Anglotedesco

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mercoledì 31 marzo 2021

Alexey Navalny ha annunciato uno sciopero della fame

 



Alexey Navalny ha annunciato uno sciopero della fame: lo riferisce la tv Dozhd, citando il canale Instagram del dissidente russo. «Ho dichiarato questo sciopero della fame per far sì che sia rispettata la legge e che io possa essere visitato da un medico. E così me ne sto sdraiato e affamato, ma per ora con due gambe», si legge nel messaggio. Navalny, detenuto nella colonia penale Ik-2 di Pokrov, a est di Mosca, dopo essere stato condannato a due anni e mezzo per aver violato i termini della libertà condizionale, lamenta dolori alla schiena e alla gamba destra. «Non ho mai ricevuto cure mediche. Non mi danno le medicine. Non mi fanno visitare da un dottore», scrive ancora Navalny in una lettera aperta al direttore della colonia penale dove è detenuto. «È doloroso e difficile vedere tutto questo. Stanno lentamente uccidendo Navalny in carcere. Libertà!», ha scritto su Twitter Lubov Sobol, alleata del dissidente. «La Russia del 2021: per ricevere le cure mediche che ti spettano devi indire uno sciopero della fame», ha commentato invece la sua portavoce, Kira Yarmish.

L'escalation della cellula russa. Nato nel mirino, offensiva in Ue

 


di Jacopo Iacoboni 

Quella che ai vertici dell'intelligence italiana chiamano una «escalation» dell'attività aggressiva dello spionaggio russo in Italia si è intensificata nell'anno del governo Lega-M5S, e ha avuto un punto di svolta ulteriore nei controversi marzo e aprile del 2020, quelli della missione degli "aiuti russi in Italia" per il Covid. A cavallo di questi due snodi, l'Italia è diventata il teatro di una serie di operazioni di una «cellula» di intelligence russa nel Belpaese, della cui attività la vicenda degli arresti e delle due espulsioni di martedì sera è solo «la punta dell'iceberg». Un iceberg russo sul Tevere. Secondo Mark Galeotti, uno degli analisti considerati anche a Mosca equidistanti sulle operazioni della Russia in Occidente, i dubbi sono pochi: i due russi espulsi, entrambi militari, saranno, «presumibilmente, l'attachè (l'addetto militare, ndr.) e il capo stazione del GRU (i servizi segreti militari di Mosca, ndr.)». Così come è facile prevedere che ci sarà «un occhio per occhio a cui la Russia non potrà sottrarsi per non apparire debole: la presenza diplomatica dell'Italia a Mosca non è enorme, ma mi aspetto che si ridurrà», dice Galeotti. Tuttavia si sbaglierebbe a vedere l'arresto del capitano di fregata italiano Walter Biot, in servizio presso l'ufficio politico dello Stato maggiore, e di due russi accreditati presso l'ambasciata russa a Roma, come un capitolo solo italiano. Si tratta semmai di una serie di operazioni russe aggressive in diverse parti d'Europa, che hanno per oggetto segreti della Nato, e di diverse agenzie sovranazionali occidentali. A inizio dicembre un alto funzionario del ministero della Difesa bulgaro, usando uno smartphone Samsung nero, scattò una serie di fotografie di documenti militari classificati sul suo computer di lavoro, archiviandole su una chiavetta Usb. Le foto riguardavano segreti sui caccia F-16, sulla Nato, sulla Cia, sull'Ucraina e sulla guerra armeno-azera in Nagorno-Karabakh. Le modalità dello spionaggio bulgaro ricordano molto da vicino quelle dell'italiano Biot: anche qui una chiavetta, almeno 200 foto (forse cedute a pezzi) scattate davanti al computer col telefonino, un fare «quasi da sprovveduto, da uomo in difficoltà», ci dice un militare. Ma la vicenda bulgara (le espulsioni sono arrivate il 25 marzo) non è il solo precedente: a dicembre due funzionari russi sospettati di spionaggio furono espulsi dai Paesi Bassi. Le informazioni che cercavano riguardavano «intelligenza artificiali, semiconduttori e nanotecnologie», ha spiegato l'AIVD, il servizio segreto olandese. Ad Amsterdam peraltro ha sede l'Ema, l'agenzia europea che autorizza i vaccini. Hackerata proprio a inizio dicembre. Del resto è da almeno tre anni, quelli che ci separano dal trionfo di due partiti populisti e filorussi nel voto 2018, che l'Italia è diventata terra «di pascolo di spie russe», stando a un analista dell'intelligence. Osserva Galeotti: «L'Italia è stata generalmente uno degli stati più amichevoli o almeno tolleranti della Russia nell'Ue. La pazienza è esaurita?». Il 20 agosto del 2020, a Parigi, i servizi segreti francesi del Dgsi avevano arrestato un militare francese di alto grado, accusato di aver passato informazioni definite «ultra-sensibili» a Mosca: il francese era di stanza in una base Nato vicino a Napoli, dove avrebbe consegnato a un colonnello del GRU materiale classificato. Un anno prima, sempre a Napoli, era stato fermato a fine agosto Alexander Korshunov, direttore per lo sviluppo della russa United Engine Corporation (Odk). L'azienda per la quale lavorava produce motori per aerei civili e militari e turbine di potenza per i motori, e fa parte del colosso statale Rostec, il cui ceo è Sergey Viktorovich Chemezov, un amico di Putin fin dai tempi in cui vivevano nello stesso blocco a Dresda, e lavoravano per il Kgb. Putin reagì furioso. Disse: «Questa è davvero una brutta pratica. In questo caso abbiamo a che fare con tentativi di concorrenza disonesta». Korshunov, che aveva un curriculum di livello militare, alla fine fu estradato dall'allora Guardasigilli del governo Conte II, Alfonso Bonafede, ma non negli Usa: in Russia. Cosa che non fu sgradita al Cremlino. Oggi pare un'altra èra politica.Il ministro degli Esteri britannico Raab ha detto che Londra «è solidale con l'Italia e le sue azioni odierne, che smascherano e agiscono contro l'attività maligna e destabilizzante della Russia, progettata per minare il nostro alleato della Nato». Le due espulsioni dei russi arrivano in un momento delicatissimo anche per la rumorosa offensiva di influenza russa sul vaccino Sputnik, e in una fase militare complessa. Proprio lunedì, aerei da combattimento italiani sono stati coinvolti in un'operazione Nato per intercettare aerei russi sul Mar Baltico. 

KURT VOLKER:"L'Italia dovrebbe sostenere nuove sanzioni contro Mosca in Europa"

 



Intervista di Paolo Mastrolilli 

«La Russia cerca informazioni politiche sulla Nato perché vuole capire dove ci sono divergenze tra gli alleati, per sfruttarle allo scopo di dividerli e anticipare le loro mosse. Colpisce l'Italia perché la considera un anello debole della catena. Roma ha reagito bene, ma ora il governo dovrebbe chiarire a Mosca che questi atti ostili sono inaccettabili, diventando sostenitrice nella Ue di nuove sanzioni».Kurt Volker non parla per sentito dire: ex analista Cia, è stato ambasciatore americano alla Nato con Bush, e inviato speciale di Trump in Ucraina. «La dinamica è incredibile, vecchia roba da Guerra fredda. Sono sorpreso che in Italia ci sia gente pronta a collaborare con la Russia, che ormai è chiaramente un aggressore in Europa su tutti i fronti, Ucraina, Georgia, attacchi digitali, interferenze elettorali, Navalny, Skripal». 

Lo spionaggio dimostra una debolezza specifica dell'Italia? 

«Sì, se esistono persone che possono essere convinte o costrette a farlo. I russi però stanno aumentando queste operazioni in tutta Europa. Di recente ne hanno condotte in Bulgaria, Ucraina e altrove». 

Cosa cercano? 

«Non le informazioni militari. Vogliono sapere dove sono le differenze politiche interne alla Nato, e quindi quale paese sostiene una linea più morbida nei loro confronti. Serve a capire cosa Bruxelles è pronta a fare o non fare, in risposta alle aggressioni di Mosca, e dunque fino a che punto spingersi senza correre rischi». 

In Italia ci sono state interferenze elettorali, inchieste per corruzione politica, la missione militare per il Covid, e ora lo spionaggio. Siamo un obiettivo facile? 

«Vi vedono come un paese che vuole essere amico della Russia, con Francia, Grecia, Serbia, e quindi vi coltivano». 

Per i nostri interessi nell'energia? 

«Non solo, è in generale l'economia. Roma vuole business, perché genera ricavi, e Mosca lo offre. Perciò l'Italia evita posizioni ostili». 

I finanziamenti ai partiti, come l'inchiesta sulla Lega dopo l'audio di Savoini all'hotel Metropol, sono credibili? 

«Sì, la Russia cerca di comprare influenza nei paesi occidentali. Ci sono stati casi simili in Francia con Le Pen, Gran Bretagna con Ukip, Ucraina, Spagna, Montenegro». 

Come funziona? 

«Offrono soldi per coltivare relazioni con persone che non vogliono criticare la Russia o agire contro. E' sottile: non creano dipendenza da Mosca, ma spingono la gente a pensarci due volte, prima di intraprendere azioni che lei non vuole. Lo fanno nella comunicazione, la politica, e se i loro alleati vanno al governo diventano agenti di queste posizioni nella Ue». 

Cosa pensa di Biden che ha definito Putin un killer? 

«L'intervistatore ha fatto così la domanda, e lui non aveva scelta. Non poteva rispondere no, perché è vero che Putin, o quanto meno il suo governo, hanno ucciso persone. Poi però ha detto subito che dobbiamo lavorare con la Russia, e così ha creato una condizione che Mosca può sfruttare». 

Come? 

«Il Cremlino pensa che negli Usa ci sia un dibattito su quanto essere duri contro la Russia, e ha usato il presunto oltraggio per la parola killer allo scopo di aiutare la fazione più morbida». 

Cosa dovrebbe fare ora Biden? 

«Andare avanti, sanzionando le entità russe coinvolte in comportamenti inaccettabili. E parlare con gli alleati per mettere più pressione su Mosca, ad esempio fermando Nord Stream 2». 

Cosa vuole Putin? 

