Anglotedesco

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sabato 29 maggio 2021

Al centro o con la Lega ,Toti spinge Forza Italia alla resa dei conti

 



da LA REPUBBLICA del 29 maggio 2021.Emanuele Lauria

A evocare l’effetto domino è stata Mara Carfagna, berlusconiana di lungo corso e voce libera per autodefinizione: «L’iniziativa di Giovanni Toti e Luigi Brugnaro rappresenta un danno per Forza Italia che doveva essere evitato. Abbiamo bisogno di riaprire un dibattito interno se non vogliamo che a questa scissione ne seguano altre...». Una dichiarazione che la dice lunga sul clima che si respira dentro il partito e che fa il paio con quella dell’altra ministra Mariastella Gelmini: «C’è bisogno di rilanciare Fi: non bisogna sottovalutare il malessere crescente di molti colleghi». Il day after della nascita di “Coraggio Italia” diventa presto una resa dei conti, alla corte di un Silvio Berlusconi stanco e malato. Con le due esponenti azzurre nel governo Draghi pronte a sollevare critiche neppure tanto velate al coordinatore Antonio Tajani, indicato come responsabile dello smottamento forzista. Le due ministre segnalano chiaramente il pericolo di altre fughe.

Il fatto è che l’incursione della nuova armata fucsia, che si è portata via 11 deputati, ha fatto riemergere malesseri profondi, e ha riportato alla luce una plastica spaccatura dentro Forza Italia. Da un lato i custodi dell’ortodossia di partito, gli interpreti della linea di Arcore che siedono soprattutto in Senato (ma non solo) e che sono per un cammino a braccetto con la Lega, fino a una possibile federazione (se non addirittura a un partito unico) in vista delle elezioni. Dall’altro l’ala governativa, più sensibile alle istanze moderate e più lontana dal richiamo del Carroccio.

I primi accusano gli altri di intelligenza con il nemico, in questo caso proprio con Toti e Brugnaro, e ipotizzano una sponda interna a Coraggio Italia: sospetti che nascono dalla vicinanza di Gelmini e Carfagna con alcuni transfughi (Marin, Mugnai, il campano Sibilia) e che portano all’ipotesi di un lavoro comune su una Cosa di centro diversa da Fi. Sospetti respinti con sdegno dalla ministra degli Affari regionali: «Io fuori da Forza Italia? Non escludo che qualcuno lo auspichi da tempo, ma rimarrà deluso». Gelmini boccia formalmente Coraggio Italia e non rinuncia però a indicare una strada, per il futuro, che è esattamente quella che seguono Toti e Brugnaro: l’occupazione del Centro. «Dobbiamo continuare a essere l’unico punto di riferimento per quell’area del Paese – dice Gelmini – che si riconosce nei valori moderati, europeisti e liberali. Facciamolo in fretta, c’è ancora tempo per recuperare e per essere all’altezza della nostra storia e soprattutto di quella del presidente Berlusconi». In questa contrapposizione Tajani si aggrappa alla sagoma del Cavaliere: «Oggi come nel 1994 Berlusconi è il garante di un movimento unito e radicato». E delinea la via d’uscita di un partito più aperto, se non proprio contendibile: annunciando che in autunno saranno convocati i congressi comunali e provinciali». Basterà per evitare il big bang? Probabilmente no, se è vero che le fibrillazioni sono molto forti, specie fra i parlamentari del Sud che sanno bene di avere poche chance di rielezione e chiedono sottovoce un’iniziativa a Carfagna, paladina fino a qualche mese fa dell’opposizione interna alla linea filo-leghista. «Se qualcosa non cambia – dice un senatore meridionale – di qui a qualche mese ci sarà una Fi con numeri ridotti che si unirà alla Lega, anche per dare a Salvini il primato su Fdi e un altro soggetto politico di centro che ospiterà molti di noi in grado di fare alleanze a tutto campo ». Comunque finisca, la sensazione di molti è che il viaggio della fuoriserie berlusconiana, per dirla stavolta con le parole di un deputato scontento, «si appresti mestamente all’ultima curva».

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