Anglotedesco

Anglotedesco

lunedì 31 maggio 2021

Economia, politica, giustizia Un intreccio lungo decenni

  



Il centro siderurgico di Taranto venne inaugurato nel 1965 dal presidente Saragat. La scelta del sito fu essenzialmente politica, preferendosi il Sud alla realtà già esistente di Piombino e a Vado Ligure. Nei decenni è stato un susseguirsi di battaglie, economiche e ambientali, che hanno portato il più grande siderurgico d'Europa al centro delle cronache giudiziarie. In generale, Ilva negli ultimi dieci anni ha portato con sé un intrico di piani giuridici, societari, ambientali e giudiziari, di gestione di privati e di intervento pubblico. Al centro c'è il Gruppo Riva, fondato da Emilio Riva nel 1954 assieme al fratello Adriano, per commercializzare rottami di ferro destinati alle acciaierie. Il Gruppo ha una forte crescita soprattutto partecipando alle privatizzazioni degli anni Novanta, quando in casa entra l'Ilva, ex Italsider, diventando un pezzo importante di storia della siderurgia italiana. Emilio Riva è morto nel 2014 a 88 anni. Il caso Ilva inizia a diventare tale da un punto di vista giudiziario nel 2012, quando la magistratura dispone il sequestro senza facoltà d'uso dei sei impianti dell'area a caldo. Il 26 luglio 2012, dopo indagini sull'operato dei Riva, il gip di Taranto dispone infatti il sequestro per gravi violazioni ambientali. Emilio Riva, il figlio Nicola Riva e l'ex direttore dello stabilimento di Taranto, Luigi Capogrosso, sono arrestati con accuse che andavano dal disastro colposo all'inquinamento atmosferico. Con il decreto ministeriale del 21 gennaio 2015 si apre la procedura di amministrazione straordinaria, con una triade di commissari. L'obiettivo della gestione era risanare e trovare un acquirente. Dopo una lunga ricerca e la pubblicazione del bando, nel giugno 2017 il colosso anglo-indiano Arcelor Mittal si aggiudica la gara pubblica per il controllo parziale dell'acciaieria. In totale il piano di investimenti previsto era di 2,1 miliardi. A fine giugno 2018 è prorogato di tre mesi il commissariamento, mentre a luglio il governo giallo-verde con il nuovo titolare del Mise Luigi Di Maio chiede di fare luce sulla regolarità della gara. Il 5 novembre 2019 ArcelorMittal annuncia l'intenzione di recedere dal contratto di affitto e il 14 novembre rende nota la volontà di chiudere gli impianti di Taranto. Tale decisione è stata impugnata - e di fatto bloccata - in sede giudiziaria dai commissari straordinari dell'Ilva e dal governo. Dopo una lunga querelle giudiziaria, si è arrivati a un'intesa industriale tra governo e Mittal, siglata nel dicembre 2020. Nelle operazioni della filiale italiana è quindi subentrata una nuova società costituita da Am InvestCo Italy. Ad aprile 2021, dopo l'entrata dell'agenzia governativa Invitalia nel capitale della società, l'assemblea straordinaria ha deciso l'aumento di capitale riservato ad Invitalia e ha sancito la modifica della ragione sociale di Am InvestCo Italy e delle sue controllate. Una è divenuta Acciaierie d'Italia Holding, mentre ArcelorMittal Italia è diventata Acciaierie d'Italia. 

Nessun commento:

Posta un commento