«Pieno controllo autoritario a casa, influenza decisiva sugli ex stati sovietici, divisione tra gli europei per indebolirli ed impedire che si oppongano, presenza al tavolo su ogni questione globale, come Siria, Libia, clima, Iran. Noi non dobbiamo accettarlo». 

Come dovrebbe reagire l'Italia? 

«La risposta è stata esattamente quella giusta. Mosca ha detto che l'episodio non dovrebbe influenzare le relazioni bilaterali, ma Roma deve chiarire che la ha già influenzate. Da sola non ha forte leva, ma unendosi al fronte Ue che vuole inasprire le sanzioni può spingere la Russia a cambiare comportamento». 

I segreti della Nato venduti a Mosca.Arrestato un ufficiale-spia a Roma

 


di Grazia Longo 

«Sono pieno di debiti e ho una figlia malata» si è giustificato poco dopo l'arresto, nel tardo pomeriggio di martedì, uno dei protagonisti della spy story tra Roma e Mosca. È un ufficiale della Marina Militare, Walter Biot, 55 anni, in servizio al Terzo reparto di Politica militare dello Stato Maggiore della Difesa, il comando di tutte le forze armate. Gli altri sono due ufficiali delle forze armate russe impiegati all'ambasciata della Federazione russa a Roma: Dmitry Ostrokov, sorpreso in flagranza mentre, in un parcheggio, consegnava all'italiano 5 mila euro in alcune scatole di cioccolatini, e il suo diretto superiore. Sono stati entrambi espulsi. Poiché godono dell'immunità diplomatica non si è potuto procedere al loro fermo. Mentre Biot rischia 15 anni di carcere perché accusato di aver venduto non solo i segreti militari del proprio Paese ma addirittura quelli della Nato. È stato beccato con le mani in pasta mentre forniva copie di documenti classificati Nato che passavano dallo Stato Maggiore della Difesa in cambio di denaro. L'attività di spionaggio è stata verificata negli ultimi 4 mesi, e c'è il sospetto che in tutto Biot possa aver intascato quasi 40 mila euro. In una pen drive aveva inserito 170 foto scattate al monitor del suo computer in ufficio. Foto che ritraggono documenti importanti di strategie militari in aree delicate come Iraq, Afghanistan ma anche Libia e Libano. Nel suo ufficio aveva cioè accesso a dossier scottanti su delicate missioni internazionali, ma non solo. Era in grado di accedere anche alle informazioni sulle strutture di comando e di controllo, ovvero come sono fatte e da chi sono dirette le linee d'azione. Il Segretario generale della Farnesina, Elisabetta Belloni, su istruzioni del ministro Luigi Di Maio, ha convocato ieri mattina al ministero l'ambasciatore della Federazione Russa presso la Repubblica italiana, Sergey Razov. L'ambasciatore ha espresso «il rammarico» in merito all'espulsione dei due compatrioti e «l'augurio che l'accaduto non si rifletta sui rapporti italo-russi». Di Maio stigmatizza: «Quanto avvenuto è inaccettabile e ci saranno conseguenze. Non è accettabile che si venga a pagare un nostro funzionario per avere informazioni Nato». Il capitano di fregata (grado corrispondente a quello di un tenente colonnello) era arrivato al Terzo reparto nel 2015, dopo aver lavorato, dal 2010 all'ufficio stampa del Gabinetto del ministro della Difesa. Un luogo dove operano 400 persone, da non confondersi con lo staff composto dai più stretti collaboratori del ministro. Prima del 2010 Walter Biot, che non aveva frequentato l'accademia ma era diventato ufficiale dopo un corso speciale per sottouffiali, aveva lavorato su cacciatorpedinieri e sulla portaerei Garibaldi. Il salto qualitativo arriva quando viene trasferito all'ufficio stampa dello Stato Maggiore della Difesa. Ma già qui, intorno alla fine del 2014, avviene un incidente di percorso perché uno stretto collaboratore dell'allora ministra della Difesa Roberta Pinotti è infastidito da alcune sue incongruenze e lo fa allontanare dall'ufficio. Walter Biot approda dunque nel delicato settore dove passano delicate pratiche di pianificazione militare. E chissà se qui qualche suo collega si è insospettito del suo irrituale gesto di fotografare lo schermo del computer fino ad avvertire i superiori. L'indagine, in effetti, è stata molto complessa. Coordinata dalla procura di Roma, diretta da Michele Prestipino, ha visto impegnati gli uomini dell'Aisi (i servizi segreti interni), lo Stato Maggiore della Difesa e i carabinieri del Ros. Biot, sposato a una psicologa che però al momento non lavora, ha 4 figli, di cui una con problemi di salute. Per questo l'ufficiale usufruiva dei permessi della legge 104. Oggi è previsto l'interrogatorio di convalida del fermo. E chissà se l'ufficiale, che recentemente ha sostenuto ingenti spese per la ristrutturazione della casa, spiegherà che cosa l'ha spinto a salire su un'autobus vicino al laghetto dell'Eur per raggiungere la spia russa. È accusato di rivelazione di segreti militari per spionaggio e procacciamento di notizie segrete a scopo di spionaggio. 

Chiuso Byoblu.Il silenzio del padrone, l'urlo dei ribelli (di Margherita Furlan)

 


da LA CASA DEL SOLE

Chiuso Byoblu (di Eugenio Miccoli-Me +)

 


dal suo canale Youtube

Assurdo!Hanno chiuso Byoblu (di Matteo Brandi)

 


dal suo canale Youtube:

"YouTube ha chiuso il canale ByoBlu, un canale da piu di mezzo milione di iscritti, un canale con 14 anni di lavoro alle spalle. È uno schifo intollerabile per chiunque abbia a cuore la democrazia"

Byoblu chiuso? E' dittatura (di Giuseppe Povia)

 


da suo canale Youtube:

"Google ha deciso di chiudere un canale con 525 mila iscritti, 200 milioni di visualizzazioni, 14 anni di lavoro. Poteva piacere o non piacere ma è stato un atto contro la libertà. Posso capire che leggere il termine "dittatura" possa far ridere qualcuno ma in realtà come diceva Hannah Arendt filosofa ebrea tedesca, la dittatura non la vedi chiaramente nel momento in cui sta nascendo. Questo è un nuovo regime digitale, informatico, ideologico e finanziario. Ricordiamoci che fascismo e nazismo nacquero perchè il potere andava sempre più in mano a gruppi di persone"

Esselunga, i ricavi salgono a 8,4 miliardi


da IL CORRIERE DELLA SERA del 31 del marzo 2021Daniele Polizzi

Esselunga archivia un anno positivo con ricavi in crescita del 2,9% a 8,4 miliardi e utili in aumento del 4,4% a 270 milioni, secondo il bilancio approvato il 26 marzo dal board presieduto da Marina Caprotti. È stato un anno reso difficile dalla pandemia durante il quale il gruppo della grande distribuzione si è dovuto confrontare con la gestione degli spazi per sicurezza dei flussi di clienti, ormai 5,5 milioni con la Fidaty Card.Ma nonostante le complessità, Esselunga ha continuato a investire. L’impegno nel 2020 è stato pari 389,4 milioni, dei quali 332,2 milioni in immobili, impianti e macchinari. Come dire che la società guidata dal ceo Sami Kahale ha continuato a gettare nuove basi per il futuro. Ha aperto sei negozi e quattro punti vendita di prossimità con l’insegna laESSE a Milano. Che, con le tre inaugurazioni a Milano, Roma e Varese, nei primi mesi del 2021 hanno portato la rete di vendita a 167 negozi Esselunga, sei laESSE, 40 profumerie EsserBella e 99 bar Atlantic. L’attenzione ora è rivolta ai progetti dei prossimi mesi che vedranno le aperture di negozi a Livorno, Mantova e Fino Mornasco (Como).

E ogni volta che taglia il nastro di un store, Esselunga crea occupazione: l’organico medio è salito di 789 unità a 24.694 dipendenti, un numero già superato con le inaugurazioni di quest’anno.Ovviamente i lockdown hanno pesato. Senza contare bar e profumerie, penalizzati dai periodi di chiusura, la crescita dei ricavi sarebbe infatti stata del 3,6%. Ma il recupero è stato celere, anche grazie all’ecommerce. Durante i lockdown leggeri, tra novembre e dicembre il fatturato è infatti cresciuto del 9,7%, con un recupero più veloce rispetto a quello del mercato.Anche la redditività è aumentata, e questo malgrado i prezzi allo scaffale abbiano riportato un’inflazione dell’1,1%, a fronte di una crescita dei prezzi ricevuti dai fornitori pari al 2,7%. Così il margine operativo lordo è salito dello 0,18% a 718,2 milioni e il risultato operativo ha registrato un più 1,35% a 396,6 milioni.L’impegno di Esselunga è stato anche sul fronte della sostenibilità con il varo del bilancio «Abbiamo a cuore il futuro», per disegnare la strategia al 2025, visto che seguire i fattori Esg (Enviromental, Social and Governance) rende le imprese più profittevoli e apprezzate da clienti e mercati finanziari. Cinque sono le linee guida del piano di sostenibilità: clienti, persone, ambiente, fornitori e comunità.Infine, il completamento del riassetto operativo. Con la fusione di Supermakets Italiani e di Superit Finco, Esselunga eredita inevitabilmente il debito contratto nell’acquisto del 30% della stessa Supermarkets Italiani. I dati pro forma mostrano debiti finanziari netti di 1,8 miliardi (1,4 miliardi rettificati).

Finto sequestro di Al Qaeda :«Così facciamo i soldi»


 


da IL CORRIERE DELLA SERA del 31 marzo 2021.Giovanni Bianconi

Era finto il sequestro di Alessandro Sandrini «rapito» nel 2016 da Al Qaeda in Turchia e liberato in Siria nel 2019. «Con la Farnesina facciamo i soldi». Presa la banda.

L’ex fidanzata di uno dei due ostaggi ora accusato del suo stesso rapimento, capì tutto subito. L’uomo — Alessandro Sandrini, all’epoca poco più che trentenne — gliel’aveva confessato al momento della partenza per la Turchia: «Durante il viaggio verso l’aeroporto Sandrini mi continuava a dire che dovevo stare tranquilla, perché al rientro avrebbe avuto molti soldi che sarebbero arrivati dalla Farnesina come riscatto del suo falso sequestro... Aggiungo che sentivo Zanini e Olsi dire a Sandrini di non preoccuparsi della sua dipendenza dagli stupefacenti, poiché sarebbe stato in una bella villa, da cui non sarebbe potuto uscire, ma in compenso avrebbe avuto tutto ciò di cui necessitava: donne, alcol e droga».

