Anglotedesco

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lunedì 3 maggio 2021

Attentato al centro anti-Covid arrestati due militanti no-vax

 


Svolta nelle indagini sulle bottiglie molotov lanciate lo scorso 3 aprile sulla struttura che ospita il centro vaccinale anti-Covid e il centro tamponi di via Morelli a Brescia causando danni a uno dei padiglioni del complesso. I carabinieri hanno arrestato Paolo Pluda e Nicola Zanardelli. I due sono accusati di atto di terrorismo con ordigni esplosivi e porto e detenzione di armi da guerra. Pluda è di Brescia, mentre Nicola Zanardelli di Monticelli Brusati (provincia di Brescia). Gli investigatori che ieri mattina hanno chiuso il cerchio sull'indagine spiegano inoltre che i due arrestati risultano convintamente orientati, dal punto di vista ideologico, verso le interpretazioni più violente e oltranziste delle tematiche populiste, no vax e anti-istituzionali, manifestate in particolare attraverso il web e i social network. È significativa infatti la circostanza che Pluda, la mattina poco prima dell'attacco, avesse postato sul proprio profilo Facebook la frase «se vogliamo distruggere il nemico dobbiamo usare la stessa arma "la paura" e la loro paura è la nostra unione. Non ci sono altre soluzioni».La svolta nelle indagini è stata possibile grazie all'isolamento di alcune immagini che hanno fornito la prova della preparazione degli ordigni da parte degli indagati. Dalle risultanze investigative è emersa la chiara volontà dei presunti attentatori - scrivono sempre gli investigatori - di bloccare e sabotare la campagna vaccinale in corso, intimidendo la popolazione e alimentando il clima d'incertezza del particolare momento storico, nonché di reiterare nel breve termine ulteriori azioni violente e di danneggiamento. Contestualmente, sono state eseguite nelle province di Brescia e Verona perquisizioni nei confronti di alcune persone rientranti nel circuito relazionale degli indagati. In particolare, il provvedimento cautelare è il risultato delle indagini condotte dal Dipartimento antiterrorismo della Procura di Brescia e dai carabinieri del Ros e del comando provinciale di Brescia. Secondo gli investigatori, l'incendio alimentato dagli ordigni - non propagatosi all'intero padiglione solo per la resistenza ignifuga della tensostruttura e per altre cause fortuite - era potenzialmente idoneo a causare danni devastanti alla struttura nella quale erano stoccate diverse centinaia di dosi di vaccino nonché altro materiale infiammabile, danni che avrebbero potuto ripercuotersi negativamente sulla campagna vaccinale anti Covid. A pochi metri dal principio di incendio corrono cavi elettrici che se fossero stati interessati dalle fiamme avrebbero interrotto l'alimentazione della catena del freddo così rendendo inutilizzabili i vaccini. Nel sito colpito vengono infatti somministrate circa 1000 dosi di vaccino al giorno. Le indagini, condotte in tempi brevi anche mediante il ricorso alle intercettazioni telefoniche e ambientali, si sono subito concentrate sull'analisi dei sistemi di videosorveglianza e rilevazione targhe dei veicoli presenti sul territorio di Brescia, e hanno consentito di individuare il mezzo utilizzato dai due per raggiungere il centro vaccinale. 


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