Anglotedesco

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giovedì 27 maggio 2021

Funivia, altri sotto inchiesta

 



«Le indagini vanno avanti, non si fermeranno: c'è perfetta sinergia con la Procura e si procede a passo svelto». Il capitano dell'Arma Luca Geminale non vuole entrare nel merito del lavoro investigativo che i suoi uomini stanno svolgendo sotto la direzione della procura della Repubblica ma quello che dice fa capire che il cerchio dell'inchiesta si sta allargando. «Questo sistema di bypass delle anomalie all'impianto frenante - spiega riferendosi alla manomissione dei freni d'emergenza per la quale sono stati arrestati Luigi Nerini, titolare della società che gestisce l'impianto, Gabriele Tadini, caposervizio della funivia ed Enrico Perocchio, direttore dell'esercizio e dipendente della ditta costruttrice Leitner - durava dal 26 aprile: quindi un'intera squadra di operai ha fatto funzionare la funivia con questo bypass. Quanti sono e chi sono? Difficile dirlo, ma di certo non è un sistema che si può fare funzionare con una persona sola». 

LA ROTTURA DEL CAVO

E poi c'è l'altro mistero ancora tutto da chiarire: perché si è rotta la fune di acciaio? Possibile che nessuno si fosse accorto che fosse ammalorata? Oppure si è trattato di qualcosa di imprevedibile magari innescato da un fattore esterno? «Fino ad ora - ha aggiunto il comandante dei carabinieri - ci siamo focalizzati sul primo aspetto di questa tragica vicenda, ovvero il mancato funzionamento del sistema dei freni, sul quale abbiamo già messo un punto fermo, anche se ci saranno ulteriori accertamenti. Ora proseguiamo con il secondo aspetto fondamentale, ovvero la rottura del cavo trainante. Dobbiamo capire perché si è rotto questo cavo. Il sopralluogo del consulente tecnico sarà un passaggio importantissimo su questo fronte». Il pericolo di fugaMentre il perito della procura di Verbania, Giorgio Chiandussi, professore del Politecnico di Torino, ha iniziato i rilievi sul luogo della tragedia, si delineano i primi contorni dell'indagine in corso. A partire dal provvedimento cautelare a carico dei primi tre indagati motivato con il pericolo di fuga. E poi gli indizi. Tadini, il caposervizio dell'impianto in servizio domenica, «ha ammesso - si legge nel decreto di fermo - di avere deliberatamente e ripetutamente inserito i dispositivi blocca freni durante il normale servizio di trasporto passeggeri, in tal modo disattivando il sistema frenante di emergenza destinato ad entrare in funzione e arrestare la corsa della cabina della funivia in casi di pericolo». Tadini, stando all'accusa, aveva informato Perocchio e Nerini «che avallavano tale scelta e non si attivavano per consentire i necessari interventi di manutenzione che avrebbero richiesto il temporaneo fermo dell'impianto, con conseguenti ripercussioni di carattere economico». 

EITAN STA MEGLIO

Nel frattempo, arrivano buone notizie dall'ospedale di Torino, dove il piccolo Eitan, unico sopravvissuto, è sveglio e cosciente nel reparto di rianimazione, parla con la zia e si guarda intorno. È sempre in prognosi riservata ma nei prossimi giorni uscirà dalla terapia intensiva e verrà trasferito in un reparto di degenza. 

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