Anglotedesco

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lunedì 10 maggio 2021

Centri commerciali, il grido: fateci lavorare nei weekend



di Laura Carcano

«Chiudere per riaprire». È questo il senso, quasi provocatorio, della mobilitazione che oggi alle 11 vedrà i punti vendita dei 1.300 centri commerciali d'Italia manifestare contro le chiusure nei weekend con il gesto simbolico di abbassare le saracinesche per alcuni minuti. L'iniziativa, che coinvolge oltre 30mila negozi e supermercati, è promossa dalle associazioni del commercio, Ancd-Conad, Confcommercio, Confesercenti, Confimprese, Cncc-Consiglio nazionale dei centri commerciali e Federdistribuzione. Le sigle vogliono dare voce ai 700mila lavoratori «che chiedono l'immediata revoca delle misure restrittive che da oltre sei mesi impongono la chiusura dei negozi nei festivi e prefestivi, i giorni più importanti della settimana, in termini di ricavi, e fondamentali per aiutare la ripresa economica delle attività commerciali e del Paese». Ieri il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri si è espresso sulla questione affermando che queste attività devono riaprire nel weekend, ma il settore, duramente provato, ha fretta. «Bene, le parole di Sileri ci rincuorano, ma alle parole questa volta seguano i fatti e subito. Ci facciano riaprire già dal prossimo weekend, non si può più aspettare. Perché i centri commerciali finora dallo scoppio della pandemia sono rimasti chiusi 60 giorni in più rispetto alle altre attività, una ingiustizia, una cosa ingiustificata», è il commento di Alessandro Ravecca, presidente Federfranchising Confesercenti, con delega nazionale ai centri commerciali. Sulla stessa lunghezza d'onda Alberto Frausin, presidente di Federdistribuzione: «Chiediamo che si arrivi subito a una decisione per i centri commerciali: devono riaprire nei fine settimana, permettendo a una rete di oltre 30mila negozi di lavorare con continuità. L'iniziativa delle saracinesche abbassate è un messaggio chiaro: un intero settore è in uno stato di crisi da troppo tempo e deve poter ripartire per dare il suo determinante contributo alla ripresa economica. Occorre garantire l'occupazione e il supporto alle tante realtà produttive dell'indotto. I protocolli di sicurezza, già attivi da tempo, riescono a garantire efficacemente la gestione degli accessi e dei flussi, tenere chiuso nei giorni festivi e prefestivi è solo un danno». Ravecca ricorda poi le cifre in ballo: «Le chiusure hanno portato per abbigliamento e ristorazione nei negozi dei centri commerciali a una perdita di circa il 50-60 per cento del fatturato medio, si tratta di 20 miliardi persi». E poi c'è il fronte occupazione: «rischiano il posto quasi il 20 per cento degli occupati, circa 100mila persone. In Italia i centri commerciali occupano 500-600mila persone, che con l'indotto raggiungono le 700mila unità. Il settore ha un fatturato di 74 miliardi. «Nei centri commerciali non c'è un'emergenza focolai e sfido chiunque a presentare dati in questo senso». 

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