Anglotedesco

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giovedì 27 maggio 2021

I cavi non si spezzano da sé «Distacco dovuto al guasto»

 


di Ilenia Reali

«Presto sarà trovato un secondo forchettone, questione di poco tempo. Sono rossi e grandi, nascono per attirare l'attenzione, si sarà sfilato nel crollo. Se si blocca uno dei freni c'è il secondo che stoppa la cabinovia, nel caso, rarissimo, di rottura della fune». Passano un paio d'ore e la previsione di Marco Pierini, professore di progettazione di macchine e presidente della triennale della facoltà di ingegneria di Firenze, diventa realtà. Poco distante dai rottami della funivia precipitata sul Mottarone viene ritrovato il secondo forchettone che avrebbe disattivato l'impianto frenante. La prima staffa, a bloccare uno dei freni, era già stata trovata ancora attaccata alla funivia.«Quando avviene un incidente in questi impianti ci sono una serie di concause, il sistema è sicuro. Un solo guasto non può causare un incidente», aggiunge.Troppe coincidenze, è chiaro fin dall'inizio per gli addetti ai lavori che si confrontano tra loro nei corridoi delle università, nelle stanze degli studi di progettazione. A Mottarone la fune traente si è tranciata e da qui comincia tutto: su questo sono tutti d'accordo. «La causa del disastro è la manomissione dei freni, quella dell'incidente la rottura del cavo» interviene il professor Marco Beghini, anche lui ingegnere meccanico, professore all'università di Pisa, nello staff dei periti del Ponte Morandi. Anche senza freni però la tragedia non doveva verificarsi. Serve sapere che in Francia gli impianti non sono tenuti ad avere un sistema frenante di emergenza proprio perché le funi non si devono tranciare, tutta la progettazione e la manutenzione ruota intorno a questa garanzia di sicurezza.E allora cos'è accaduto prima che i freni non entrassero in azione? Perché la fune si è spezzata?Sarà questo che i periti della procura dovranno accertare. «Può essere che la fune sia uscita da una delle pulegge della stazione e senza freni la cabinovia è precipitata», prova controvoglia a fare un'ipotesi Marco Rinaldi, maceratese, cotitolare di uno studio di progettazione che ha lavorato sugli impianti di risalita di mezza Italia. «La normativa italiana è tra le migliori nel mondo, la vettura non si è fermata perché c'erano i ganci che dopo la manutenzione devono essere rimossi», aggiunge. Per Beghini la rottura della fune potrebbe essere invece causata da una sollecitazione eccessiva causata dal malfunzionamento del sistema frenante (motivo per cui era stato bloccato). Con il professore pisano concordano anche Giovanni Molinari, emerito della facoltà di Ingegneria dell'Università Sapienza di Roma e membro della Commissione funicolari aeree e terrestri del ministero dei Trasporti e Gianpaolo Rosati, docente di Tecnica delle costruzioni del Politecnico di Milano.Tre sistemi di sicurezza, di cui due disattivati. Inutile pensare che si possano mettere in campo ulteriori garanzie. «Qualunque sistema può essere ingannato»,commenta l'ingegner Pierini. «Non possiamo pensare di non consentire manovre necessarie per una corretta manutenzione. La sicurezza è uno dei temi su cui all'università insistiamo di più eppure se guardiamo agli incidenti o infortuni c'è sempre un errore umano nel seguire le procedure. Serve intervenire ancora di più sulla cultura della sicurezza».Ma siamo chiari: «Se l'automobile non funziona e disattivo i freni per farla viaggiare non c'è soluzione». «E anche in questo caso, questo episodio non è la normalità. Chi disattiverebbe i freni della propria auto?». 

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