Anglotedesco

Anglotedesco

martedì 27 aprile 2021

Piano Draghi, il si è sprint


di Nadia Pietra

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza firmato Mario Draghi incassa il sì di Camera e Senato. Prima dell'invio definitivo a Bruxelles, previsto entro venerdì, il testo dovrà passare in una nuova riunione del Consiglio dei ministri per il placet finale. Il passaggio parlamentare non registra particolari turbolenze, anche se le rivendicazioni che arrivano da deputati e senatori a sera inducono il presidente del Consiglio quasi a bacchettare i partiti: «Guardate che oggi è un giorno positivo, non è una cosa su cui dispiacersi. È positivo per l'Italia», ironizza.VOTO SENZA SORPRESEAlla fine il pallottoliere non riserva sorprese: i numeri della maggioranza sono blindati e anche Fratelli d'Italia, dopo le polemiche sul mancato coinvolgimento delle Aule, decide di astenersi. Votano contro solo Sinistra italiana e Alternativa c'è. Certo l'attacco che Giorgia Meloni rivolge a Draghi è preciso: «Il Parlamento su questo piano, forse il documento più importante della storia repubblicana, è stato ignorato, permettemi di dire, è stato deriso», accusa. IL RUOLO DEGLI ENTI LOCALIIl presidente non la pensa così. Non c'è nessun «garantisco io» («non l'ho mai detto, non è nel mio stile» precisa), ci sarà piuttosto un costante coinvolgimento di Camera e Senato e, soprattutto, degli enti locali, ai quali spetta «la sfida più difficile» della messa a terra dei progetti e del corretto utilizzo delle risorse. «Il dialogo non è finito qui, il contributo che il Parlamento può dare al piano è solo all'inizio, perché le riforme saranno adottate con strumenti legislativi» sui quali Camera e Senato avranno «un ruolo determinante». Comuni e Regioni, poi, insiste, «sono i veri attuatori del Piano e devono avere un ruolo centrale perché hanno la massima contezza dei bisogni del territorio». CORSA CONTRO IL TEMPOQuanto ai tempi, Draghi riconosce come «indubbiamente» fossero «ristretti». Nessuna scelta a favore di telecamere, però. «La scadenza del 30 aprile non è mediatica, ma se si arriva prima si accede ai fondi prima». La vera sfida, per il capo dell'esecutivo, però, comincia adesso: «Dobbiamo lavorare insieme, col Parlamento, con gli enti locali, col popolo italiano. Il piano è attuabile solo se c'è volontà di successo e non di sconfitta». Di più. Il Recovery plan «nasce da una scommessa collettiva in Europa sulla capacità di spendere bene il denaro e l'Italia è in prima fila. Saremo responsabili del successo o della perdita di questa scommessa», azzarda.SALVINI, CONTE E RENZIGli alleati gongolano, a partire da Matteo Salvini. «Grazie per l'autorevolezza che sta restituendo all'Italia. Il fatto che lei abbia alzato il telefono per chiedere rispetto mi ha reso orgoglioso parlamentare e cittadino di questo Paese. Qualcuno fino a pochi mesi fa prendeva ordini da Merkel, ora la musica è cambiata», mette in chiaro punzecchiando ancora una volta Giuseppe Conte. Agli alleati, poi, il leader del Carroccio manda un messaggio chiaro: «La Lega c'è. Noi siamo alleati leali, "purtroppo" dice qualcuno a sinistra». I rapporti dentro la maggioranza restano tesi. E Matteo Renzi rivendica di aver portato alla fine del Governo Conte e all'arrivo di Draghi. «Ne valeva la pena - insiste - ora il piano ha un'anima e una visione». 

Nessun commento:

Posta un commento