Anglotedesco

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lunedì 26 aprile 2021

La variante indiana fa paura i primi casi sono in Veneto

 


La variante indiana, peraltro già registrata in un paio di casi nei dintorni di Firenze, arriva anche in Veneto. E la preoccupazione è molta, vista la situazione sanitaria nel paese asiatico. L'India, peraltro, è il primo produttore mondiale di vaccini e, paradossalmente, come spiega il Ft, con 352.991nuovi casi e 2.812 morti detiene il record mondiale di contagi e di decessi in un solo giorno, due livelli, tra l'altro, che gli esperti ritengono siano un bilancio ampiamente sottostimato. Come se non bastasse i servizi sanitari mancano di letti ospedalieri e di forniture salvavita, tanto che gli Stati Uniti, il Regno Unito e l'Unione europea sono dovuti intervenire per rifornire il Paese asiatico di ossigeno, di ventilatori e di materie prime per la produzione di vaccini. Insomma, un disastro, reso ancora più amaro dal fatto che l'azienda che realizza il 38% dei vaccini commercializzati nel mondo da AstraZeneca è indiana e sforna ogni anno 1, 5 miliardi di sieri di vario tipo. Ma nonostante questi primati a livello nazionale, la campagna di vaccinazione contro l'epidemia dell'India procede a rilento: al 24 marzo gli indiani che hanno ricevuto una dose di vaccino sono 53, 1 milioni, su una popolazione di circa oltre un miliardo di abitanti. In VenetoIntanto ieri la variante indiana del coronavirus è stata riscontrata anche in Veneto, in due pazienti: «Abbiamo i primi due pazienti, a Bassano, padre e figlia, con la variante indiana. Le varianti arrivano tutte, ce ne sono migliaia, non so quante siano, affrontiamo giorno dopo giorno questi aspetti, però si va avanti». Lo ha detto il presidente del Veneto, Luca Zaia. E Andrea Crisanti, direttore del dipartimento di Microbiologia dell'Università di Padova, non nega la preoccupazione: «Se la variante indiana è presente in Veneto, allora è arrivata anche in altre parti d'Italia, perché il nostro sistema di controllo ha una sensibilità bassissima». E questo «deve preoccuparci molto perché questa variante ha un'elevata trasmissibilità ed è caratterizzata da mutazioni che le permettono di sfuggire ai vaccini anti Covid». Per Crisanti, non è accertato che il boom di casi esplosi in India sia collegato alla variante ma «è altamente probabile». E l'Italia, che ha appena dato il via libera alle prime riaperture, rischia molto: «Avremmo dovuto progettare riaperture creando una rete di salvaguardia contro alcune varianti - ovvero quella brasiliana, quella sudafricana e quella indiana - che non possiamo permetterci di contrarre», ammonisce Crisanti. Per l'esperto, infatti, «non basta bloccare i voli dall'India ma dobbiamo stoppare qualsiasi possibile triangolazione. E poi bisogna implementare la quarantena vigilata». Secondo Crisanti, «non solo manca tutto ciò, ma abbiamo anche un sistema di tracciamento che è saltato tempo fa». Una conferma arriva da Fabrizio Pregliasco, virologo dell'università Statale di Milano: «È necessario fare ancora alcune valutazioni - ha detto - ma la variante indiana di Sars-CoV2 di sicuro ci piace poco perché ha due mutazioni nella proteina Spike, che rendono più facile l'inserimento all'interno dell'organismo». Parlando della decisione annunciata dal ministro della Salute, Roberto Speranza, sul blocco degli ingressi dall'India, Pregliasco si è detto d'accordo: «È una scelta precauzionale che condivido anche alla luce della situazione epidemiologica indiana».  

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