Anglotedesco

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venerdì 30 aprile 2021

La flotta britannica fa rotta verso l’Asia Johnson sfida Pechino

 



da LA REPUBBLICA del 30 aprile 2021.Gianluca Di Feo

“ Rule, Britannia! Britannia rule the waves ”. Con l’Europa alle spalle, Boris Johnson vuole restituire agli inglesi il sogno imperiale, quel canto che ha accompagnato la Royal Navy nella conquista degli oceani: “Domina, Britannia! Domina le onde”. Tra pochi giorni infatti prenderà il largo una flotta imponente, guidata dalla portaerei Queen Elizabeth: la più grande nave inglese di sempre, 280 metri di lunghezza e 65 mila tonnellate di dislocamento, con a bordo sedici caccia “invisibili” F-35 e quattordici elicotteri. Al suo fianco ci saranno altre sei unità da guerra e un sottomarino nucleare armato di missili cruise. Infine, una compagnia dei Royal Marines, considerate le migliori truppe da sbarco esistenti. «Sarà la più massiccia concentrazione di potere marittimo a muoversi dal Regno Unito da una generazione», ha detto il ministro della Difesa Ben Wallace. Uno schieramento del genere infatti non si vedeva dai tempi delle Falkland e della spedizione voluta dalla Thatcher per scacciare gli argentini dall’arcipelago dell’Atlantico meridionale. Questa volta però naviga verso l’altro capo del pianeta: fa rotta sulla Cina, puntando verso il nuovo crocevia delle tensioni e degli interessi mondiali.

Londra intende essere ancora protagonista, lanciando l’idea della Global Britain per «rivestire un ruolo attivo nel plasmare il sistema internazionale». Lo ha esplicitato il ministro Wallace: «Quando la nostra flotta salperà, farà volare la bandiera della Global Britain , proiettando la nostra influenza, testimoniando il nostro potere, unendoci ai nostri amici e riaffermando il nostro impegno a rispondere alle sfide della sicurezza». Quello che una volta si chiamava “mostrare la bandiera”: più che ai vascelli di Horatio Nelson trionfanti a Trafalgar, questa spedizione somiglia alle cannoniere di Sir Gordon Bremer che nel 1840 obbligarono il Celeste Impero ad aprire i porti cinesi alle merci inglesi. Abbandonata l’Unione europea, il premier Johnson infatti crede che il futuro vada cercato proprio nella regione indo-pacifica: il documento che definisce la politica estera e militare del dopo Brexit è tutto focalizzato su questo continente. India, Giappone, Corea del Sud, Indonesia, Vietnam sono le nuove terre promesse, i mercati che dovranno rimpiazzare le perdite comunitarie. Per questo nei prossimi sei mesi la Queen Elizabeth visiterà quaranta Paesi, trasmettendo lungo 26 mila miglia lo stesso messaggio: “Siamo tornati e vogliamo restare”. «La portaerei è la metafora di uno Stato che vuole pesare a livello globale – ha sottolineato il contrammiraglio Jerry Kyd, comandante della squadra navale –. La nostra ambizione è di essere assolutamente persistenti e rimanere nei mari dell’Indo-Pacifico ».

Non una toccata e fuga, quindi, ma una presenza costante. E una sfida faccia a faccia con Pechino negli stretti contesi dove scorre il traffico planetario, perché oggi Londra considera la Cina “il competitore sistemico”. La partenza della flotta rappresenta solo la mossa di apertura nella scacchiera del “Grande Gioco” asiatico: il disegno è più ampio e mira in prospettiva a inserirsi nell’accordo Quad, il patto tra Stati Uniti, India, Australia e Giappone rianimato dal presidente Biden.

Basterà una portaerei per tornare a essere dominatori dei mari? Gli analisti sono scettici: «Sarà un’operazione visibile ma irrilevante». Londra sogna di rendere stabile la sua “squadra asiatica”, magari costruendo una base in Giappone da aggiungere alle infrastrutture esistenti in Oman e a Singapore. Oggi però questi piani appaiono velleitari. Un ventennio di tagli ha ridotto la Royal Navy al minimo storico: dispone soltanto di 19 tra caccia e fregate mentre per i rinforzi promessi dal governo Johnson bisognerà aspettare il prossimo decennio. Numeri irrisori nel confronto con il Dragone cinese, che ha varato quaranta unità in un solo anno e adesso ne conta 360, più di quante ne schieri l’Us Navy. Certo, i caccia F-35 della Queen Elizabeth sulla carta non hanno rivali e surclassano gli intercettori di Pechino. Ma gli inglesi ne hanno ancora pochi, soprattutto del modello a decollo verticale: nella missione solo 8 saranno britannici, gli altri 10 verranno “prestati” dai Marines statunitensi. L’ammiragliato però guarda oltre e spera di fare da apripista ad altri Paesi che condividono gli stessi disegni, anche all’interno della Ue: non a caso, alla flotta si accoderà una fregata olandese. Bruxelles non ha né una politica estera né una forza armata. E Londra vuole sfruttare questo vuoto per imporre un suo ruolo da leader. Come ha sintetizzato Seth Crospey, ex sottosegretario americano alla Marina: «La squadra navale avrà un impatto modesto sul bilancio del potere in quella regione, ma lancerà un segnale diplomatico e politico importante».

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