Anglotedesco

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lunedì 26 aprile 2021

Vescovo italiano ferito a fucilate nel Sud Sudan: «Un avvertimento»

 



Nuovo attentato contro un religioso italiano a soli due giorni dall'assassinio in Perù della missionaria laica Nadia De Munari. Questa volta il bersaglio, solo ferito e fuori pericolo, era Christian Carlassare, il vescovo neo-eletto più giovane del mondo, aggredito ieri mattina a colpi di arma da fuoco in Sud Sudan. Il missionario, neo-eletto vescovo della diocesi di Rumbek nel Paese africano, è stato immediatamente trasportato all'ospedale della capitale. Carlassare è stato prima picchiato (come pare sia accaduto anche a una suora), poi gli aggressori gli hanno sparato quattro proiettili alle gambe.Con il passare delle ore si è chiarita la dinamica dei fatti. Una volontaria della onlus Cuamm addetta al rifornimento dell'ospedale di Rumbek, che dormiva a pochi metri alla stanza del vescovo, ha riferito di aver sentito, poco dopo la mezzanotte, alcuni spari: erano quelli indirizzati contro il vescovo. Un sacerdote che ha anche lui la stanza accanto a Carlassare è uscito e ha chiesto agli uomini armati cosa volessero, ma ha ricevuto colpi di avvertimento perché si facesse da parte. I due hanno chiesto a padre Christian di uscire e, di fronte al suo rifiuto, gli hanno sparato a entrambe le gambe per poi scappare. Due dei quattro colpi di fucile hanno attraversato i polpacci del vescovo non causando fratture ma provocando una notevole perdita di sangue. Occorreva subito una trasfusione di sangue, impresa non facile anche perché il vescovo ha un gruppo sanguigno con Rh negativo. La salvezza è venuta da un volontario, che ha un gruppo compatibile e che si è sottoposto al prelievo. Dopodiché il vescovo è stato trasportato in aereo all'ospedale della capitale. Il movente dell'agguato sarebbe da ricercare nel rifiuto di alcuni gruppi di etnia dinka rispetto all'arrivo di un nuovo vescovo, venuto da lontano, chiamato a rimpiazzare il coordinatore diocesano che invece era originario della zona e che aveva diretto la Diocesi di Rumbek per nove anni.Alcuni fedeli dinka si aspettavano quindi il passaggio di testimone a uno della propria etnia per ereditare anche l'insieme di strutture e investimenti di rilievo in una diocesi dove ancora è molto evidente la presenza di personale apostolico venuto da fuori, rispetto a una piccola comunità di una decina di preti diocesani.Dietro a questo agguato ci sarebbero un messaggio e un mandante chiari: qualcuno non lo vuole in Sud Sudan e non vuole nemmeno che sia consacrato vescovo il prossimo 23 maggio, giorno di Pentecoste. Un altro sacerdote, tra i possibili candidati a diventare vescovo in quella diocesi, aveva ricevuto in precedenza minacce di morte. Il vescovo Carlassare nel pomeriggio è stato dichiarato fuori pericolo e ha rilasciato un'intervista a una radio del Sud Sudan. «Perdono chi mi ha sparato, dal profondo del cuore - ha detto - e chiedo di pregare per la gente di Rumbek che sicuramente soffre più di me».Monsignor Carlassare è stato nominato vescovo della diocesi da poco più di un mese, l'8 marzo scorso, per volontà di papa Francesco. Nelle poche settimane passate in Sud Sudan, riferiscono dal paese africano, era già riuscito ad attirarsi la simpatia della maggioranza dei fedeli. 

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