Anglotedesco

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domenica 25 aprile 2021

Strage in mare,accuse all'Ue

 



Le disperate traversate dei migranti nel Mediterraneo aumenteranno, per questo occorre impedire nuove tragedie e creare le condizioni per tutelare la vita dei migranti. È l'appello dell'Unhcr (Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati)e dell'Organizzazione internazionale per le migrazioni che si dicono «profondamente turbate» dopo il tragico naufragio al largo delle coste libiche che ha causato la morte giovedì di 130 migranti. Il gommone, che sarebbe partito dalla zona di Al Khoms, a est di Tripoli, si è ribaltato a causa del maltempo e del mare in tempesta. L'ong Sos Mediterranee ha riferito che la prima richiesta di soccorso è stata ricevuta dalle autorità mercoledì mattina.Le organizzazioni umanitarie ribadiscono la loro richiesta alla comunità internazionale «affinché intraprenda misure urgenti per porre fine alle perdite evitabili di vite in mare. Ciò include la riattivazione delle operazioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo, un maggiore coordinamento con tutti gli operatori di soccorso, la fine dei rimpatri verso porti non sicuri e la creazione di un meccanismo di sbarco sicuro e prevedibile».Per Unhcr e Oim è accaduta «la più grande perdita di vite umane registrata nel Mediterraneo centrale dall'inizio dell'anno. Finora, nel solo 2021, almeno altre 300 persone sono annegate o sono scomparse nel Mediterraneo centrale. Si tratta di un aumento significativo rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso, quando circa 150 persone sono annegate o sono scomparse lungo lo stesso percorso». Intanto in Libia, migranti e rifugiati «continuano a essere soggetti a detenzioni arbitrarie, maltrattamenti, sfruttamento e violenza, condizioni che li spingono a intraprendere viaggi rischiosi, soprattutto traversate marittime che possono finire con conseguenze fatali».Le accuse sono durissime. «Attori statali e Frontex cercano solo di proteggere i confini piuttosto che le persone. Devono essere aboliti e sostituiti da un Centro di coordinamento del soccorso civile che ha l'obiettivo di salvare le persone». Lo afferma Alarm Phone: «Gli ultimi giorni sono stati duri. Una madre e il suo bambino sono morti dopo che il gruppo con cui erano a bordo ci ha chiamato. Poi, 130 persone che ci hanno chiamato sono state lasciate annegare dalle autorità europee e libiche. Mancano ancora 42 persone su una terza barca».Interviene anche il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici, Filippo Anelli: «Come medici, come istituzioni siamo impegnati da oltre un anno per strappare vite al Covid; ma non possiamo restare indifferenti di fronte all'ennesima tragedia e alle accuse delle Nazioni Unite. Difficile pensare di essere una società civile, se, invece di incarnare i principi e i valori scritti nella nostra Costituzione, ci giriamo dall'altra parte».«Chiediamo ai nostri governanti - conclude Anelli - di provare a trovare una soluzione politica per evitare queste stragi. Nel frattempo, però a nessuno può essere permessa l'indifferenza. Fu proprio il rifiuto dell'indifferenza che mise in moto il processo di Liberazione, che ci portò al 25 aprile. Fu la fede incrollabile in quei valori, che divennero poi i diritti inalienabili dell'uomo. Tra quei diritti, quello alla vita, alla salute, ad essere cittadini del nostro mondo».Le autorità libiche difendono il loro operato. Il portavoce della Marina, Massoud Abdelsamad, ha negato che la Guardia costiera della Libia non abbia fatto tutto il possibile per salvare le vite dei migranti annegati al largo delle sue coste tentando di raggiungere l'Italia: «È assolutamente falso, siamo intervenuti nonostante le pessime condizioni meteo». Questa la sua ricostruzione dei fatti: «Abbiamo ricevuto la chiamata di emergenza e abbiamo inviato un'imbarcazione direttamente sulla posizione che abbiamo ricevuto da Malta e Italia. Abbiamo assolto tutte le nostre responsabilità. Ci siamo coordinati, abbiamo collaborato. Ci addolora che siano state perse vite. Noi siamo la Guardia costiera libica. Quando si perde una vita, siamo sconvolti perché la nostra prima missione è salvare vite in mare. Ma c'erano forti venti e onde alte che rendevano quasi impossibile compiere salvataggi». 

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