Anglotedesco

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sabato 8 maggio 2021

CASO CUCCHI:i" Pena più pesante per i carabinieri


 

La Corte d'Assise d'Appello di Roma conferma che Stefano Cucchi morì per il pestaggio subito la notte dell'arresto e condanna a 13 anni, per omicidio preterintenzionale, i due carabinieri responsabili. La decisione dei giudici arriva dopo una camera di consiglio durata cinque ore, a quasi 12 anni dalla morte di Stefano. Alessio Di Bernardo e Raffaele D'Alessandro vengono condannati a 13 anni di carcere come chiesto dal Pg, mentre quattro anni vengono inflitti al maresciallo Roberto Mandolini, per aver coperto quanto accaduto. Due anni e mezzo di carcere per falso dovrà scontare Francesco Tedesco che, inizialmente imputato per il pestaggio, durante il processo di primo grado denunciò i suoi colleghi diventando un teste chiave dall'accusa. «Il mio primo pensiero va a Stefano e ai miei genitori, che non possono essere con noi per il caro prezzo che hanno pagato in questi anni», dice Ilaria Cucchi, sorella della vittima, subito dopo la sentenza. Stefano Cucchi morì il 22 ottobre del 2009, una settimana dopo l'arresto per droga e il violento pestaggio subito nella caserma dei carabinieri della Compagnia Casilina. «Lo hanno massacrato di botte - ha detto il pg Roberto Cavallone durante la requisitoria, il 15 gennaio scorso -. Quel tipo di reazione non trova alcuna giustificazione».Mentre si chiude il nono processo sul caso Cucchi, va avanti il procedimento depistaggi nei confronti di altri otto carabinieri accusati, a vario titolo, di reati che vanno dal falso, all'omessa denuncia, la calunnia e il favoreggiamento: si tratta del generale Alessandro Casarsa, che nel 2009 era alla guida del gruppo Roma, il colonnello Lorenzo Sabatino, ex capo del Reparto operativo della capitale, Massimiliano Labriola Colombo, ex comandante della stazione di Tor Sapienza, dove Cucchi venne portato dopo il pestaggio, Francesco Di Sano, che a Tor Sapienza era in servizio quando arrivò il geometra, Francesco Cavallo all'epoca dei fatti capufficio del comando del Gruppo carabinieri Roma, il maggiore Luciano Soligo, ex comandante della compagnia Talenti Montesacro, Tiziano Testarmata, ex comandante della quarta sezione del nucleo investigativo, e il carabiniere Luca De Ciani. Entrando brevemente nel merito, Ilaria aggiunge: «questa sentenza riformata è un momento storico e per me di estrema emozione. Non avrei mai creduto di arrivare fin qui. Devo ringraziare tante persone, a partire dall'avvocato Fabio Anselmo e la Procura di Roma nelle persone dell'ex procuratore Giuseppe Pignatone, dell'attuale procuratore Michele Prestipino e del sostituto Giovanni Musarò. senza di loro non saremmo quii».Amareggiati i difensori dei condannati che annunciano ricorso in Cassazione.«Pensavamo che non si potesse fare peggio della sentenza ingiusta come quella di primo grado. - commenta l'avvocato Maria Lampitella, difensore del carabiniere Raffaele D'Alessandro. - Oggi, con l'accoglimento di una impugnazione completamente inammissibile, abbiamo la conferma che la giustizia non guarda più al dato processuale e gli imputati di questo processo hanno subito una condanna ancora più grave. La nostra speranza è riposta nel giudice delle leggi, la Cassazione, ci rivedremo lì».Anche il difensore del collega Raffaele d'Alessandro ha annunciato ricorso alla Suprema Corte: «Sono molto amareggiata - ha affermato la penalista -, c'è una perizia medica che accerta il fatto che Cucchi sia morto in conseguenza dell'ostruzione di un catetere, ritengo che l'omicidio preterintenzionale non sia giusto». «Prima di commentare una sentenza bisogna leggere le motivazioni, vedremo su quali basi sono state escluse le attenuanti generiche nei confronti dei carabinieri imputati», ha aggiunto l'avvocato Giosuè Bruno Naso, difensore del maresciallo Roberto Mandolini, condannato per falso. 

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