Ora Sandrini è indagato per simulazione di reato e truffa, mentre Alberto Zanini (54 anni, bresciano di Collio Val Trompia) e il 41enne albanese Olsi Mitraj sono finiti in prigione per sequestro di persona a scopo di terrorismo ed eversione, assieme all’altro albanese Fredi Frrokaj, 44 anni, residente nel bresciano, implicato in un altro rapimento «anomalo»: quello dell’imprenditore Sergio Zanotti, bresciano pure lui. Ma al di là delle trame ordite nei bar della provincia lombarda, dall’indagine della Procura di Roma sfociata negli arresti e nelle perquisizioni di ieri affiora in maniera abbastanza chiara un sospetto, svelato ora che non ci sono connazionali in mano ai carcerieri: al mercato dei rapimenti nelle «zone a rischio» del mondo, gli italiani sono merce pregiata, perché c’è la convinzione che il governo di Roma sia propenso a pagare i riscatti.

Quando Sandrini diceva «Farnesina», come riferito dalla sua ex fidanzata, intendeva ministero degli Esteri. E in una telefonata del 21 gennaio 2018 — dopo quasi un anno e mezzo di prigionia; verrà liberato solo a maggio 2019 — sembra confermare alla madre la necessità di fare pressioni in quella direzione: «Ti vogliono mandare un video, vogliono mandarlo alla famiglia, che lo divulghi la famiglia... Ma’, la Farnesina non si sta occupando, non vogliono pagare, non vogliono dare soldi... per me». Ancora la ex fidanzata del giovane bresciano ha raccontato che «prima di partire Sandrini mi aveva garantito che appena rientrato in Italia 100.000 euro sarebbero stati miei se gli avessi mantenuto il gioco, con la sua famiglia, i giornali e le forze dell’ordine».

La donna ha anche detto ai carabinieri del Ros e ai poliziotti dello Sco che subito dopo la partenza di Sandrini i suoi amici italo-albanesi le davano 50-100 euro alla settimana «per il mio fabbisogno, affinché stessi tranquilla», e quando ne chiese 3.000 tutti insieme nacque una discussione dalla quale «è emerso che questi avevano incassato in tutto o in parte il corrispettivo del sequestro di Sandrini». E in alcune intercettazioni riferiva di un credito di 20.000 euro, di cui «gli amici di Alessandro» ne avevano trattenuti 7.000.

Tuttavia le indagini coordinate dal sostituto procuratore Sergio Colaiocco hanno permesso di stabilire che il finto sequestro è diventato vero quando Sandrini è finito in mano al Turkestan Islamic Party, gruppo vicino ad Al Qaeda che ha successivamente ottenuto (oltre a un ipotetico bottino) un riconoscimento politico da parte del regime siriano in funzione anti-Isis.

Le modalità del rapimento di Sandrini, prelevato in hotel e «addormentato con un tampone», sono simili a quelle del sequestro Zanotti, narcotizzato dopo aver preso un taxi vicino ad Antiochia, dove era andato ufficialmente per recuperare dinari iracheni fuori corso da rivendere. Come per Sandrini, ci sono contatti tra il futuro ostaggio e la banda italo-albanese fino alla partenza, e anche i familiari di Zanotti (che al momento del rapimento, nel 2016, aveva 56 anni) hanno ricevuto soldi da Frrokaj mentre lui era in mano ai carcerieri. Identificati con un’altra organizzazione jihadista vicina ad Al Qaeda, Jund Al Aqsa, contrapposta al governo siriano. A differenza di Sandrini, Zanotti non è indagato né per simulazione di reato né per truffa, tuttavia quando ieri gli investigatori si sono presentati a casa sua per ascoltarlo, prima ha confermato le precedenti versioni dei fatti e poi s’è rifiutato di collaborare. Rischiando così l’accusa di favoreggiamento.

A riportare Zanotti in Italia, nell’aprile 2019, furono i funzionari dell’Aise, l’agenzia dei servizi segreti per la sicurezza esterna, e l’ex premier Giuseppe Conte annunciò la bella notizia «a conclusione di una complessa e delicata attività di intelligence». Come è consuetudine in questi casi, nessuno ha mai ammesso o confermato il pagamento di un riscatto, ma il dubbio che ciò sia avvenuto è rimasto. Per questo e per altri sequestri. Oltre agli arrestati, la Procura romana indaga su almeno altri sei presunti complici: due siriani, un turco, un marocchino, un egiziano e un altro albanese, residenti a Brescia e dintorni. Prima di Sandrini avrebbero progettato di far sequestrare in Turchia un altro imprenditore con cui avevano preso contatti, che però al momento della partenza non s’è presentato. Ora gli inquirenti confidano che si faccia avanti per svelare la sua identità e l’eventuale piano al quale è sfuggito.

Brasile, via i vertici militari. La peggior crisi dalla dittatura


da IL CORRIERE DELLA SERA  del 31 marzo 2021.Sara Gandolfi

«I militari del Brasile non vogliono far parte della politica, figuriamoci lasciare che la politica entri in caserma». Lo scorso novembre, il generale Edson Pujol inviò un messaggio piuttosto chiaro al presidente Jair Bolsonaro, che è un ex capitano con un forte ascendente tra i ranghi medio-bassi dell’esercito. A distanza di pochi mesi, quell’affermazione suona quasi come un campanello d’allarme.È crisi militare in Brasile. Per la prima volta nella storia del Paese, tutto il vertice delle Forze armate si è dimesso in segno di protesta contro il presidente che il giorno prima aveva annunciato la «rinuncia» del ministro della Difesa. L’eclatante gesto di Pujol, capo dell’esercito, di Iilques Barbosa Jr (Marina) e di Antonio Carlos Moretti Bervid-19 (Aeronautica) ha spinto la Camera a chiedere al governo delucidazioni sull’accaduto. Il timore è che l’avvicendamento abbia coperto (o forse smascherato) addirittura un tentativo di autogolpe.

Bolsonaro lunedì aveva annunciato un maxi-rimpasto, ufficialmente dietro pressione dell’ala più moderata della coalizione di governo. A farne le spese sei dei 23 ministri, tra cui il responsabile degli Esteri e appunto quello della Difesa, il generale Fernando Azevedo e Silva, che fin dall’inizio della pandemia aveva criticato la gestione dell’emergenza sanitaria, reclamando un ruolo più importante per i militari. Il quotidiano O Globo sottolinea che Bolsonaro avrebbe approfittato del rimpasto imposto dal centro «per sbarazzarsi di chi non diceva sempre amen» ai suoi voleri, ossia gli oppositori interni.Ieri mattina, il neo ministro della Difesa, Walter Braga Netto, ha annunciato però anche la «sostituzione» dei tre capi militari, in risposta ai «gesti di solidarietà» da loro espressi nei confronti di Azevedo. Non è ancora chiara la dinamica degli eventi. Il comunicato del ministero parla appunto di «sostituzioni», ma secondo la ricostruzione del quotidiano Folha de Sao Paulo i tre militari avevano preannunciato le dimissioni in segno di protesta contro Bolsonaro. Non solo: nel corso della riunione con Braga Netto avrebbero dichiarato di non voler appoggiare «avventure golpiste» del presidente.

Merval Pereira, editorialista di O Globo, sostiene che «ora non sarà facile usare le forze armate per un autogolpe», lasciando intendere che forse questa era una delle opzioni nell’agenda di Bolsonaro, che in passato avrebbe cercato di «utilizzare l’esercito per fini politici», con grande disappunto del ministro della Difesa uscente. A Brasilia, d’altra parte, sono noti i forti dissidi anche fra Pujol e Bolsonaro. Il generale ha più volte sottolineato che la lotta contro il Comudez è «una delle più grandi missioni dell’esercito», in flagrante disaccordo con il presidente negazionista.Il Brasile — è bene ricordarlo — è stato governato da una dittatura militare dal 1964 al 1985, conosciuta anche come dei Gorillas o Quinta Repubblica brasiliana. I capi delle Forze armate non hanno mai celato la loro disapprovazione per le velleità nostalgiche dei sostenitori più estremisti del «bolsonarismo», che l’anno scorso hanno invocato l’«intervento» dell’esercito contro Parlamento e Corte Suprema. D’altra parte, mai come oggi Bolsonaro è sott’attacco per la gestione catastrofica della pandemia che ha provocato più di 313.000 morti in Brasile.«A livello elettoraregime le è un fallimento che gli costerà caro, sia per la tragedia umanitaria che per la debacle economica. Ciò si riflette già nei sondaggi — dice al Corriere Cláudio Gonçalves Couto, analista della Fondazione Getulio Vargas —. Prevedo che alle presidenziali del 2022, Bolsonaro avrà meno del 15%, il suo zoccolo duro». Se però, come probabile, il diretto sfidante sarà il «risorto» ex presidente Lula, bisognerà vedere chi, «pur disapprovando il suo operato», lo rivoterà per non far tornare al potere il leader del Partito dei lavoratori. Sempre che Bolsonaro non riservi sorprese autoritarie.

