Anglotedesco

Anglotedesco

martedì 11 maggio 2021

Gelo sui ricollocamenti. E Draghi prepara un dossier per convincere l’Europa

 


da LA REPUBBLICA del 12 maggio 2021.Claudio Tito

L’Europa sbarra la strada ai ricollocamenti. Ma non la chiude ad altre soluzioni. La trattativa che di fatto l’Italia ha aperto sulla gestione dei migranti e sulla nuova emergenza che ha colpito il nostro Paese dopo i recenti e massicci sbarchi a Lampedusa, dunque, si articola su due fronti.

Il primo, però, quello della redistribuzione dei nuovi arrivi rischia di essere un percorso tutto in salita. «Sono in corso contatti con i Paesi membri dell’Ue e con le autorità italiane — ha detto senza mezzi termini ieri mattina il portavoce della Commissaria agli affari Interni, Ylva Johansson — ma non abbiamo registrato impegni particolari sulla ricollocazione». Sostanzialmente i partner dell’Unione mostrano una disponibilità sotto questo punto di vista molto labile. Anche nella formula che circa 18 mesi fa era stata elaborata nell’accordo di Malta siglato da un numero ristretto di Paesi. Del resto, tutti si sentono sotto pressione su questo versante. Basta leggere le parole del ministro degli Interni tedesco, Horst Seehofer, per capire quanto sia arduo affrontare l’argomento. «Torna ad aumentare significativamente — ha avvertito — il numero di migranti sulla rotta balcanica». Come a dire: anche noi abbiamo gli stessi problemi.

Ma è evidente che la questione non finirà in questo modo. Oggi il sottosegretario italiano agli Affari europei, Enzo Amendola, proprio a Bruxelles ha ribadito che serve una «risposta urgente» dell’Ue. E il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, ha ammesso senza giri di parole di «non essere affatto soddisfatto» di come va la trattativa anche sul nuovo Patto di cui si discute da tempo senza passi avanti. Per questo il presidente del consiglio, Mario Draghi, non intende lasciare nulla di intentato e porrà la questione anche al consiglio europeo straordinario di fine maggio. Mettendo sul tavolo un dossier che dovrebbe fondarsi su una strategia complessa. In grado, nelle aspettative di Palazzo Chigi di affrontare sia l’emergenza immediata sia la soluzione di lungo periodo. I perni di questa strategia sono essenzialmente quattro. Il primo concerne la selezione dei porti in cui i migranti potranno sbarcare (uno degli obiettivi è tutelare il turismo). Il secondo riguarda il ruolo delle Ong nel soccorrere e accogliere chi attraversa il Canale di Sicilia. Il terzo si concentra sulle misure, appunto, volte a garantire la sicurezza delle coste italiane. Il quarto — e più delicato perno — dovrà tenere conto delle volontà dei governi europei. Al momento del tutto non verificate. Tenendo presente che il ruolo della Turchia in Libia — come in Siria per la rotta balcanica — è diventato determinate.

Del resto, che ci sia bisogno anche di una soluzione complessiva per affrontare l’emergenza e che si possa basare anche su accordi specifici con i paesi da cui partono le imbarcazioni, lo fa capire ancora la Commissaria Johansson: «Salvare le vite in mare è sempre un obbligo non negoziabile, un dovere morale sostenuto dal diritto internazionale, ma se vogliamo davvero salvare vite la cosa più importante su cui dobbiamo concentrarci è prevenire queste partenze pericolose ». E quindi «occorre fare due cose: migliorare la qualità della vita e la protezione delle persone che sono in Libia e combattere i gruppi criminali di trafficanti». E a questo aggiungere i rimpatri volontari attraverso «la cooperazione tra l’Ue e l’Unione africana». Il nucleo dei ragionamenti avviati in questi giorni, dunque, risiede proprio nella possibilità di intervenire direttamente all’origine. E per farlo servono investimenti. Fino ad ora in Libia l’Unione europea ha dirottato risorse per 700 milioni, ma in sette anni.

E così, sempre ieri, intervenendo alla Conferenza sui migranti che si è svolta a Lisbona, la ministra degli interni Lamorgese ha puntato sulla necessità di «realizzare interventi strutturali nel sistema di gestione del fenomeno all’interno dell’Unione europea, con l’attivazione di concreti e solidi meccanismi di solidarietà, anche d’emergenza, sul modello di quelli previsti a Malta nel 2019, nonché attuare una strategia condivisa per la lotta ai trafficanti di esseri umani e il contrasto alla tratta e alla immigrazione illegale». Quindi operazioni di emergenza come nel caso specifico di Lampedusa accompagnate da azioni di lungo periodo che non si possono limitare alla distribuzione dei migranti che peraltro pochissimi alleati europei sono disponibili ad accettare. «Serve una dialogo costruttivo — è la proposta di Lamorgese — con i partner africani». Con l’obiettivo di «supportarne la crescita economica ». Procedendo per analogia si potrebbe parlare di una sorta di "Recovery fund" per i paesi coinvolti nelle rotte dei migranti. Anche per questo la titolare del Viminale ha annunciato una prossima missione a Tunisi, il 20 maggio, insieme alla Commissaria Johansson. Una visita che sembra speculare a quella che farà il ministro degli Esteri Di Maio in Libia.

Nessun commento:

Posta un commento