Anglotedesco

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domenica 16 maggio 2021

Il grido d'allarme dell'Onu: subito tregua o si rischia una crisi inarrestabile

 


Il segretario generale dell'Organizzazione delle nazioni unite Antonio Guterres ha nuovamente chiesto un cessate il fuoco immediato tra israeliani e palestinesi e avvertito che gli scontri potrebbero innescare una «crisi inarrestabile» e fomentare il fondamentalismo in tutta la regione del Medio Oriente. «Le parti devono consentire che gli sforzi di mediazione si intensifichino così da fermare immediatamente i combattimenti», ha detto Guterres attraverso il suo portavoce Stephane Dujarric, aggiungendo che l'organizzazione è attivamente coinvolta in questi tentativi. «Troppi civili innocenti sono già morti» ha aggiunto il segretario generale conun tweet in cui rimarca come «questo conflitto non può che aumentare la radicalizzazione e l'estremismo in tutta la regione». Le Nazioni Unite hanno evidenziato le «sofferenze e distruzioni» già causate dall'attuale escalation militare, che ha fatto molte vittime, tra cui diversi bambini, ma hanno avvertito che la situazione potrebbe peggiorare. «I combattimenti possono scatenare una crisi umanitaria e di sicurezza inarrestabile e fomentare ulteriormente l'estremismo, non solo nei territori palestinesi occupati e in Israele, ma nella regione nel suo insieme», ha osservato il portavoce del segretario generale.L'Onu ha sottolineato che solo una «soluzione politica sostenibile porterà a una pace duratura» tra israeliani e palestinesi e ha ribadito il suo impegno a sostenerla; e ha anche ribadito la necessità di fornire aiuti umanitari alle persone coinvolte nel conflitto a Gaza. Dujarric ha spiegato che, secondo i servizi umanitari delle Nazioni Unite, le scarse riserve di carburante nella Striscia di Gaza hanno portato a interruzioni di corrente comprese tra otto e dodici ore al giorno. E proprio per via dei blackout e dei danni alla rete di alimentazione, 230mila persone hanno accesso limitato all'acqua corrente. Secondo le Nazioni Unite, sono circa 12mila le persone che hanno cercato protezione dai bombardamenti, molte nelle scuole gestite dall'agenzia dell'Onu per i rifugiati palestinesi, che sono state aperte come rifugio.

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