Anglotedesco

Anglotedesco

giovedì 25 febbraio 2021

Vaccini, l'Ue apre a ipotesi passaporto: «Servono tre mesi»


di  Marco Bresolin

I leader europei vogliono far sentire il loro fiato sul collo delle case farmaceutiche che non stanno rispettando le consegne dei vaccini. Ma le armi a disposizione dell'Ue sono spuntate. Perché da un lato minaccia di bloccare l'export delle fiale destinate ai Paesi extra-europei - come chiesto anche dal presidente del consiglio Mario Draghi - dall'altro però ammette che l'industria farmaceutica è troppo dipendente dall'import di materie prime. E quindi - come ha spiegato Charles Michel - «bisogna evitare di mettere in pericolo la catena di approvvigionamento». Bloccare l'export, insomma, mette a rischio l'import. Grande cautela anche sulla possibilità di imporre la cessione dei brevetti: prevale la linea della "volontarietà". Si apre invece qualche spiraglio sul certificato vaccinale, chiesto dai Paesi del Sud a vocazione turistica: la strada per trasformarlo in un passaporto per viaggiare liberamente è ancora lunga, ma ieri un piccolo passo in avanti c'è stato. Il formato del summit non ha certo permesso ai 27 di negoziare sui punti in discussione. La videoconferenza si è conclusa - come atteso - con un documento piuttosto interlocutorio che prende atto dei problemi e invita ad «accelerare l'autorizzazione, la produzione e la distribuzione dei vaccini, oltre che le vaccinazioni». I leader hanno ribadito che «le aziende devono garantire la prevedibilità della loro produzione dei vaccini e rispettare i termini di consegna contrattuali». Cosa che al momento AstraZeneca non sta facendo. Proprio ieri l'ad della società anglo-svedese, Pascal Soriot, è intervenuto in audizione all'Europarlamento. Ha promesso che entro fine marzo saranno consegnate 40 milioni di dosi (che negli accordi iniziali erano 120 milioni, poi ridotti a 80 milioni) e ha assicurato che l'azienda «farà il possibile» per rispettare le consegne nel secondo trimestre (anche se al momento è in grado di garantire soltanto 90 milioni di dosi rispetto ai 180 milioni pattuiti). Per tamponare i buchi, AstraZeneca potrebbe distribuire sul mercato europeo i vaccini prodotti nei suoi stabilimenti in India e negli Stati Uniti. Ma per farlo serve una speciale autorizzazione dell'Ema, che dovrebbe prima andare a ispezionare gli impianti per certificarne la conformità con gli standard europei. Soriot ha smentito l'esistenza di un mercato parallelo dei vaccini («Noi vendiamo soltanto ai governi») avvalorando l'ipotesi che i presunti mediatori che contattano governi e regioni siano in realtà dei truffatori. Incalzato dagli eurodeputati, Pascal Soriot ha parlato anche della cessione obbligatoria dei brevetti. Che a suo avviso è «inutile senza il know-how». E ha fatto spallucce di fronte all'ipotesi di un bando dell'export, visto che «gran parte della nostra produzione nell'Ue è destinata al mercato Ue». In effetti anche Ursula von der Leyen ha sottolineato che «il 95% dell'export riguarda vaccini di Pfizer/BioNtech e il resto principalmente quelli di Moderna, due aziende che stanno rispettando i contratti». Il blocco si rivelerebbe quindi inefficace e, a detta di Pfizer, «molto dannoso» per via delle ripercussioni sulla catena di approvvigionamento. Si consolida invece il consenso attorno alla proposta di creare un certificato vaccinale elettronico: anche Angela Merkel è parsa aperturista, pur precisando che ci vorranno almeno tre mesi. Ma per far sì che questo documento diventi un vero e proprio passaporto per viaggiare senza restrizioni serviranno altri negoziati.

Nessun commento:

Posta un commento