Anglotedesco

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martedì 11 maggio 2021

GIUSTIZIA,Cartabia avverte i partiti:"Senza riforme saltano i fondi Ue"



da IL CORRIERE DELLA SERA dell'11 maggio 2021.Giovanni Bianconi

Due mesi fa s’era presentata alla maggioranza che sostiene il governo citando le tragedie greche e le sacre scritture, per invitare tutti a mettere da parte le intransigenze che rischiano di lasciare solo rovine. Ora, per illustrare le conclusioni della commissione ministeriale incaricata di indicare soluzioni ai problemi e contrasti che da anni accompagnano ogni proposta di riforma della giustizia, Marta Cartabia batte sul tasto della responsabilità.

«Vorrei che fosse chiaro», avverte la ministra Guardasigilli nel nuovo incontro con i capigruppo in Parlamento: «Se non approveremo le leggi di delega per la riforma del processo civile, penale e del Csm entro la fine dell’anno, anzi prima della sessione di bilancio autunnale, mancheremo a un impegno assunto con la Commissione per ottenere le risorse europee. La posta in gioco sono le risorse del Recovery fund».

I fondi europei, insomma, passano dalle riforme della giustizia, l’ostacolo forse più arduo per una maggioranza tanto ampia e composita da tenere insieme «giustizialisti» e «garantisti», categorie improprie ma sempre rinfacciate ad ogni confronto (e scontro) tra i partiti. Uno dei nodi fondamentali da sciogliere, che ha condizionato e paralizzato qualsiasi iniziativa dall’inizio della legislatura, è la prescrizione abolita dopo il primo grado di giudizio da grillini e leghisti al tempo del governo Conte 1, che il Conte 2 (a maggioranza Pd-Cinque Stelle) ha provato a modificare senza successo e adesso è nuovamente sul tavolo.

La commissione ministeriale guidata dall’ex presidente della Consulta Giorgio Lattanzi suggerisce due ipotesi alternative. La prima: il decorso della prescrizione si interrompe per due anni dopo la condanna di primo grado e per un anno dopo quella d’appello; se entro quelle scadenze non arrivano le sentenze, la sospensione cessa e il calcolo riparte comprendendo il periodo in cui s’è interrotta. La seconda, definita «del tutto alternativa e più radicale»: la prescrizione scompare dopo l’esercizio dell’azione penale, ma se i processi non si concludono entro tempi prestabiliti non si procede oltre; in pratica si prescrive il processo, e non più il reato.

A questa proposta i tecnici scelti dalla ministra della Giustizia ne hanno affiancate altre, per raggiungere l’obiettivo di tagliare di un quarto i tempi dei giudizi penali. Si punta a un sostanzioso allargamento dei riti alternativi, a evitare processi di fronte alla «tenuità del fatto» o quando non è prevedibile la condanna dell’imputato, ma anche alla riduzione della possibilità di impugnare le sentenze in appello (preclusa ai pubblici ministeri in caso di assoluzione) e in Cassazione. E a questo proposito Marta Cartabia estende il proprio appello fuori dal Parlamento, coinvolgendo pm, avvocati e giudici: «Se non accetteremo di cambiare le nostre abitudini e il modo di svolgere i nostri compiti istituzionali e professionali, e opporremo resistenze ai cambiamenti, mancheremo gli obiettivi richiesti dalla Commissione e l’Italia dovrà restituire l’ imponente cifra che l’Europa sta per immettere nella vita economica e sociale del Paese».

Su una giustizia dai tempi rapidi, insiste la ministra cercando di tenere insieme le opposte fazioni, «dovrebbero convergere gli interessi e l’impegno tanto dei cosiddetti giustizialisti, quanto dei cosiddetti garantisti». Perché i tempi lunghi frustrano la domanda di giustizia e violano le garanzie. Occorre invece «che giustizia sia fatta — incita Cartabia —, e al tempo stesso contenere i rischi che il processo si trasformi in un anticipo di pena, quanto meno sul piano sociale».

Chiarite intenzioni e responsabilità, e svelate le proposte, si tratta di mettere d’accordo i partiti, per arrivare a emendamenti del governo senza trappole in Parlamento. Non sarà facile, perciò la ministra persevera nei suoi appelli. Enrico Costa, di Azione, apprezza «il lavoro organico e serio della commissione»; Alfredo Bazoli, capogruppo Pd, sottolinea «il respiro di una riforma di sistema che può imprimere una svolta alla durata del processo penale». Ma sulla prescrizione si prospettano le prime divisioni: destra e Azione più favorevoli alla prima proposta, Pd orientato verso la seconda, con i grillini sconfessati e indecisi.

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