Anglotedesco

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sabato 27 febbraio 2021

Zingaretti blinda Orlando vice .E nel Lazio apre al M5S in giunta


da IL CORRIERE DELLA SERA del 27 febbraio 2021.Maria Teresa Meli

Nicola Zingaretti non ha alcuna intenzione di cedere alle pressioni di chi, nel suo partito, chiede le dimissioni di Andrea Orlando. «Io credo — spiega il leader dem ai suoi — che con un governo con queste caratteristiche avere un vicesegretario che è anche ministro non solo non sia un problema, ma possa anche aiutare il Pd. Dopo il congresso i vice erano due, un uomo e una donna, e ora è possibile ripristinare questa dualità. È vero che la presidenza del Pd è composta da tre donne, ma continuare a investire su altre donne ai vertici non può che far bene al partito».

Il segretario ha anche deciso di rimettere mano alla segreteria. Nessun cambiamento sconvolgente ai vertici del partito, ma un’innovazione significativa sì: il primo cittadino di Pesaro, Matteo Ricci, zingarettiano, coordinerà i sindaci dem. Un duplice segnale, questo. Da una parte, un’apertura nei confronti dei sindaci del Pd che chiedono di contare di più, dall’altra il tentativo di evitare che gli amministratori locali del Partito democratico vadano in ordine sparso come è avvenuto in questi giorni.

Ma l’attenzione di Zingaretti è volta anche su un altro fronte. Il presidente della Regione Lazio sta cercando di allargare la sua giunta ai 5 Stelle. Sono in corso da giorni trattative serrate con la grillina Roberta Lombardi. Il M5S chiede due assessorati e il segretario del Pd sarebbe disposto a darglieli, ma va ancora definita la quadra sul programma. Insomma, il Lazio diventerebbe la prima grande giunta giallorossa d’Italia. Un esperimento che, nelle intenzioni del segretario, dovrebbe servire anche a cementare l’alleanza nazionale con i grillini. Ma l’accordo in Regione non sarà l’anticamera di un’intesa che porterà i dem a votare Virginia Raggi al Comune di Roma. Su questo gli zingarettiani sono stati tassativi e, del resto, Lombardi è una delle più acerrime nemiche dell’attuale sindaca di Roma.

Per tornare ai problemi del Pd, anzi, per dirla alla Delrio, alle «normali fibrillazioni» del Partito democratico, ci sono da registrare ancora gli strascichi della vicenda dei sottosegretari. Ieri Alessia Morani ha tenuto a precisare di non essere stata riconfermata per decisione di Zingaretti e ha fatto sapere di non aver ricevuto dal Pd nemmeno una telefonata. Morani è una degli esponenti di Base riformista, il correntone di minoranza guidato dal ministro della Difesa Lorenzo Guerini e da Luca Lotti, che si riunirà la prossima settimana per decidere la linea da adottare nell’Assemblea nazionale.

L’intenzione di Base riformista, comunque, è quella di evitare di trasformare il congresso in un referendum su Zingaretti. È di questo avviso anche il sindaco di Firenze Dario Nardella, che ieri è tornato con nettezza sui rapporti con i 5 Stelle: «Non dobbiamo rassegnarci a dover costruire per forza delle alleanze perché temiamo di perdere». Nardella è stato liquidatorio anche nei confronti di Giuseppe Conte: «Lui il federatore del centrosinistra? È un progetto del passato», ha chiarito intervenendo su La7.

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