Anglotedesco

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venerdì 26 febbraio 2021

Vincerà il Matteo Salvini di lotta o quello di governo? (di Bruno Manfellotto)

 



Ci risiamo. È tornato il Salvini di lotta e di governo. Come due anni fa. Poco di governo, per ora, se non fosse per la svolta clamorosa che lo portato ad allearsi con (ex) avversari e traditori, e per la presenza pragmatica e rassicurante di Giancarlo Giorgetti; e molto di lotta, perfino di opposizione, quasi non volesse lasciarne il monopolio all'alleata/competitor Giorgia Meloni.Per dire: non parla più (per ora) di pensioni e di immigrati, e nemmeno di case alla mercè dei ladri e di quartieri sotto assedio, che pure erano i temi forti del tormentone leghista. Non servono più. Ora c'è il dramma della pandemia, e dunque è qui che Salvini spara tutte le sue cartucce, o quasi, incurante del fatto che Mattarella abbia voluto un governo di larga maggioranza proprio per combatterla, la pandemia, non per litigarsi. E dunque, nell'ordine, eccolo schierarsi contro i lockdown; dalla parte dei ristoratori che vogliono aprire la sera e dei gestori che vogliono far funzionare gli impianti di sci; contro l'Europa per i vaccini, e contro Arcuri e Speranza fino a chiederne la testa, non con il tono di chi è al governo per rimediare, ma di chi è all'opposizione per scassare. Senza contare poi la voglia di scegliere il capo della polizia o di cercare acquirenti per la disastrata Alitalia (ma questa non è partita del ministro Giorgetti?).Eppure ci eravamo piacevolmente sorpresi che Salvini avesse dimenticato - assieme alla felpa d'ordinanza e alla mascherina pro Trump - l'Europa dei tecnocrati e dei banchieri (come Draghi...), o i minibot immaginati, solo un anno e mezzo fa, da Borghi&Bagnai, allora dioscuri della politica economica leghista, come il cavallo di Troia per uscire dall'euro. Lo abbiamo visto invece europeista, incravattato e rassicurato dagli incontri con il premier, anche quando questi lo richiamava all'ordine proprio per gli eccessi critici. Del resto la ricetta di una Lega di lotta e di governo non è un'invenzione sua. Già Bossi la utilizzava alla grande: alleato di Berlusconi, poi no, poi sì; alle sorgenti del Po in nome della secessione, e pure al governo; pronto a minacciare ("potremmo tirare fuori i fucili"), ma al contempo ministro ed europarlamentare. Salvini, piuttosto, ha portato la pratica ai massimi livelli scegliendo cinicamente l'alleanza gialloverde con Di Maio per conquistare il ministero degli Interni da dove martellare ogni giorno su migranti e sicurezza. In una perenne campagna elettorale che alle europee di due anni fa gli ha regalato oltre il 30% dei consensi. L'opposizione al Conte due lo aveva relegato sotto un cono d'ombra: per lui meglio la visibilità, con Draghi e contro.Già, ma chi vincerà tra i due Salvini? Le premesse fanno pendere la bilancia dalla parte del Matteo di lotta: salutando la nomina di un sottosegretario leghista agli Interni lo ha invitato a tirare fuori i vecchi dossier sul taser e la pistola elettrica...; solo che Draghi non è Conte, e l'Italia del virus non è più quella del Papeete, e non è detto dunque che la ricetta funzioni ancora. A volte lo stesso piatto, riproposto e riproposto, stufa. 

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