Anglotedesco

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giovedì 29 aprile 2021

La resa dei terroristi in fuga

 


Dopo i sette arresti di mercoledì, altri due dei tre ex terroristi sfuggiti al fermo si sono costituiti alla giustizia francese. Luigi Bergamin e Raffaele Ventura hanno così posto fine alla loro fuga dall'Italia. Sia a loro che agli altri sette latitanti arrestati mercoledì - il fondatore di Lotta Continua Giorgio Pietrostefani, gli ex brigatisti Enzo Calvitti, Giovanni Alimonti, Roberta Cappelli, Marina Petrella e Sergio Tornaghi, più Narciso Manenti dei Nuclei Armati contro il Potere territoriale - è stata concessa la libertà vigilata in attesa dei processi davanti alla Corte di Appello d Parigi che dovranno valutare la richiesta di estradizione avanzata dall'Italia. A questo punto solo Maurizio Di Marzio, cinque anni residui da scontare per il sequestro del vicequestore Nicola Simone, è ancora ricercato. Bergamin, appartenente a Prima Linea, deve scontare la pena residua di 16 anni, 11 mesi e un giorno inflitta con sei condanne definitive per banda armata, rapina aggravata, associazione per delinquere e omicidio per la morte dell'agente della Digos di Milano Andrea Campagna, avvenuto nel capoluogo lombardo il 19 aprile 1979, e per l'uccisione del maresciallo degli agenti di custodia Antonio Santoro, commesso a Udine nel 1978. Ventura, appartenente alla organizzazione eversiva Formazioni comuniste combattenti, dal 31 gennaio 1986 ha acquisito la cittadinanza francese confermata il 14 agosto 1986 dal ministero degli Affari sociali transalpino. Deve espiare la pena di 24 anni e 4 mesi di reclusione per l'omicidio del brigadiere Antonio Custra, banda armata, rapine, detenzione e porto illegale di armi, poiché colpito da ordine di carcerazione, emesso il 16 febbraio dalla procura generale della Repubblica di Milano. «Questa vicenda si protrae da oltre quattro decenni. Dietro questa svolta c'è un lavoro che ha coinvolto negli anni vari soggetti a più livelli», ha spiegato in un'intervista al Corriere della Sera la ministra della Giustizia Marta Cartabia a proposito degli arresti dei terroristi italiani ieri in Francia. «Nessun ordinamento giuridico può permettersi che una pagina così lacerante della storia nazionale - prosegue Cartabia - resti nell'ambiguità, e resti irrisolta. La storia offre numerosi esempi di giudizi celebrati e di vicende giudiziarie portati a compimento a molti anni di distanza. La nostra volontà di riproporre la richiesta delle estradizioni non risponde nel modo più assoluto a una sete di vendetta, che mi è estranea, ma a un imperioso bisogno di chiarezza, fondamento di ogni reale possibilità di rieducazione, riconciliazione e riparazione, fini ultimi e imprescindibili della pena». Di riconciliazione che passi attraverso la giustizia ha parlato anche il sindaco di Milano Beppe Sala a margine delle celebrazioni per l'anniversario della morte di Sergio Ramelli, il diciottenne militante del Fronte della Gioventù che perse la vita per l'aggressione subìta di un gruppo di Avanguardia operaia. «Nessun piacere - ha detto Sala - a vedere persone anziane in carcere ma la giustizia, pure a distanza di tanto tempo, deve fare il suo corso. Poi sarà il momento della riconciliazione».

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