Anglotedesco

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mercoledì 28 aprile 2021

Conte vuole far slittare il via del «nuovo». M5S La grana del direttivo



da IL CORRIERE DELLA SERA del 28 aprile 2021. Emanuele Buzzi

La rifondazione del Movimento? Potrebbe partire dopo l’estate. La voce circola nei corridoi di palazzo, nonostante gli annunci di svolte e kermesse imminenti. Il motivo — stando ai rumors — sarebbe duplice. C’è una chiave politica: le malelingue sottolineano come dietro all’eventuale slittamento ci sia la volontà di non intestarsi come primo passo del nuovo corso l’esito delle Amministrative, dove il risultato — specie se paragonato al M5S di cinque anni fa che vinse da solo a Roma e Torino — rischia di non essere altrettanto esaltante.

Se il giudice obbligherà a votare online i nuovi dirigenti l’ex premier dovrà trattare con loro sarda espulsa Carla Cuccu. Il 30 aprile si discute il ricorso di Vito Crimi sulla scelta del tribunale di nominare un curatore in veste di rappresentante legale M5S, in quanto Crimi non è stato riconosciuto come tale in una sentenza a fine febbraio. Fonti interne al Movimento mostrano «preoccupazione» sull’esito del confronto. Tra le questioni in ballo c’è anche la stessa ammissibilità del ricorso. Non solo. Il periodo di proroga concesso da Beppe Grillo a Crimi come rappresentante Cinque Stelle (del mai eletto comitato direttivo) dovrebbe essere scaduto al momento della discussione in aula. Il «nulla osta» del garante era valido nel momento della prima sentenza. L’ex viceministro contava di chiudere la transizione in tempi rapidi e ora lo stallo rischia di trasformarsi in un boomerang.

Se i giudici dovessero confermare quanto stabilito a febbraio, allora il pm chiederà come preannunciato di votare il comitato direttivo, in cui da statuto siede il legale rappresentante del Movimento: una mossa che ragionevolmente potrebbe concretizzarsi nel giro di pochi giorni, forse una settimana. A quel punto, già dopo la pronuncia del tribunale, la kermesse online di Conte prevista per inizio maggio dovrebbe essere messa in stand-by.

Si dovrebbe procedere con la votazione online su Rousseau dell’organo collegiale: in questo caso andrà trovato un accordo economico con Davide Casaleggio per garantire la consultazione. Ma il voto dilaterebbe ancor di più i tempi. Conte non è iscritto al Movimento e, oltretutto, pare improbabile che voglia candidarsi per un organo interno che non prevede particolari distinzioni tra i suoi membri. Nell’ipotesi che tutto ciò avvenga, allora sarebbero ancora i vecchi big M5S — da Luigi Di Maio a Paola Taverna, da Dino Giarrusso a Danilo Toninelli — a tornare protagonisti, sfidarsi tra di loro e sedersi al tavolo sia con Rousseau sia con Conte e Grillo per gestire la transizione e risolvere le questioni pendenti. Uno scenario che darebbe ai cinque un «potere contrattuale» non irrilevante.

L’iter dovrebbe durare almeno un paio di mesi, facendo slittare appunto la nuova fase alla fine dell’estate. Ipotesi, scenari, che al momento vengono dipinti come «tra i più probabili» in un momento molto caotico. Le tensioni e le incertezze si riflettono anche sui gruppi parlamentari. Le voci di scissione aumentano. Trenta-quaranta pentastellati sono sul piede di guerra e chiedono garanzie. «Stiamo riflettendo — dice all’Adnkronos Gianluca Vacca — siamo in attesa di capire il progetto di Conte. Il M5S come lo conoscevamo non c’è più, sta nascendo qualcosa di diverso e vorremmo capire di che si tratta». «Siamo tutti in stand by», gli fa eco Daniele Del Grosso. Un’accelerazione però — per via della causa sarda — potrebbe essere in vista e portare a delle scelte nette. Orizzonti incerti per un Movimento sempre più inquieto.

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