Anglotedesco

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sabato 29 maggio 2021

Di Maio, il mea culpa sulla giustizia che spiazza Conte e il Movimento

 


da LA REPUBBLICA del 29 maggio 2021.Matteo Pucciarelli

Quando nelle rassegne stampa e poi via via nelle chat di Whatsapp ha cominciato a girare l’intervento di Luigi Di Maio al Foglio con le scuse all’ex sindaco di Lodi Simone Uggetti assolto in appello da una condanna per turbativa d’asta, in più d’uno nel M5S è sobbalzato sulla sedia. Per almeno tre ragioni: il mea culpa in sé, che di fatto abiura a idee e retoriche che da sempre hanno fatto la fortuna elettorale stessa del Movimento; il fatto che non fosse stato concordato con nessuno, neanche con Giuseppe Conte: una iniziativa spontanea quindi, su un tema così delicato; infine la scelta del quotidiano, mai tenero con il M5S, contraltare iper-garantista al fiancheggiatore Fatto Quotidiano, un’arena di nicchia post-berlusconiana dove quel che i 5 Stelle avrebbero definito “sistema” si parla, si confronta, prefigura scenari e convergenze.

«Le modalità con cui lo abbiamo fatto (la battaglia mediatica contro Uggetti, ndr), anche alla luce dell’assoluzione di questi giorni, appaiono adesso grottesche e disdicevoli », scrive Di Maio nella sua lettera. Aggiungendo: “Mai più gogna come strumento di campagna elettorale”. Le prime felicitazioni per la virata a 180 gradi sono quelle del mondo (ex?) renziano dentro al Pd, poi di esponenti di Italia Viva e Forza Italia. Nel silenzio generale dei colleghi di partito. A quel punto c’è stato un coordinamento tra la comunicazione dei gruppi parlamentari e il capo politico in pectore dei 5 Stelle. Suddividendosi il lavoro. Da una parte Conte ha confermato l’impostazione del ministro degli Esteri, capovolgendone però il punto di vista: è Di Maio che aderisce alle idee di Conte, non il contrario. Le parole di Di Maio sono in linea «con la Carta dei principi e dei valori del neo-Movimento 5 Stelle, a cui ho lavorato nelle scorse settimane », le parole dell’ex presidente del Consiglio. Nessuna fuga in avanti di Di Maio insomma. Resta però un dato politico che in diversi dentro il partito hanno notato: il ministro, prendendosi questa libertà e questo spazio su un argomento così identitario, ha costretto il capo — ancora oggi ufficioso — a intervenire. Un segnale, per molti, perché la vacatio ormai dura da tre mesi e il vuoto di potere dentro il M5S comincia a diventare ingovernabile. «Conte fa riferimento a questa “Carta dei principi”, qualcuno per caso l’ha vista, l’ha letta? Non mi risulta...», spiega un esponente dei 5 Stelle. Il viceministro alle Infrastrutture Giancarlo Cancelleri su La7 aggiunge: «Di Maio dimostra di avere la stoffa di un leader perché interviene su un tema spinoso e chiede scusa». I contiani gettano acqua sul fuoco: l’impostazione “garantista” di Conte era stato esplicitata già diverso tempo fa con i parlamentari.

Deputati e senatori, da parte loro, si sono ritagliati il ruolo di contraltare. Ovvero, va bene chiedere scusa a Uggetti, ma a questo punto il resto della politica faccia lo stesso con Virginia Raggi, la sindaca di Roma assolta sull’inchiesta nomine in Campidoglio due giorni fa. E comunque in generale «la questione morale resti una priorità». In questo apparente clima di pacificazione politica, che a parecchi non piace — «se diventiamo uguali a Forza Italia, cosa ci facciamo dentro il Movimento?», si domanda un altro parlamentare — ma a diversi altri sì, c’è chi propone un clamoroso calumet, come fa Stefano Buffagni: candidare Uggetti nel collegio di Siena lasciato libero da Pier Carlo Padoan, ovviamente a suggello dell’alleanza fra 5S e Pd.

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