Anglotedesco

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sabato 15 maggio 2021

I socialisti europei chiedono a D'Alema mezzo milione di euro

 


La Feps, la Fondazione per gli studi progressisti europei (rete delle fondazioni socialiste europee), ha avviato un'azione legale nei confronti dell'ex presidente Massimo D'Alema dopo aver tentato senza successo una soluzione extragiudiziale per ottenere il rimborso delle somme versate (circa 500.000 euro) in esecuzione del contratto per la remunerazione negli anni dal 2013 al 2017. Lo si è appreso dalla Fondazione stessa. In seguito a un processo di revisione interna che si è tenuto nel 2019 dopo un cambio del management, la Feps - viene spiegato - ha riscontrato un'irregolarità relativa a un contratto per la remunerazione. «Il contratto firmato dall'ex segretario generale Ernst Stetter e dall'ex presidente D'Alema non era mai stato presentato o convalidato né dal Bureau della Feps né dall'assemblea generale, come richiesto dalle norme e dai regolamenti. Nella storia della Feps, gli organi di governo della fondazione non hanno mai deciso di remunerare il presidente. A causa della mancanza della procedura appropriata, il contratto è considerato irregolare». Non si è fatta attendere la risposta di D'Alema. «Il contratto è stato fatto secondo le procedure regolarmente eseguite per tutti i contratti e regolarmente protocollato. Trovo sconcertante il modo in cui è stata gestita questa vicenda. Non è mai stato sentito il segretario generale che ha redatto il contratto. La notizia della citazione in giudizio è stata notificata prima a "Repubblica" che a me. Tutto questo ha lo stile di una vendetta politica e personale».«Penso di avere largamente onorato quel contratto - ha aggiunto lo stesso D'Alema in un'intervista proprio a "Repubblica", e di essere stato pagato meno del valore delle mie prestazioni». 

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