La «riforma patriottica». Così Pechino cancella l’opposizione a Hong Kong

 



da IL CORRIERE DELLA SERA del 31 marzo 2021.Guido Santevecchi

«Non ci sono più lacune nel sistema elettorale di Hong Kong», annuncia il Partito comunista cinese. La falla, secondo Pechino, era la libertà di candidarsi al Legislative Council, il Parlamento del territorio. Ora invece la riforma varata all’unanimità dal Congresso del popolo cinese sancisce che solo «i patrioti che amano la Madrepatria cinese e sostengono il suo governo centrale» potranno fare politica nella City. È chiaro l’obiettivo: annullare l’opposizione nell’ex colonia britannica.Sarà infatti una commissione rafforzata dalla polizia speciale cinese a indagare sul patriottismo e decidere chi sia degno di candidarsi a una carica elettiva. Il giudizio sarà conforme alla legge sulla sicurezza nazionale cinese, imposta nel luglio del 2020, che prevede anni di carcere per i sovversivi: e fare opposizione, secondo Pechino, significa cercare di sovvertire la stabilità dello Stato.Per capire come potrà funzionare a Hong Kong il sistema elettorale riformato e patriottico, basta ricordare che sono già in carcere in attesa di processo 47 esponenti del fronte democratico che lo scorso luglio si erano candidati alle primarie a cui avevano partecipato oltre 600 mila elettori. I più noti sono il giovane Joshua Wong e l’editore Jimmy Lai. I volti riconoscibili dell’opposizione hongkonghese ormai sono tutti in cella o in autoesilio all’estero.Dal punto di vista tecnico la riforma è un’equazione illiberale: il numero dei deputati è allargato a 90 e 40 saranno scelti da una commissione di saggi filo-cinesi; altri 30 dalle corporazioni economiche della città, sempre sensibili al volere di Pechino, per proteggere i loro interessi commerciali. Solo gli ultimi 20 membri del Legislative Council usciranno dalle urne, sempre che abbiano passato la prova del «patriottismo». Risultato: chi avesse il coraggio di candidarsi contro il pensiero unico governativo sarebbe comunque confinato alla minoranza, senza alcuna possibilità di contrastare il potere.

Erano state le «lacune» del sistema, secondo Pechino, a consentire all’opposizione democratica di Hong Kong di conquistare nelle ultime elezioni 34 dei 35 seggi a disposizione del voto popolare, la metà dei 70 deputati del Legislative Council di allora.Un ritocco anche per il sistema di nomina del Chief Executive Officer, il governatore del territorio: verrà nominato da 1.500 notabili (nella stragrande maggioranza sempre espressione dell’establishment socio-economico filo-cinese), tra i quali sedevano in passato anche 117 consiglieri di quartiere eletti dalla popolazione. Siccome nell’ultima tornata i democratici avevano conquistato tutte queste 117 posizioni, la riforma le ha cancellate.Non ci sono state proteste pubbliche ieri a Hong Kong. La riforma mette un altro chiodo sulla bara della promessa «Un Paese due sistemi» che Pechino si era impegnata davanti al mondo a mantenere fino al 2047. La gente forse ha capito che una città, per quanto orgogliosa, non può resistere alla nuova Cina di Xi Jinping.La governatrice Carrie Lam dice che le nuove elezioni si terranno probabilmente a dicembre. L’anno scorso erano state rinviate per la pandemia. Pechino in realtà temeva il virus democratico: ora che lo ha debellato con il vaccino del patriottismo obbligatorio, permetterà agli hongkonghesi di mettersi ordinatamente in coda ai seggi.In questo clima di «stabilità armoniosa», una novità anche per la polizia di Hong Kong, un tempo definita «la più bella dell’Asia», lasciata in eredità dai britannici nel 1997: il governo ha deciso che gli agenti debbono marciare in parata come i colleghi della madrepatria, a gamba tesa, al passo dell’oca come si fa in Piazza Tienanmen. Immagini dell’addestramento sono state diffuse da anonimi agenti ai quali non piace dover seguire (anche nella forma) l’ordine di marcia del Partito. Per George Orwell il passo dell’oca era «uno dei piò orrendi spettacoli del mondo».

Poche dosi, molti segreti e quasi nessun impianto .Mosca deve importare lo Sputnik (che ha creato)

 



da IL CORRIERE DELLA SERA del 31 marzo 2021.Fabrizio Dragosei

La Russia offre il suo Sputnik V a tutto il mondo e finora lo ha già esportato in parecchi Paesi, dal Venezuela a San Marino. Una campagna di propaganda politica ben orchestrata, sostengono Stati Uniti e diversi critici europei del Cremlino, visto che in patria le persone inoculate sono ancora pochissime e visto anche che per far fronte alle sue necessità Mosca è costretta a importare dosi dall’estero. Proprio così. Lo Sputnik vola verso La Paz e viene offerto all’Unione Europea. Ma poi a Mosca le dosi arrivano, ad esempio, dalla Corea del Sud: «I vaccini sono Sputnik V sviluppati in Russia e prodotti dalla compagnia farmaceutica coreana Hankook Korus Pharm».Altre dosi potranno provenire dall’India con la quale la Russia ha raggiunto importanti accordi di produzione. E anche quelle promesse a decine di Paesi in tutto il globo saranno quasi certamente inserite nelle fiale in stabilimenti esteri. Qualche giorno fa il Fondo russo che si occupa della commercializzazione del siero aveva promesso oltre 310 milioni di dosi. Contemporaneamente sono state strette intese di produzione con parecchi Paesi, compresi alcuni europei: Italia, Spagna, Francia, Germania.

Il via libera di Bruxelles

Il maggior produttore al mondo sarà sicuramente l’India dove sono state siglate intese con la Virchow Biotech (200 milioni di dosi), la Stelis Biopharma (200 milioni) e la Gland Pharma (252 milioni). Dalla Corea del Sud saranno complessivamente sfornate 150 milioni di dosi e 63 milioni arriveranno dalla cinese Shenzhen Yuanxing Gene-tech Co.Uno dei maggiori problemi dello Sputnik è la mancanza di un via libera da parte dell’Agenzia europea del farmaco (Ema) che ha iniziato il processo di controllo e revisione ma si sta muovendo con i piedi di piombo (anche troppo, per alcuni). Ma la questione non è solo questa e le preoccupazioni espresse anche dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen appaiono più che giustificate: «Ci chiediamo come mai la Russia stia offrendo teoricamente milioni e milioni di dosi mentre non fa sufficienti progressi nel vaccinare la sua popolazione».

La campagna di Mosca

Effettivamente in patria le cose continuano ad andare a rilento, nonostante i ricorrenti annunci trionfalistici delle autorità. Vladimir Putin, che è stato immunizzato solo pochi giorni fa, ha fatto sapere che 4,3 milioni di persone hanno ricevuto entrambe le dosi (6,3 se si considera solo la prima iniezione). Numeri assai bassi visto che la popolazione russa è di 146 milioni e gli adulti (i vaccinabili) sono 110 milioni. I piani sono di coinvolgere 68 milioni di persone entro luglio o agosto. Ma forse anche prima «se la produzione aumenterà e la campagna proseguirà», ha detto la vicepremier Tatiana Golokova. Ai ritmi attuali, sarà assai difficile.La Commissione europea, secondo quanto ha affermato Draghi, avrebbe accertato che al massimo i vari stabilimenti in patria e all’estero possono produrre 55 milioni di dosi dello Sputnik. Decisamente troppo poche.

Niente mascherine e poca fiducia

In Russia la gente non si fida molto, e questo è stato rilevato anche da sondaggi indipendenti: quasi il 60 per cento degli interpellati ha detto di non avere intenzione di ricorrere al vaccino. Tra l’altro, il Paese è totalmente «aperto» (tutto funziona, mascherine solo sui trasporti e nei negozi) e la gente non ha la sensazione del pericolo, nonostante i dati poco rassicuranti. Quasi novemila casi al giorno, con 300 morti e un totale di quattro milioni e mezzo di infettati con oltre duecentomila decessi.

Massimo riserbo

Tutti i dati relativi a produzione, distribuzione, export, eccetera appaiono coperti dal più stretto riserbo, per non dire vero e proprio segreto di Stato. Due volte il Corriere ha chiesto cifre precise al Fondo e in entrambi i casi non ha ricevuto alcuna risposta. In base a quanto ha ricostruito il New York Times, lo Sputnik viene prodotto in sette aziende private che agiscono su licenza. Ma sarebbero scarsamente incentivate a incrementare il lavoro visto che vengono pagate molto poco (addirittura al di sotto dei costi, secondo una fonte).Poi hanno seri problemi tecnologici. «Sfortunatamente la Russia non produce affatto macchinari biotech e quindi dobbiamo aspettare che arrivino pezzi dall’estero», ha dichiarato un consulente delle società farmaceutiche private.E questo, al di là degli effetti propagandistici degli accordi, è probabilmente uno dei motivi per i quali il Fondo russo sta spingendo tanto per raggiungere intese di produzione all’estero. Lì le aziende hanno il know-how e i meccanismi per mettere veramente in orbita lo Sputnik.

AstraZeneca cambia nome. In Germania solo agli over 60

 



da IL CORRIERE DELLA SERA del 31 marzo 2021.Silvia Turin

L’azienda farmaceutica AstraZeneca ha registrato il nome ufficiale del proprio vaccino anti-Covid, che diventerà «Vaxzevria». Lo ha approvato e comunicato l’Agenzia europea per i medicinali (Ema). «Dare un nome a un farmaco nuovo è consuetudine. Il vaccino non aveva un nome e ora ce l’ha», ha spiegato l’azienda.Ema ha anche diffuso il nuovo foglietto illustrativo del farmaco dove, tra gli effetti collaterali, vengono menzionati i rarissimi casi di trombosi venosa cerebrale osservati in giovani donne (sotto i 55 anni e non registrati nella popolazione più anziana). L’Ema non ha escluso, né acclarato, un legame tra questi casi e il vaccino e pubblicherà un aggiornamento sul vaccino durante la prossima riunione del suo comitato per la sicurezza, che si terrà dal 6 al 9 aprile, incontro che aiuterà a chiarire la frequenza con cui si verifica l’effetto avverso segnalato e se il rischio possa variare in base all’età o al sesso. Per questi motivi, nella giornata di ieri la commissione sui vaccini in Germania ha deciso di raccomandare AstraZeneca solo per persone sopra i 60 anni. La Germania indaga in totale su 31 casi di rari coaguli di sangue nel cervello, 9 dei quali hanno provocato la morte in persone precedentemente vaccinate. Finora, la maggior parte delle segnalazioni è venuta da donne sotto i 65 anni, ma ciò potrebbe essere dovuto alla tipologia di popolazione vaccinata: molti Paesi hanno usato AstraZeneca inizialmente su persone sotto i 65 anni e gruppi come operatori sanitari e insegnanti, la cui maggioranza è rappresentata da donne. Sul tema, arriva uno studio guidato dallo specialista tedesco della coagulazione Andreas Greinacher, dell’Università di Greifswald, che potrebbe aver trovato una spiegazione per le rare trombosi e, forse, un modo per prevenirle e affrontarle. Il team di ricercatori ha scoperto che questa combinazione molto insolita di sintomi (coaguli di sangue diffusi e, al contempo, una bassa conta piastrinica) assomiglia ad un altrettanto raro effetto collaterale del fluidificante del sangue eparina chiamato «trombocitopenia indotta da eparina» («Hit»). Identificare somiglianze e decorso può aiutare a prevenire e, nel caso, a curare le manifestazioni delle reazioni avverse. La «Hit» può manifestarsi in alcune persone che, dopo l’assunzione di eparina, producono anticorpi contro il legame che il farmaco innesca con una proteina chiamata fattore piastrinico 4 («PF4»), reazione che provoca una coagulazione incontrollata. Greinacher e gli altri scienziati hanno pensato che qualcosa di simile potrebbe accadere nel caso delle rare trombosi, ma senza eparina. Nonostante queste osservazioni, il legame tra vaccino ed eventuale «Hit» non è dimostrato, né viene spiegato come il farmaco potrebbe favorirne l’insorgenza, ma i medici potrebbero beneficiare di queste informazioni. Quando riconosciuto in tempo, infatti, l’«Hit» può essere trattato con immunoglobuline e alcuni fluidificanti del sangue (senza eparina) che possono aiutare a sciogliere i coaguli.

