Anglotedesco

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lunedì 26 aprile 2021

Quella notte a casa di Grillo: la vodka, i rapporti con i quattro le lacrime il mattino dopo


da IL CORRIERE DELLA SERA del 27 aprile 2021.Giusi Fasano

Tutti e quattro. Tutti sconosciuti fino a poche ore prima. Eppure lei non soltanto «ci sta», per farla semplice. Ma beve un bel po’ di vodka sfidando i maschi che non riescono a farlo e poi — in pieno consenso — decide di avere un rapporto sessuale con tutti e quattro quei ragazzi. A più riprese e a turno. Dopodiché se ne pente, scrive messaggi alle sue amiche: «Ho sbagliato un’altra volta, ho fatto un’altra cazzata».

Ecco. Cominciamo da questa ricostruzione dei fatti. L’ha raccontata esattamente così — prima in Procura e poi in tv — Vittorio Lauria, uno dei quattro ragazzi del caso Grillo. Nella sostanza ha descritto una ragazza dagli insaziabili desideri sessuali che fa a pugni con quella raccontata invece dai genitori, dagli amici e da chi la conosce: «Una persona serissima, studiosa, educata, senza eccessi», «una che in settimane di vacanze è uscita la prima volta proprio quella sera lì e che sembrava timorata di Dio», per dirla con le parole del gestore del bed & breakfast dove alloggiava. Una che il giorno dopo «non sembrava più la stessa, era triste, cambiata».

Da qualunque parte la si guardi, questa storia è diventata una storia di sopravvivenza. Non sono previsti prigionieri, chi si salva butta a mare la controparte. Veleno. E l’avvelenatore dei pozzi, senza volerlo, è stato lui, Beppe Grillo, con quel video livoroso e drammatico che doveva essere la difesa di suo figlio Ciro e dei suoi tre amici. Sappiamo com’è andata a finire. Il ragazzo e gli altri — cioè Lauria, Francesco Corsiglia ed Edoardo Capitta — sono da giorni sulla graticola come mai lo erano stati da quando hanno saputo di essere indagati, cioè ad agosto del 2019. Le implicazioni politiche hanno fatto il resto e il risultato è che perfino lo stesso Lauria (intervistato da «Non è l’Arena» di Massimo Giletti) a domanda risponde che no, quel video «non andava fatto», fa capire che difendendo suo figlio in quel modo Beppe ha inguaiato gli altri tre, perché «noi non siamo conosciuti e non sarebbe successo niente» senza la sua sfuriata.

In mezzo a tutto questo c’è una Procura che sembra sottovuoto tanto è chiusa ermeticamente, ci sono gli avvocati degli indagati e delle parti civili ciascuno con qualche buon motivo per essere risentito di questo o di quel dettaglio pubblicato. E ci sono quasi due anni di indagini che dovrebbero diventare a breve una richiesta di rinvio a giudizio per i quattro ragazzi.

Non sono pochi, due anni, specie se la chiusura dell’inchiesta è ormai di cinque mesi fa. Perché tanto tempo per decidere se chiedere o meno il rinvio a giudizio? La risposta arriva dagli avvocati degli inquisiti: sono state richieste proroghe; c’è voluto l’incarico a un consulente per trasferire sui dischetti le carte che chiedevano; sono slittati gli interrogatori dei ragazzi per impedimenti degli stessi legali, più i tempi delle notifiche e problemi personali del pm.

Così siamo arrivati a oggi, a quello che è finora emerso della notte fra il 16 e il 17 luglio 2019 a Cala di Volpe, in costa Smeralda, nella casa di Grillo senior.Quella sera Silvia, italosvedese, e la sua amica Roberta escono per andare al Billionaire, la discoteca di Briatore, dove arrivano poco prima di mezzanotte. Sono alloggiate in un b&b di Porto Pollo, Silvia ospita Roberta per l’ultima settimana di vacanza. Al Billionaire conoscono i quattro amici genovesi e alle cinque del mattino, siccome non trovano un taxi che le riporti al b&b, accettano l’invito dei ragazzi a una spaghettata a casa di Grillo junior con la promessa che poi le avrebbero riaccompagnate loro stessi.

Spaghetti, chiacchiere, molto alcol — stando al racconto di Lauria più lei di loro — finché alle sei del mattino Roberta cade sfinita sul divano e si addormenta mentre Silvia va in una camera. Corsiglia l’accompagna, si infila sotto le lenzuola con lei e — dice il capo di imputazione — la violenta una prima volta approfittando della sua «minorata difesa» dovuta all’alcol. Gianluigi Nuzzi, che ha ricostruito i fatti per «Quarto Grado», racconta degli altri tre che commentavano e ridevano. Nel suo verbale lei dice che riesce a fuggire in bagno, che Corsiglia la raggiunge e la violenta di nuovo. Inutile cercare di svegliare l’amica che non si accorge di nulla, Silvia spiega agli inquirenti che Grillo, Capitta e Lauria la costringono a bere vodka. Nessuna sfida, come invece rivela Lauria («è lei che l’ha presa, da sola e per sfida, l’ha bevuta tutta “gocciandola” perché noi non ci riuscivamo»).

Dopo la vodka la violenza degli altri tre, a turno. Così dice l’accusa. Quando Roberta si sveglia la trova in lacrime: «Mi hanno violentata tutti». «No, era consenziente» replicano loro. E qui torniamo al punto di partenza. Una ragazza che racconta di uno stupro e quattro ventenni che parlano di consenso.

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