Anglotedesco

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lunedì 26 aprile 2021

Appello di Mattarella all'unità Draghi: immorale non scegliere

 


«Rinascita, unità, coesione, i sentimenti che hanno consentito al Paese di archiviare con la Liberazione una pagina nefasta della sua storia. Una memoria consapevole che guarda al futuro». Sergio Mattarella celebra la festa della Liberazione al Quirinale dopo aver deposto una corona all'Altare della Patria. Una celebrazione meno solitaria di quella dello scorso anno durante il lockdown, quando il Capo dello Stato salì le scale del monumento al Milite ignoto da solo nella città deserta e silenziosa; questa volta con lui ci sono i presidenti delle Camere Elisabetta Casellati e Roberto Fico, e il presidente del Consiglio Mario Draghi insieme al ministro della Difesa Lorenzo Guerini. Ma è pur sempre una cerimonia in tempi di pandemia: tutti indossano le mascherine, le distanze sono rispettate e nel salone dei Corazzieri al Quirinale siede solo una manciata di autorità, tutto viene trasmesso in streaming.Proprio le «ferite profonde» inferte al Paese dal virus spingono a una riflessione sul valore del ricordo della Resistenza e della Liberazione, che per Mattarella risiede nel coraggio e nella speranza, nel sacrificio in favore delle generazioni future, nella collaborazione tra diverse culture politiche. E per Mario Draghi risiede nella consapevolezza che la libertà non è mai barattabile con nulla, nel ricordo che non tutti gli italiani furono «brava gente».Il Capo dello Stato, che è stato a sorpresa a deporre una corona al quartiere romano del Quadraro, teatro dei rastrellamenti del maggiore Kappler, si rivolge soprattutto ai giovani e fa notare loro che «il ricordo, la consapevolezza del dolore, dei sacrifici, dei tempi bui che, nel corso del tempo, abbiamo più volte attraversato, ieri come oggi, ci tengono uniti». Il ricordo ci fa capire che «il 25 aprile rappresenta uno spartiacque imprescindibile nella nostra storia nazionale», permise all'Italia di sedere nuovamente nei consessi internazionali a testa alta, garantì i diritti e le libertà di cui godiamo oggi. La Resistenza nacque da una spinta, «ideale e morale, prima che ideologica o politica», dai «valori di pietà e di civiltà della nostra gente» e fu «serbatoio di istanze morali». La Resistenza fu anche «laboratorio dove si sperimentarono l'incontro e la collaborazione tra le grandi forze popolari, tra le diverse posizioni e culture politiche». Agli stessi ideali ha richiamato anche Draghi, che in visita al Museo storico della Liberazione ha fatto presente che «libertà e diritti non sono conquistati per sempre e non sono barattabili con nulla. Sono più fragili di quanto non si pensi». Draghi ha lanciato l'allarme verso la perdita della memoria collettiva, verso i «troppi revisionismi riduttivi e fuorvianti», verso il rischio di un «fascino perverso di autocrati e persecutori delle libertà civili, soprattutto quando si tratta di alimentare pregiudizi contro le minoranze etniche e religiose. Il linguaggio d'odio, che sfocia spesso nel razzismo e nell'antisemitismo, contiene sempre i germi di potenziali azioni violente. Non va tollerato» chiarisce il presidente del Consiglio. Ricordando l'invito a non cadere nell'indifferenza giunto da Liliana Segre, Draghi ha fatto presente che «non fummo tutti, noi italiani, "brava gente". Dobbiamo ricordare che non scegliere è immorale». 

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