Debora Serracchiani ha vinto la sfida con Marianna Madia

 



Ha ragione a dire Enrico Letta a dire che solo «10 giorni fa sembrava impossibile questo risultato», perché nessuno avrebbe scommesso che sarebbe riuscito in un'impresa assai ardua in partenza: convincere due uomini saldi al comando a rinunciare a un trono ambito come la presidenza dei gruppi parlamentari e portare senatori e deputati sulla strada indicata, quella di un riallineamento di genere nei posti apicali, «che pone ora il vertice del Pd nei canoni europei». Nella stessa giornata, il segretario dem avvia il primo confronto da anni a questa parte tra due leader di maggioranza e opposizione. Incontrando al gruppo Fdl alla Camera Giorgia Meloni, alla quale offre una sponda sulla presidenza del Copasir, che spetta all'opposizione e ora è in mano a Salvini. E incassando un via libera a riforme di sistema per evitare i cambi di casacca. Ma non a una legge elettorale maggioritaria, che la leader di Fdi non considera una priorità.Ma è il risultato del cambio di capigruppo il più significativo politicamente. Alla fine pure lo scoglio della Camera è superato e Letta incassa l'elezione delle due capigruppo donne: dopo Simona Malpezzi al Senato, Debora Serracchiani vince di larga misura la competizione con Marianna Madia, 66 a 24 voti, e diventa presidente dei deputati dem. «Un grande passo avanti per il Pd», esulta. Sollevando subito le sue bandiere, «dobbiamo evitare la compressione dei nostri spazi dovuta a maxiemendamenti, l'eccesso di voti di fiducia e lo sbocco in un monocameralismo di fatto». 

martedì 30 marzo 2021

L'assegno unico debutta a luglio.250 euro al mese per ogni figlio



di Paolo Baroni 

Dopo il voto pressoché all'unanimità (e definitivo) da parte dell'aula del Senato (227 sì, nessun voto contrario e 4 astenuti) il ministro per la Famiglia e le Pari opportunità Elena Bonetti ha assicurato che i decreti delegati «saranno emanati in tempi strettissimi» in modo da attivare il nuovo assegno unico universale per i figli a partire dal 1 luglio, così come ha previsto l'ultima legge di Bilancio. La misura, che la ministra e non solo lei hanno definito «storica», una svolta epocale nelle politiche a sostegno della famiglia, rappresenta il primo pezzo del Family act ed al tempo stesso anche il primo passo verso la semplificazione del nostro sistema fiscale. «Quello di oggi - ha spiegato Bonetti durante il suo intervento in aula - è un giorno buono per l'Italia, di un tempo nuovo, della ripartenza». Sul piatto ci sono circa 20 miliardi di euro, 14 che derivano dalla soppressione di bonus e detrazioni esistenti e 5-6 stanziati a regime dal 2002 con la legge finanziaria e 2,65 per il secondo semestre di quest'anno. In questo modo lo Stato è in grado di assicurare progressivamente un assegno mensile a tutti i figli, dal settimo mese di gravidanza ai 21 anni. L'assegno, «nell'ambito delle risorse disponibili», potrà arrivare a 250 euro/mese: in media il contributo, calibrato in base alle dichiarazioni Isee, si assesterà attorno ai 150 euro rispetto ai 100 delle misure che andrà a sostituire. Dal terzo figlio in poi sarà maggiorato del 20% e sarà senza limiti di età in caso di figli disabili. Cosa cambia dal 1° luglio L'introduzione dell'assegno unico prevede il graduale superamento o soppressione di misure come il bonus bebè, il premio alla nascita o all'adozione, il Fondo di sostegno alla natalità, le detrazioni Irpef per i figli a carico, gli assegni per il nucleo familiare. L'accesso all'assegno è assicurato per ogni figlio a carico con criteri di universalità e progressività ed è modulato sulla base della condizione economica del nucleo familiare tenendo conto dell'età dei figli a carico ed concesso sia sotto forma di credito d'imposta che come erogazione mensile di denaro contante. Per i maggiorenni, con alcuni precisi vincoli, è prevista la possibilità di corrispondere l'importo direttamente al figlio, su sua richiesta, per favorirne l'autonomia. Un ordine del giorno approvato ieri punta a garantire che il riordino non comporti alcun effetto di riduzione rispetto alle vecchie misure ed in particolare è già previsto che gli attuali benefici attributi ai giovani con più di 21 anni vengano mantenuti. «Anche l'Italia avrà una misura semplice, equa, continua, robusta e per tutti a sostegno dei figli. Una riforma epocale per far ripartire la natalità, sostenere le famiglie, contrastare le disuguaglianze e la povertà minorile, tutelare i servizi di welfare e la previdenza, stimolare i consumi» commenta Stefano Lepri che di questa legge è il padre in quanto estensore della proposta e successivamente relatore alla Camera. I sindacati ieri, pur apprezzando la novità, hanno subito chiesto un immediato confronto col governo per definire i decreti attuativi ed evitare che tra le pieghe vengano magari introdotti elementi iniqui o penalizzazioni per gli attuali beneficiari delle misure vigenti.La battaglia del Forum Il Forum delle famiglie, invece, festeggia. «Sono stati quattro anni lunghi e densi durante i quali il Forum ha fatto da comune denominatore. Oggi diciamo grazie a tutti i partiti, dalla maggioranza o dall'opposizione, che hanno offerto il loro contributo alla causa dell'assegno unico. Che oggi diventa realtà» commenta il presidente Gigi De Palo. «Adesso - aggiunge - chiediamo l'ultimo sforzo: l'assegno abbia una dotazione economica congrua, per renderlo capace di aiutare davvero le famiglie con figli». 

Liberi solo i voli "Covid tested".Domande e risposte di Niccolò Carratelli



Con la nuova ordinanza del ministro della Salute resta possibile viaggiare all'estero per turismo? 

Sì, ma solo verso i Paesi inseriti negli elenchi C e D dell'allegato 20 del Dpcm 2 marzo 2021. Nell'elenco C ci sono tutti i 27 Stati membri dell'Unione europea, più Svizzera, Norvegia, Islanda, Principato di Monaco, Andorra e Liechtenstein. Tra le possibili destinazioni, però, anche i territori d'oltremare di Francia (ad esempio, Martinica e Guadalupe), Spagna (Canarie), Portogallo (Madeira e Azzorre) e Danimarca (isole Faer Oer e Groenlandia). Nell'elenco D troviamo Australia, Nuova Zelanda, Corea del Sud, Ruanda, Singapore, Thailandia. Ma attenzione: al ritorno da questi ultimi sei Paesi, ritenuti a basso rischio epidemiologico, è previsto un periodo di isolamento fiduciario e sorveglianza sanitaria di 14 giorni. 

Con la nuova ordinanza cosa cambia per chi arriva dai Paesi inseriti nell'elenco C? 

Finora era sufficiente sottoporsi a un tampone prima della partenza (anche gli altri Paesi europei lo richiedono per consentire l'ingresso) e a un secondo test nelle 48 ore precedenti al rientro in territorio italiano: i referti vanno mostrati in aeroporto o in stazione al momento dell'imbarco. La nuova ordinanza aggiunge un periodo di isolamento domiciliare di 5 giorni, che scatta non appena si torna in Italia, a prescindere dall'esito del tampone, e poi un ulteriore test da fare al termine dei 5 giorni di quarantena. Il tragitto verso casa dovrà essere compiuto con taxi o mezzi privati. Inoltre chi rientra (o arriva) dovrà compilare un'autodichiarazione e comunicare il "proprio ingresso nel territorio nazionale al Dipartimento di prevenzione dell'azienda sanitaria competente". Queste disposizioni valgono per tutti i viaggiatori che entrano in Italia, quindi anche per eventuali turisti stranieri. 

Quali categorie di viaggiatori sono esentate dalla quarantena? 

Sono le stesse indicate all'articolo 51 (comma 7) del Dpcm del 2 marzo, per le quali non si applica nemmeno la quarantena di due settimane in caso di arrivo da Paesi extra-europei. L'equipaggio dei mezzi di trasporto e il personale viaggiante, chi entra in Italia per motivi di lavoro regolati da speciali protocolli di sicurezza, approvati dall'autorità sanitaria, o per "ragioni non differibili", previa autorizzazione del ministero della Salute e con tampone negativo. Ancora, i lavoratori transfrontalieri, chi arriva per lavoro e non si ferma per più di 5 giorni, il personale sanitario in ingresso per motivi professionali, i dipendenti di imprese con sede in Italia che si spostano all'estero per comprovate esigenze di lavoro e per non più di 120 ore. Inoltre, funzionari dell'Unione europea, agenti diplomatici, personale militare, delle forze di polizia e dei servizi segreti in missione. 

Pur se non citati esplicitamente, sono esentati anche deputati e senatori. Ci sono anche turisti dispensati dalla mini quarantena? 

