Anglotedesco

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giovedì 25 febbraio 2021

Una corsa taglia-burocrazia per produrre vaccini in Italia

 



di Amedeo La Mattina e Francesco Rigatelli

Il vaccino made in Italy avrà una corsia preferenziale taglia-burocrazia e le risorse pubbliche che serviranno. Intanto occorre precisare che si tratta di vaccini autorizzati e il cui brevetto appartiene ai Big Pharma. E comunque non saranno disponibili nei prossimi mesi, non andranno quindi a compensare il taglio delle forniture da parte di AstraZeneca. Bene che vada se ne parlerà per la fine dell'anno, ma intanto è stata fatto il primo importante passo con l'incontro al Mise tra il ministro Giancarlo Giorgetti, il presidente di Farmindustria Massimo Scaccabarozzi, il commissario all'emergenza Domenico Arcuri e il presidente dell'Aifa GiorgioPalù. Un passo concreto che come obiettivo primario di costruire un polo pubblico-privato per la produzione dei vaccini.Mercoledì prossimo gli industriali farmaceutici sono attesi di nuovo al ministero per lo Sviluppo economico per passare alla fase operativa. Verrà completata la ricognizione tra i 200 iscritti a Farmindustria e si vedrà chi ha delle linee da destinare a introdurre il vaccino nelle fiale e chi è pronto a comprare bioreattori per una produzione più completa.La promessadel ministroGiorgetti ha promesso «la massima disponibilità del governo sia in termini di strumenti normativi che di mezzi finanziari». Naturalmente, ha precisato il ministro leghista, questo processo di riconversione non è una cosa semplice. «Abbiamo chiesto a tutti il massimo impegno e la massima serietà e determinazione per cercare di risolvere il problema», ha tenuto a precisare Giorgetti.La partecipazione dello Stato italiano nel polo pubblico-privato si concretizzerà in investimenti diretti e nella defiscalizzazione degli investimenti dei privati. Ma questa è la seconda fase per la produzione nel medio-lungo termine. La prima fase, quella più veloce, servirà a mettere il vaccino nelle fiale di Pfizer, Moderna, AstraZeneca e Johnson&Johnson. Sono questi i vaccini su cui si punta per una produzione completa, senza dimenticare altri in arrivo tra cui l'italiano Reithera in estate. In Italia anche Catalent vicino Roma produce già per AstraZeneca e Janssen, senza contare l'Irbm di Pomezia che sta mettendo su una produzione da 10 milioni di dosi sempre di AstraZeneca a partire da maggio.Le case farmaceutiche hanno esposto al governo i pro e contro della sfida. «Si tratta di una missione delicata. Se anche trovassimo i bioreattori necessari ci vorrebbero 4-6 mesi dal momento della loro attivazione per ottenere i vaccini», è il ragionamento di Scaccabarozzi, ricordando che si tratta di prodotti biologici. Il problema per gli industriali è che ora tutti li vogliono, ma tra sei mesi? Servono garanzie e Giorgetti sembra che le abbia fornite sia in termini di sburocratizzazione dei processi sia fiscali per gli investimenti. «Una pianificazione nazionale sarebbe sicuramente utile anche per il futuro, in vista di una possibile rivaccinazione o di altre epidemie», ricorda Scaccabarozzi. Insomma, si sono gettate le basi di una collaborazione tra il pubblico e il privato per realizzare quello che in maniera enfatica e politica Matteo Salvini aveva definito il «sovranismo vaccinale». «L'Europa ci aveva promesso vaccini che non arrivano, quindi vediamo di fare da soli», ha detto ieri mattina il capo leghista presentandosi ai giornalisti con la squadra dei suoi viceministri e sottosegretari.Ma al di là dei termini che si usano per definire questo importante lavoro di autonomia nazionale, rimane il fatto che l'industria farmaceutica è pronta alla riconversione dei propri stabilimenti. Tenuto conto, come ripete il presidente dell'Aifa Palù, che l'Italia produce da tempo vaccini per conto terzi e ha una grande potenzialità di impianti.

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