la delega allo Sport, ma non è stato felice di sapere che Crimi gli aveva preferito, nella lista consegnata, il deputato e acerrimo "nemico" Simone Valente. Anche il deputato Giorgio Trizzino pare sperasse in una promozione alla Sanità: «Vivo un disagio rispetto alla fase del M5S e alla nomina dell'attuale squadra dei sottosegretari - dice -. Mi riservo di valutarne l'evoluzione».Sperava in una riconferma alla Sanità anche la sottosegretaria uscente dei Dem, Sandra Zampa, «dispiaciuta perché non è stato compreso il valore della sanità e perché il mio partito ha rinunciato alla delega», dice. Intorno alla mancata conferma della bolognese Zampa, però, si apre per il Pd un problema più ampio legato alla rappresentanza dei territori all'interno del governo. Si lamenta infatti il Pd del capoluogo emiliano romagnolo: «C'è molto dispiacere per la mancata conferma di Francesca Puglisi e Sandra Zampa», dice il deputato dem Luca Rizzo Nervo. L'unica bolognese al governo, d'altronde, è la leghista Lucia Borgonzoni finita alla Cultura, che dichiarava di non aver mai letto un libro negli ultimi tre anni. L'attaccano le Sardine, ma i giudizi che circolano tra i pretendenti Dem e 5S a quella poltrona sono ben peggiori. Protestano anche il Pd toscano e quello romano, rimasti senza esponenti al governo.Stesso spartito in Forza Italia, dove i siciliani non si aspettavano di restare esclusi da tutto. A farsi portavoce dell'amarezza degli isolani azzurri è la vicepresidente dei senatori Gabriella Giammanco: «È molto grave. Se il partito riesce a mantenere percentuali di consenso dignitose è grazie alle regioni del Sud». Nella Lega invece c'è un certo imbarazzo per il deputato Rossano, che al primo giorno da sottosegretario all'Istruzione scambia Topolino per Dante Alighieri. 

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