Sì, non sono tenuti a rispettarla i passeggeri dei voli "Covid tested", come quelli organizzati da Alpitour per portare alcune centinaia di vacanzieri sull'isola di Fuerteventura, alle Canarie. Un aereo è partito sabato scorso da Milano, un altro decollerà sabato prossimo da Verona: al ritorno non dovranno chiudersi in casa per 5 giorni. Altri voli "Covid tested", che prevedono specifici protocolli di sicurezza con tampone (anche rapido) pre e post imbarco, collegano l'aeroporto di Roma Fiumicino con Francoforte, Monaco di Baviera, New York JFK (anche da Malpensa), Newark e Atlanta. 

Quali sono, invece, le regole per chi viaggia verso Paesi extra-Ue? 

L'unica differenza tra i Paesi inseriti nell'elenco D citati sopra e quelli dell'elenco E (in pratica il resto del mondo, dagli Stati Uniti alla Cina, dal Canada alla Russia) è che gli spostamenti da e per i primi sono consentiti a prescindere dalla motivazione. Per andare in tutti gli altri Paesi, invece, è necessario dichiarare una delle seguenti ragioni: lavoro, salute, studio, assoluta urgenza o rientro presso la propria residenza o domicilio. Non è, quindi, permesso il viaggio per turismo. Per chi arriva da questi Paesi non è richiesto il tampone, perché si è comunque tenuti a osservare un periodo di 14 giorni di isolamento fiduciario e sorveglianza sanitaria. E si può raggiungere la propria destinazione finale in Italia solo con mezzo privato. All'arrivo è necessario compilare un'autodichiarazione nella quale si deve indicare la motivazione che consente l'ingresso o il rientro. 

Fino a quando sono valide queste regole?

La nuova ordinanza firmata dal ministro Speranza è in vigore fino al 6 aprile. 

Vacanze all'estero,arriva il freno.Quarantena al ritorno dai Paesi Ue

 



di Luca Monticelli 

Obbligo di tampone per chi viene o rientra in Italia da altri Paesi europei, cinque giorni di quarantena e un secondo test alla fine dell'isolamento. È la stretta decisa con un'ordinanza dal ministro della Salute Roberto Speranza per limitare i viaggi all'estero. L'obiettivo del provvedimento, che sarà in vigore fino al 6 aprile e vale per i 14 giorni antecedenti all'arrivo, è contenere gli spostamenti. Ma anche sanare l'anomalia che di fatto consente agli italiani di prendere l'aereo per andare in vacanza oltreconfine, mentre chi rimane a casa è costretto alla zona rossa pasquale. In vista del ponte sono tante le famiglie che hanno acquistato il biglietto per volare alle Canarie o alle Baleari. Chi è già partito, però, troverà una "sorpresa" al ritorno. Insorgono gli operatori del turismo che da settimane polemizzano con il governo per le fughe attese verso le spiagge spagnole. Spostamenti peraltro legali e consentiti dalla normativa europea (e dagli Stati che accolgono i vacanzieri) nonostante il lockdown. «La toppa è peggio del buco», attacca il numero uno di Federalberghi, Bernabò Bocca, che aggiunge: «Noi non volevamo fare la guerra agli italiani che vanno all'estero, né tantomeno a tour operator e agenzie di viaggio. Il nostro discorso è questo: se il tampone vale per andare all'estero deve valere anche in Italia». Perciò Bocca propone test rapidi in hotel grazie alle convenzioni con i centri diagnostici. Pier Ezhaya, presidente Astoi Confindustria, l'associazione dei tour operator, commenta: «Così abbiamo perso tutti, sono dieci mesi che chiediamo l'apertura di un corridoio turistico e ora che ne abbiamo uno si fa di tutto per far abortire questa operazione. E stiamo parlando di numeri minuscoli rispetto alle gravissime perdite dell'ultimo anno». Parla di una «guerra tra poveri» Luca Patané, presidente di Confturismo-Confcommercio: «Non serve fare la lotta tra hotel, agenzie di viaggio e tour operator. Siamo tutti nella stessa barca, che sta affondando. È passato più di un anno e passeranno ancora mesi prima che si riveda la luce - sottolinea - non sono quei quattro soldi di ristori che ci possono salvare». Da Palazzo Chigi spiegano che i nuovi paletti introdotti sono stati concordati dal ministro Speranza insieme al premier Mario Draghi come deterrente in una fase in cui le regole anti contagio restano molto rigide, estendendo le norme già valide per i Paesi extra Ue. Non si fermano però i social dove proprio ieri pomeriggio sono spuntate campagne pubblicitarie con lo sconto tampone. Il comparto resta in fermento e le Regioni che avevano alzato la voce contro i voli in Europa sono scontente. Secondo il leader dei governatori Stefano Bonaccini la situazione che si è creata è assurda: «Non si possono incontrare i propri cari, magari a pochi chilometri di distanza, ma è possibile prendere un aereo e farne migliaia per svago? Un controsenso che penalizza gli operatori turistici e gli albergatori che da mesi sono alle prese con forti perdite economiche». L'esempio deve essere la Grecia, non il Regno Unito, propone Vittorio Messina di Assoturismo Confesercenti: «Avremmo dovuto organizzare protocolli e aree Covid free attrezzate per ricevere i turisti». Quanto a viaggi blindati, infatti, l'Inghilterra ha usato il pugno di ferro. L'esecutivo di Boris Johnson ha previsto una multa di 5 mila sterline nei confronti di chi lascia il Paese senza un motivo di urgenza . 

Dalla Sicilia dati falsi sui decessi




 di Rosa M. Di Natale 

A leggere le intercettazioni sembrano più partite di Risiko che scene di politica criminale. Eppure con un gioco di aumento dei tamponi eseguiti, di decessi "spalmati" in giorni diversi, di adeguamento dei soggetti positivi, i dati sull'epidemia da coronavirus in Sicilia degli ultimi 5 mesi sarebbero stati falsati. Su ordine della Procura di Trapani, ieri mattina i carabinieri hanno notificato tre arresti domiciliari a una dirigente regionale e a due suoi collaboratori, ma anche un avviso di garanzia e un invito a comparire all'assessore regionale alla Sanità, Ruggero Razza, che si è dimesso. L'accusa è di falso materiale e ideologico e al centro dell'inchiesta c'è proprio il balletto di dati che la dirigente generale, Letizia Di Liberti, forniva all'Istituto superiore della Sanità. La gip di Trapani Caterina Brignone è dura: «Le inefficienze, gli inadempimenti e le disfunzioni delle strutture periferiche sono state artatamente sfruttate in funzione dell'alterazione dei dati. Quanto al fine ultimo perseguito (...) la qualità dei soggetti coinvolti e il loro concertato agire inducono a ritenere che gli indagati non abbiano perseguito finalità eminentemente personali, ma abbiano operato nell'ambito di un disegno più generale e di natura politica (...) con tutto quel che ne discende anche in termini di perdita di consenso elettorale per chi amministra». Musumeci si difende: «Siamo stati noi a chiedere la zona rossa. È facile in questo momento fare ricostruzioni. Intanto abbiamo il dovere di chiederci, perché? A cosa serviva? Quale gara dovevamo vincere?». Tutti gli indagati sono accusati di vari episodi di falso materiale e ideologico commesso da pubblico ufficiale in atto pubblico. L'ultimo risale al 19 marzo. Le conversazioni evidenziano la preoccupazione di non volere finire in zona rossa. Da qui l'esigenza di "diluire" i decessi per evitare di segnalare di aver superato quota 20 giornalieri e di aumentare il numero dei tamponi fatti. «Ma mettici 2mila di rapidi... fregatene», dice, per gonfiare i dati sui tamponi fatti, la Di Liberti all'impiegato della società che gestisce il sistema informatico dei flussi da comunicare all'Iss. «Spalmiamoli un poco», così intanto l'assessore alla Salute Ruggero Razza diceva alla dirigente regionale arrestata. «I deceduti glieli devo lasciare o glieli spalmo?», chiede lei non sapendo di essere intercettata. «Ma sono veri?» chiede Razza. «Sì, solo che sono di 3 giorni fa», risponde. E Razza dà l'ok: «Spalmiamoli un poco».



E il generale Figliuolo recluta biologi e ostetriche

 


di Paolo Russo

«Siamo di fronte a un cambio di passo nella campagna vaccinale», annuncia il Generale Figliuolo davanti alle Commissioni affari sociali e sanità di Camera e Senato, proprio alla vigilia del traguardo dei 10 milioni di somministrazioni. In realtà siamo ancora a metà dell'obiettivo del mezzo milione di vaccinati al giorno. Ma le pallottole sono in arrivo e il Generale ha intenzione di rafforzare le truppe abilitate a spararle. Non solo medici di famiglia, specializzandi, infermieri, farmacisti, medici ambulatoriali e odontoiatri, con i quali sono stati sottoscritti fin qui accordi. Ma anche biologi, ostetriche e tecnici di laboratorio, che il Commissario con le stellette vuole arruolare nella campagna. «E' chiaro che i somministratori dovranno avere i requisiti minimi, ma se cominciamo a dire virgola, punto e virgola e punto esclamativo allora lasciamo perdere», ha detto ai parlamentari.Del resto i numeri che ha sciorinato dicono che l'avvio della campagna massiva è alle porte e che per questo non ci si può far trovare impreparati. Un milione e mezzo di dosi le abbiamo in frigo e 2,8 sono in arrivo per un totale di 4,3 milioni prima di Pasqua. Un milione sono di Pfizer, che proprio in queste ore ha accelerato le consegne. Poi ad aprile, ha annunciato, ne arriveranno oltre 8 milioni, 400mila delle quali di Johnson&Johnson, che non avendo bisogno del richiamo equivalgono ad altrettanti immunizzati. E con questa capacità di fuoco il Commissario ha già individuato in palestre, siti produttivi, grande distribuzione, scuole, associazioni e persino nelle strutture della Cei altri 420 centri di somministrazione oltre ai duemila esistenti.La parola d'ordine è dunque fare presto ad ogni costo, anche perché ieri oltre all'86,7% di variante inglese l'Iss ha rilevato un 4% di quella brasiliana, che potrebbe aggirare la barriera dei vaccini e che solo un paio di settimane fa era allo zero virgola. «Vaccinare chi passa», aveva stigmatizzato nei giorni scorsi il Generale, per far capire che nemmeno una fiala andava sprecata. Al capo della Protezione civile Curcio è toccato ora precisare che «non toccheranno ai ventenni», ma ai più fragili ancora in attesa del vaccino. Intanto quello di AstraZeneca cerca di recuperare un po' di appeal cambiando nome. D'ora in avanti si chiamerà "Vaxzevria". Il che non ha impedito ieri alla Germania di vietarlo agli under 60.

