Anglotedesco

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martedì 11 maggio 2021

Il centrodestra offre carta bianca a Bertolaso. Ma il pressing fallisce

 


da IL CORRIERE DELLA SERA dell'11 maggio 2021.Tommaso Labate

«Allora, Guido, io sono pronto a fare qualsiasi cosa perché tu possa candidarti a Roma. Se ti arrivasse una dichiarazione firmata di proprio pugno dai tre leader del centrodestra, in cui ti chiediamo di scendere in campo e ti diamo ampio margine di movimento su tutto, torneresti sui tuoi passi?».

Al riparo da taccuini e sguardi indiscreti, ieri mattina Matteo Salvini ha incontrato Guido Bertolaso. Un faccia a faccia con i crismi della segretezza, l’esatto contrario del caffè all’aperto che il leader della Lega aveva offerto a Gabriele Albertini prima di imboccare con l’ex sindaco di Milano una strada che al momento si è rivelata senza uscita. Anche Bertolaso, al pari di Albertini, ha più volte messo a verbale il suo «no» fermo all’ipotesi di candidarsi a sindaco per il centrodestra. Ma il caos in cui nelle ultime ore è piombato il centrosinistra a Roma — il passo indietro di Nicola Zingaretti, il passo in avanti di Roberto Gualtieri, Virginia Raggi confermata ai blocchi di partenza, con la candidatura di Carlo Calenda virtualmente impressa sulle schede elettorali — ha convinto Salvini a continuare la moral suasion.

Sul piatto, guardando negli occhi Bertolaso, il numero uno della Lega ha calato la briscola più importante: il sostegno pieno, palese, con bollinatura praticamente notarile dell’intera coalizione; in più la possibilità di muoversi con margini molto ampi su programma, uomini, liste. L’ex numero uno della Protezione civile, non senza sorprese, ha ribadito il concetto. Tattica o strategia che sia, il «no» opposto dall’uomo dei vaccini in Lombardia è stato persino più netto di quelli già pronunciati in pubblico. «Vedi, Matteo — ha scandito — capisco che adesso ci siano le condizioni e fare il sindaco di Roma è stato sempre il mio sogno. Ma è un sogno che non posso realizzare perché il momento era un altro. Oggi siamo fuori tempo massimo».

Il tempo di questa risposta e Bertolaso, come a voler confermare la sua ferma volontà di non scendere in campo per la corsa al Campidoglio, ha inchiodato Salvini a un fuoco di fila di domande sui vaccini. «Dimmi un po’, Matteo, ma questa follia di sospendere i contratti ad AstraZeneca l’ha presa Bruxelles da sola o c’entrano anche gli Stati membri? Se nessuno mi risponde, chiamerò Draghi. E le dosi AstraZeneca sono disposto a comprarle io qua in Lombardia». Un modo come un altro per ribadire che il lavoro a Milano non si è esaurito. E che spazio per altro non ce n’è.

Per il centrodestra, la soluzione del caso Roma è lontana. Domani è prevista la riunione del tavolo per le candidature ma i leader marcheranno visita. Salvini, concentrato sull’udienza di venerdì del processo di Catania per la Gregoretti, confida ai fedelissimi che «per le discese in campo di Albertini e Bertolaso le speranze sono al lumicino». All’ombra della piccolissima fiamma di speranze, si muovono le voci più diverse. Una pista porta a Maurizio Gasparri. Che però frena: «Mi tirano in ballo sempre, per anzianità di servizio. È quasi scontato che sia così, era successo anche per la Regione Lazio. Ma al momento non c’è nulla di nulla». A coprire il vuoto, per ora, le iniziative della società civile capitolina che si muove nell’orbita dei conservatori. A cominciare dai due più gettonati nel totonomi pre-Bertolaso: il manager Andrea Abodi e il chirurgo Massimo Martelli, quest’ultimo al lavoro su una sua «agenda per Roma» da sottoporre a un dibattito che è appena iniziato.

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