Anglotedesco

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sabato 29 maggio 2021

Falsificati i registri della funivia

 



di Camilla Cupelli

Il Giro d'Italia passerà oggi davanti al carcere di Verbania: nel primo pomeriggio la corsa attraverserà il cuore della città, dopo aver deviato ieri, giorno in cui era prevista la sua salita al Mottarone. È in quello stesso carcere che si trovano al momento Gabriele Tadini, Luigi Nerini ed Enrico Perocchio, i tre fermati, per il momento, per la tragedia alla funivia del Mottarone, che ha provocato la morte di 14 persone.Ed è qui che questa mattina alle 9 si terrà l'udienza di convalida del fermo fissata dal giudice per le indagini preliminari e l'interrogatorio dei tre. Che, secondo la procura, devono restare in carcere: per i tre sussistono, secondo la pm, diverse esigenze cautelari.Il rischio di fuga, perché non si sarebbero presentati subito dopo il fatto a dire quanto accaduto. Il rischio di inquinamento probatorio, poiché potrebbero accordarsi e cambiare versione, sostiene la procura. E infine anche il rischio di reiterazione del reato. I fatti sono ritenuti di "straordinaria gravità" dalla procura, che parla anche di clamore internazionale per la loro drammaticità. Tadini, l'unico ad aver ammesso di aver deliberatamente inserito i "forchettoni" all'interno dei freni, si è chiuso in preghiera, come continua a ripetere il suo avvocato. Che racconta anche la sua versione: «Faceva sostanzialmente delle prove. Ha messo questi "forchettoni" un paio di volte, poi li ha tolti, molto spesso con la cabina vuota - spiega il legale di Tadini, Marcello Perillo -. Faceva delle prove perché c'erano questi rumori, quando faceva queste prove, che non lo convincevano».Questi rumori, secondo la procura, Tadini li ha sentiti anche il 22 e il 23 maggio, cioè il giorno prima e il giorno stesso della tragedia. Si tratta di un rumore caratteristico, che potrebbe essere riconducibile alla presunta perdita di pressione del sistema frenante e che si ripeteva ogni 2-3 minuti.Tra le ipotesi di reato inserite nella richiesta della procura c'è infatti, solo per Tadini, anche quella di falso: il caposervizio, che il giorno della tragedia si trovava alla base della funivia a Carciano, a Stresa, avrebbe falsificato il "Registro Giornale" attestando falsamente lo stato dell'impianto sui registri anche impedendo così di assicurare l'attività di sorveglianza da parte del ministero.Tadini, secondo il suo legale, è pentito e non avrebbe intenzione di ritrattare le sue dichiarazioni.«Lui mi ha detto che l'ultima cosa che avrebbe pensato al mondo che potesse succedere era la rottura del cavo traente. Lui non era sereno quando metteva questi benedetti forchettoni», ha spiegato l'avvocato Perillo.Resta infatti il giallo della rottura del cavo: se tra le ipotesi al vaglio c'era anche quella di una correlazione tra il malfunzionamento del sistema frenante e la rottura della fune, l'avvocato sostiene che il suo assistito lo esclude al 100%. La richiesta del carcere sembra però eccessiva ai difensori: sicuramente Perrillo chiederà per il suo assistito almeno i domiciliari, insistendo soprattutto sul fatto che non può esserci pericolo di fuga perché Tadini è andato spontaneamente in caserma dai carabinieri a Stresa tre giorni fa, quando poi è stato fermato. Intanto continuano a essere sentite persone informate sui fatti, in particolare dipendenti. «I processi si fanno in tribunale e non davanti ai giornalisti», sono le poche parole dette dagli assistenti dell'avvocato Pantano, che difende il gestore di "Ferrovie del Mottarone", Luigi Nerini, davanti alla procura. 


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