Decreto pronto, l'Italia resta blindat a.Verifica di metà mese: Draghi tratta

 



di Alessandro Barbera 

Bar e ristoranti resteranno chiusi per tutto aprile, a meno che la situazione epidemiologica non cambi drasticamente nelle prossime due settimane. Mario Draghi ha deciso di non cedere alle sirene di Matteo Salvini e dei (tanti, sono 14) governatori di centrodestra che per tutta la giornata di ieri hanno tentato di convincerlo a dare un segnale di speranza agli italiani. L'ha deciso a metà pomeriggio, dopo essersi vaccinato con la moglie e aver letto gli ultimi dati dell'Istituto superiore di sanità, della Fondazione Bruno Kessler e dell'Agenas. La variante inglese del coronavirus, più contagioso del ceppo precedente del 37 per cento, è presente in otto contagiati su dieci. La buona notizia è che la curva dei contagi sta scendendo, ma restano alti il numero dei morti e soprattutto i posti occupati in terapia intensiva da malati Covid: sono il 41 per cento del totale, ben oltre la soglia critica fissata da tempo al 30. «Di fronte a questi numeri inutile illudere gli italiani», dice Draghi in queste ore ai suoi collaboratori. Per dare un segnale al centrodestra, il decreto che verrà approvato oggi dovrebbe contenere una sorta di impegno politico a valutare misure meno restrittive a partire da metà mese. Draghi ha un piccolo spazio di manovra e lo vuole spendere tutto per le scuole. Anzitutto le materne e le elementari: dal 7 aprile i bambini fino a dieci anni dovrebbero essere tutti a scuola. Il condizionale s'impone perché in passato alcune Regioni hanno deciso di fare da sé, e - soprattutto al Sud - di tenere chiuse le aule anche quando non sono state costrette alla zona rossa. Per risolvere questo problema a Palazzo Chigi si sta valutando una norma che obbligherebbe i presidenti ad attenersi all'indicazione del governo nazionale, ma poiché si tratta di una decisione politicamente delicata, Draghi ne riparlerà oggi con i partiti prima del consiglio dei ministri convocato per le 17. 30. Stessa verifica dovrebbe avvenire per un'altra questione: la riapertura al 50 per cento delle scuole superiori per le Regioni in zona arancione, ma in questo caso i governatori avrebbero la facoltà di decidere in autonomia. Le scuole a quanto pare sono però solo un cruccio del presidente. Fonti della Lega promettono battaglia, ma solo sulla questione che attiene alla riapertura di bar, ristoranti e tutte le attività chiuse da settimane, a partire dalle palestre. Il ministro della Salute Roberto Speranza è contrarissimo, e considera già una concessione confermare nel decreto la possibilità di passare da arancione a bianco nel caso in cui si registrassero 50 casi ogni centomila abitanti nell'arco di tre settimane e un indice Rt di contagio a 0, 5. Oggi per lui quella è l'unica soglia di sicurezza accettabile. Se Draghi riuscirà a imporre la sua linea fino in fondo farà scontenta sia l'ala dura della sua maggioranza - incarnata da Speranza e dal Pd Dario Franceschini - sia del leader leghista. Il primo è molto cauto sulla riapertura delle superiori, il secondo non perde occasione per sottolineare il suo scontento. Ieri lo ha fatto di fronte alla stampa estera, invocando un segnale di speranza (qui con la s minuscola) per gli italiani. I numeri - come dicevamo poc'anzi - oggi non gli sono d'aiuto. La tensione nel governo è alta, e lo testimonia quanto accaduto dopo l'annuncio del ministro della Sanità di introdurre l'obbligo di quarantena per cinque giorni a tutti coloro che vorranno entrare in Italia anche dai Paesi europei. Una notizia che ha scatenato la reazione del settore turistico, rassicurato pochi giorni fa da una circolare del ministero degli Interni che sembrava dare disco verde ai viaggi all'estero con l'aereo nonostante il divieto di mobilità fra Regioni. E così a metà pomeriggio fonti di Palazzo Chigi sono costrette a precisare che «l'ordinanza è stata concordata con il presidente del Consiglio». Non dovrebbero invece esserci problemi per un'altra novità del decreto, ovvero la norma che sbloccherà i concorsi pubblici rimasti bloccati dall'emergenza Covid. Fra scuola, pubblica amministrazione ed enti locali ci sono almeno 115mila posti da assegnare, 91mila dei quali nella sola scuola. La norma introdurrà un nuovo metodo che - così vuole il ministro Renato Brunetta - dovrebbe diventare la normalità. Niente più mega assembramenti negli alberghi romani, i concorsi verranno svolti negli uffici pubblici di ogni Regione. Il sistema transitorio prevede una selezione per titoli, e prove scritte rigorosamente on line.

Assange: Papa Bergoglio si scomoda

 


di Gianmarco Maotini

L’esercito USA si prepara alla guerra

 


di Fabio Belli

Grande reset: saltano le materie prime

 


di Fabio Belli

La nuova via del petrolio iraniano passa per la Cina

 


di Gionata Chatillard

L’effetto Brian (Marco Travaglio)

 


da IL FATTO QUOTIDIANO del 30 marzo 2021

Giuro che non ce l’ho con Draghi. Scrivo per il suo bene, alla luce dei sondaggi che lo danno in calo per colpa non sua (è lì da un mese e mezzo), ma dei suoi amici di lingua che si stanno rivelando i suoi peggiori nemici. Mi spiego: se tutti scrivono ogni giorno che “accelera sui vaccini” col famoso “cambio di passo” e le inoculazioni traccheggiano, la gente non pensa che sia per le poche dosi e per le solite Regioni: pensa di avere scambiato un freno a mano per un acceleratore, cioè che sia colpa sua. Se poi qualunque banalità esca dalla sua bocca ( quandoque bonus dormitat Homerus, ed era Omero) diventa una frase geniale ed epocale, nessuno si accorgerà di quelle geniali ed epocali. È l’effetto Brian dinazareth, il personaggio dei Monty Python scambiato per il Messia da una turba di squilibrati che gridavano al miracolo per qualunque sua banalità, anche se diceva che le bacche di ginepro crescono sui cespugli di ginepro. Se i media annunciano il “blocco delle esportazioni dei vaccini”, “scoperto il deposito segreto dei vaccini ad Anagni”, “lo schiaffo di Anagni” come se Astrazenaca fosse papa Bonifacio VIII e Draghi fosse Gino Bombaci, la gente pensa di aver risolto il problema: valle a spiegare che le fiale erano ad Anagni perché dovevano essere ad Anagni e tutto continua come prima.

Se Draghi dice che il Mezzogiorno è importante, sai che novità: lo dicevano già Franchetti e Sonnino nel 1876. Giusto, per carità, ma aprirci paginoni con titoli roboanti tipo “Draghi, missione Sud: ‘ La ripresa dell’italia passa dal meridione’” (sempre Rep) e “Draghi: spinta per il Mezzogiorno” ( Corriere ) fa ridere. Se “Letta parla con Draghi” ( Foglio ) è normale, ci parlano in tanti, mica gli è apparsa la Madonna. Domenica mi ha affascinato, rapito, paralizzato un’intera pagina del Corriere dal titolo: “Il messaggio di Draghi a (tutti) i partiti: se mi convince un’idea intendo seguirla” (sottinteso: mecojoni!). L’ho letto e riletto, girato e rigirato. Ma – confesso la mia inadeguatezza – non sono proprio riuscito a capire dove fosse il lampo di genio. Anche a me, nel mio piccolo, capita di seguire le idee che mi convincono e, viceversa, di ignorare quelle che non mi convincono. Anzi, dirò di più: mi parrebbe strano il contrario e mi preoccuperei se il Premier Migliore seguisse idee che non lo convincono. Ma non mi sono mai sognato di candidarmi a Bankitalia, alla Bce o a Palazzo Chigi per così poco. E ho il vago sospetto che lo stesso atteggiamento mentale che condivido con Draghi ci accomuni ad alcuni miliardi di esseri umani. Poi, certo, ci sono pure gli spiriti bizzarri che seguono rigorosamente ed esclusivamente le idee che non li convincono. Ma non si può avere tutto, dalla vita.

Suez, la nave si muove. E il canale torna libero


da IL CORRIERE DELLA SERA del 30 marzo 2021.Marta Serafini

Finalmente si è mossa. La portacontainer Ever Given non fa più da tappo nel mezzo del canale di Suez. Il picco di alta marea del plenilunio e l’arrivo di due rimorchiatori da 400 tonnellate di potenza (tra cui l’italiano Carlo Magno) hanno spostato la grande nave. Centinaia le imbarcazioni in attesa al largo.

«She is free», «Lei è libera». Sono le 15.05 quando dall’autorità del canale di Suez arriva la conferma. La Ever Given, la portacontainer che si è incagliata lunedì tenendo bloccato il traffico sulla rotta marittima più breve tra Europa e Asia, è tornata a galleggiare.Un sospiro di sollievo — seguito da suoni di clacson, sirene delle navi, caroselli e festeggiamenti in diretta — che è arrivato dopo l’intervento di almeno 16 rimorchiatori e dopo ben 27 mila metri cubi di sabbia dragata. E che ha visto, finalmente, la prua muoversi dopo una mattinata in cui le raffiche di vento avevano fatto perdere le speranze ai tecnici della società olandese Boskalis ingaggiata per il recupero.

