Anglotedesco

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domenica 30 maggio 2021

Il Canada riscopre la sua «vergogna» .La fossa comune dei bimbi indigeni

 



da IL CORRIERE DELLA SERA del 30 maggio 2021.Sara Gandolfi

Il Canada torna a fare i conti con quello che il suo premier, Justin Trudeau, definisce «il capitolo più vergognoso della nostra storia». Un periodo di omertà generalizzata. Tutti sapevano, perché in ogni provincia dello Stato nordamericano, nel secolo scorso, operavano le «scuole residenziali», gestite dalle Chiese cristiane. Il governo di Ottawa sosteneva che fosse il miglior sistema per integrare «gli indigeni». I bambini venivano strappati alle loro famiglie fin da piccolissimi, per essere avviati «all’educazione bianca». Nel giardino di una di queste scuole, la Kamloops Indian Residential School, in British Columbia, è stata scoperta una fossa comune con i resti di 215 bambini.

I resti sono stati trovati con l’aiuto di un radar e ora i leader delle Prime Nazioni, come sono oggi chiamati gli abitanti originari del Canada, sono al lavoro con gli specialisti forensi per stabilire le cause e il periodo dei decessi. «Sono morti senza documenti, alcuni avevano appena tre anni», ha detto Rosanne Casimir, capo della comunità Tk’emlups te Secwépemc. La Kamloops Indian Residential School era la più grande scuola del «sistema residenziale».

Aperta dalla Chiesa cattolica nel 1890, negli anni Cinquanta contava 500 studenti. Nel 1969, il governo di Ottawa ne prese la gestione fino alla sua chiusura definitiva, nove anni dopo.

In totale, tra il 1863 e il 1998, si stima che più di 150.000 bambini indigeni vennero prelevati con la forza per essere chiusi in questi istituti, dove era loro vietato parlare la lingua o praticare la cultura delle proprie comunità, spesso a migliaia di chilometri di distanza dai genitori, che non vedevano per anni, a volte mai più.

Una commissione istituita nel 2008 ha rivelato che un gran numero di bambini indigeni non è tornato a casa. Il rapporto «Verità e riconciliazione», pubblicato nel 2015, ha definito tale sistema come un «genocidio culturale».

Tredici anni fa, il governo canadese ha chiesto scusa ai sopravvissuti e a tutte le Prime Nazioni sul suo territorio. I vertici della Chiesa cattolica non l’hanno mai fatto. Nel 2018, il Papa dichiarò di non essere intenzionato a chiedere perdono, nonostante l’invito formale di Trudeau. La Conferenza episcopale in una lettera ai nativi spiegò che Francesco riteneva di «non poter rispondere personalmente» alla richiesta da loro avanzata, ma incoraggiava i vescovi locali a proseguire il «cammino di riconciliazione e solidarietà».

Il 50% delle denunce presentate alla Commissione per la Verità riguardava forme gravi di abuso fisico e sessuale. Casi di stupro ripetuti, che nella gran parte dei casi hanno portato alla distruzione psicologica della vittima e hanno avuto un impatto di lunghissimo periodo: incapacità di stabilire relazioni interpersonali, psicosi, alcolismo, disoccupazione, incapacità di essere buoni genitori. In alcune comunità il tasso di suicidi è ancora oggi il più alto al mondo, sedici volte superiore alla media del Canada. E, finora, sono stati identificati più di 4.100 bambini deceduti mentre frequentavano una scuola residenziale.

La soppressione o sottomissione degli indigeni seguiva una strategia precisa: prima colonia di cui Gran Bretagna e Francia sfruttavano le risorse, poi Stato nato intorno al mito del «territorio vergine» da popolare, il Canada impedì a chi abitava quelle terre da secoli di partecipare alla costruzione del Paese: nessun diritto di voto, divieto di assembramento per più di tre persone, rimozione forzata dalle terre e dei propri figli.

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