A partecipare al «soccorso», facilitato dall’alta marea e dalla luna piena, anche il rimorchiatore italiano Carlo Magno. «Possiamo dirlo con un certo orgoglio, c’era un pezzo di Italia nel canale ieri», spiega Stefano Silvestroni, presidente della Rosetti Marino, società ravennate che ha costruito la Carlo Magno nel 2006. Cavi d’acciaio testati sotto uno sforzo altissimo, questo rimorchiatore è in grado di muovere fino a 200 tonnellate. «E si immagini la forza che ci vuole per spostare una nave così grande come la Ever Given che di tonnellate ne pesa 224 mila».Dopo il «salvataggio», la Ever Given è entrata nel Grande lago amaro del canale, dove avverranno nelle prossime ore le ispezioni allo scafo per stabilire l’accaduto. Da capire anche i danni alla riva del canale e il pericolo di smottamenti, mentre in serata il traffico riprendeva lentamente.

Ma è il commercio a riportare le cicatrici più profonde. L’ostruzione è costata tra i 610 miliardi di dollari al giorno e ha notevolmente ritardato la catena di approvvigionamenti già messa a dura a prova dalla pandemia. E — assicurano i tecnici — la navigazione sebbene sia ripartita non andrà a regime prima di tre o quattro giorni dato che sono ancora 422 le navi bloccate al largo del Canale. Stesso problema per le forniture, dato che molte navi sono già state dirottate sul Capo di Buona Speranza, su una rotta che richiede 10 giorni in più di navigazione.Anche per il governo del presidente egiziano Abdel Fatah al Sisi, che del nuovo canale inaugurato nel 2015 ha fatto punta di orgoglio nazionalista, il blocco potrebbe lasciare dei segni. Nel primo pomeriggio di ieri il Generale cantava vittoria: «Oggi gli egiziani sono riusciti a porre fine alla crisi della nave bloccata nel canale di Suez, nonostante l’enorme complessità che circonda il processo», si affrettava a scrivere su Twitter. Peccato che, secondo le società di analisi finanziaria, l’incidente sia costato all’autorità statale del Canale circa 16 milioni di dollari al giorno. E peccato che il blocco sia stato seguito, nella stessa settimana, da un incidente ferroviario nel sud del Paese che ha ucciso 19 persone e il crollo di un edificio di 10 piani nel cuore del Cairo che ha provocato 25 morti. Tutti eventi che mettono in luce la fragilità strutturale del Paese e del governo.

Al Sisi ha già messo le mani avanti. Se lunedì il Washington Post segnalava come la Ever Given sia stata coinvolta in un altro grave incidente in Germania nel 2019 che però non ha comportato conseguenze penali, un assistente del presidente egiziano ha annunciato all’agenzia russa Sputnik che «l’Egitto chiederà ai proprietari della nave portacontainer Ever Given di pagare un risarcimento al Cairo e ritiene responsabile il capitano dell’imbarcazione per l’incidente. In attesa di capire se davvero la partita si giocherà in tribunale, sulle cause del blocco ancora aleggia il mistero. Gli egiziani insistono sull’errore umano ma resta da vedere se realmente le forti raffiche di vento — e i turni massacranti imposti al personale dalla pandemia per evitare le quarantene — non abbiano giocato un ruolo in quella che verrà ricordata come una delle peggiori manovre della storia.

«Vedrò Orbán e il premier polacco» .Salvini verso il nuovo gruppo europeo

 



da IL CORRIERE DELLA SERA del 30 marzo 2021.Marco Cremonesi

Giovedì mattina Matteo Salvini sarà a Budapest, nel monastero carmelitano vista Danubio che ospita gli uffici del primo ministro ungherese Viktor Orbán. I due non saranno soli: al summit prenderà parte anche il premier polacco Mateusz Morawiecki. Insomma, il nocciolo di quello che potrebbe essere in futuro il nuovo eurogruppo sovranista. Anche se i leghisti, scaramantici, sul tema sono cauti: «Per il momento, è soprattutto una condivisione di valori» spiega uno di loro.

L’appuntamento fa uscire di scena, forse definitivamente, l’ipotesi di un avvicinamento leghista al Ppe. Giusto ieri, il tema è stato al centro di uno scambio tra Salvini e il segretario pd Enrico Letta. Ospiti dell’Ispi per la presentazione del rapporto annuale, i due leader si sono scambiati garbate punture. Letta si è detto tra coloro «che sono contenti dell’evoluzione della Lega e prima dei 5 Stelle sulla vicenda europea. Oggi sostengono il governo Draghi, probabilmente il più europeista di sempre». Il segretario dem non vuole «entrare nel merito della conversione a U» della Lega, ma se questa portasse il partito ad avvicinarsi ai Popolari europei «per l’Italia sarebbe una notizia positiva».

Ribatte Salvini che «nessuno è legittimato a dare patenti di democrazia» e i «primi nemici del sogno europeo sono quelli che negano l’evidenza di un’Unione nata su basi fallaci». Insomma: «Se vogliamo far finta di niente e dire che la speranza del mondo è che la Lega entri nel Ppe, secondo me non si fa un buon servizio al sogno dei padri fondatori».

E conclude: «Letta si dice contento di avere al tavolo Salvini con l’etichetta di “sovranista”, io saluto Letta con l’etichetta “europeista”. Ma se ci leviamo le etichette dalla giacca, magari qualcosa la costruiamo».

Fatto sta che dopodomani il segretario leghista sarà in Ungheria per il summit. Lo accompagneranno l’ex ministro Lorenzo Fontana (che con ogni probabilità sostituirà l’oggi ministro Giorgetti alla guida del dipartimento Esteri della Lega) e il presidente dell gruppo al parlamento europeo Identità e democrazia Marco Zanni. L’idea, che Salvini spiegherà questa mattina alla Stampa estera, è proprio quella di «offrire un’alternativa a un Ppe ormai sbilanciato a sinistra». L’ambizione è quella di costruire — dopo l’uscita dell’orbaniano Fidesz dal Ppe — un gruppo dalla massa critica adeguata ad attrarre a sé alcune delegazioni nazionali del Partito popolare.

Obiettivo collegato, il superare il «cordone sanitario» stretto a Bruxelles intorno ai sovranisti. Oggi, divisi tra più eurogruppi di peso specifico non adeguato e con scarse forze di governo, si trovano nel ruolo poco gratificante di spettatori. Cosa diversa sarebbe, spiegano nella Lega, «se ci fosse un gruppo conservatore soltanto, con parecchi partiti al governo nei loro paesi». Per questo, perdibilissima è considerata la destra estrema tedesca di Afd, oltretutto uscita sconfitta dalle recenti elezioni. Non così, per la Lega, il Rassemblement national di Marine Le Pen.

Ma qui cominciano i problemi. Difficile che Giorgia Meloni apprezzi: è la presidente dell’eurogruppo Ecr, a cui aderiscono i polacchi del Pis di Morawiecki. Per contro, il Pis, decisamente anti russo, non apprezza affatto le relazioni di Marine Le Pen con Mosca. Ma allora, perché Salvini va bene? Oltre al fatto indiscutibile che il segretario leghista è stato invitato, unico non premier, all’appuntamento, in un’intervista l’eurodeputato del Pis Witold Waszczykowski osserva che «da quando è al governo, Salvini ha accettato la politica europea contro la Russia, ha accettato le sanzioni. E questo apre alla cooperazione». Ma il tema, per la Lega, resta: in Italia con Draghi, in Europa con i sovranisti.

Senza più letti né speranze. Il Brasile sul baratro si aggrappa ai suoi medici

 



da IL CORRIERE DELLA SERA del 30 marzo 2021.Sara Gandolfi

«Siamo pieni di letti improvvisati in terapia intensiva. Altrimenti i malati finirebbero i loro giorni per strada, senza assistenza. È il collasso del sistema. Muoiono tantissime persone che in condizioni normali non morirebbero». Ederlon Rezende è uno dei dottori più intervistati in Brasile: monitora i dati di ospedali pubblici e privati e non può che confermare il dramma nazionale. Ana de Lemos, direttore esecutivo di Medici Senza Frontiere in Brasile, è ancora più dura: «Questo Paese non ha mai vissuto nella sua lunga storia una crisi umanitaria simile — dice al Corriere —. È innanzitutto un fallimento politico. Ancora si nega la verità scientifica. Manca l’ossigeno, i vaccini e un coordinamento a livello federale. In uno scenario così travolgente, la strada è aperta per la nuova variante P1, che è molto più letale e contagiosa. Ed è ormai diffusa in tutto il Brasile».

Da una settimana si registra una media giornaliera di 2.598 decessi, con picchi fino a 3.000 morti quotidiani. Il gigante sudamericano ha superato i 312.000 morti e i 12,5 milioni di contagi dall’inizio della pandemia. Sono cifre sottostimate, ammette il ministro della Salute (il quarto in un anno), visto che molti comuni non riescono neppure ad aggiornare le statistiche. E il picco non è ancora raggiunto.

«Il virus dilaga con una crescita del 42% rispetto alla settimana precedente», avverte il quotidiano Folha de S.Paulo. Colpa della diffusione della variante amazzonica, ma anche di una pessima gestione dell’emergenza sanitaria. Secondo i dati di Our World Data, il Brasile registra ora più morti di Usa, Messico, Italia e Russia messi insieme.

Sul viale Sumaré, nella zona occidentale di San Paolo, domenica i joggers invadevano il marciapiede. Senza mascherina o distanziamento sociale. Il giorno prima, sulla spiaggia di Copacabana, a Rio de Janeiro, si erano dati appuntamento in massa i sostenitori del presidente «negazionista» Jair Bolsonaro, per protestare contro le nuove restrizioni anti-pandemia, che dureranno per tutta la Settimana Santa. Negli ospedali, intanto, si muore, o si fa la fila. Le code dei pazienti contagiati in attesa di un letto si allungano, solo a San Paolo oltre mille persone attendono il ricovero, nelle strutture pubbliche come nelle cliniche: a differenza dello scorso anno,ora il virus non risparmia le classi alte (a parte chi è volato a Miami per farsi il vaccino).

Anche per questo ieri Bolsonaro ha accettato il sacrificio di un alleato importante, il ministro degli Esteri Ernesto Araujo, capo dell’ala trumpiana e più estremista del governo, ora finita sott’accusa per il grave ritardo nell’approvvigionamento dei vaccini contro il Covid — che Arujo definiva «comunevirus» — e per la gestione troppo ideologica della politica estera. Finora sono state vaccinate con la prima dose 15,5 milioni di persone, ossia il 7,3% della popolazione adulta. E appena il 2,2% anche con la seconda.