Anglotedesco

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giovedì 27 maggio 2021

Il ministro alla Camera:«Provo rabbia e tristezza»

 



di Ronny Gasbarri

«Provo molta rabbia e tristezza. Di fronte al dolo, se sarà confermato ciò che sta emergendo, non c'è controllo o legge che tenga». Enrico Giovannini non usa troppi giri di parole per la tragedia della funivia Stresa-Mottarone. Il ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili ha aperto l'informativa urgente alla Camera sottolineando che «il tragico incidente è una grande ferita per il Paese». Sull'esatta dinamica dei fatti e sull'accertamento delle cause sono in corso le indagini della magistratura. Ma anche il Ministero si è subito attivato. La domenica stessa, appena informato dell'incidente, Giovannini ha spiegato di avere promosso la costituzione di una commissione ispettiva del ministero con il compito di «individuare le cause tecniche e organizzative» che hanno provocato il gravissimo incidente. Il capo del dipartimento per i trasporti e la navigazione del ministero ha firmato il decreto istitutivo della commissione di esperti, presieduta dal professor Gabriele Malavasi, docente di ingegneria civile dell'Università La Sapienza di Roma, «che dovrà redigere una relazione dettagliata da presentare nel più breve tempo possibile». La commissione svolgerà approfondimenti specifici, che si aggiungono agli accertamenti della Direzione generale per le investigazioni ferroviarie e marittime, organismo investigativo indipendente previsto dalla normativa europea. La Direzione generale ha già avviato un'inchiesta per accertare le cause dirette e indirette dell'incidente e a individuare le azioni più opportune per evitare il rischio di ripetersi di eventi analoghi, fermo restando l'accertamento delle responsabilità, di esclusiva competenza della magistratura. A Montecitorio, poi, il ministro ha evidenziato che i soccorsi sono stati caratterizzati dalla «tempestività e dalla totale collaborazione di tutti gli enti». Inoltre ha ricordato come a carico dei tre fermati sarebbero emersi nel corso dell'attività di indagine «gravi indizi di colpevolezza in ordine al reato di rimozione od omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro, dal quale sarebbe derivato il disastro». In particolare l'attività investigativa ha permesso di accertare gravi e concreti elementi di responsabilità in capo a Gabriele Tadini, il quale, pur consapevole dei potenziali rischi, con l'assenso di Enrico Perrocchio e di Luigi Nerini ha consentito la messa in funzione dell'impianto con la presenza, su una delle cabine, del cosiddetto dispositivo "forchetta", che impedisce l'eventuale attivazione del sistema di frenaggio di emergenza, al fine di evitare il continuo blocco dell'impianto causato proprio dal ripetuto azionamento, apparentemente ingiustificato, del dispositivo frenante, che da circa un mese presentava anomalie. La presenza del dispositivo, accertata in fase di rilievi tecnici eseguiti dai carabinieri di Verbania, ha impedito, all'atto della rottura del cavo traente, l'arresto della cabina che stava salendo in vetta, con conseguente verificarsi dei fatti. Nel suo intervento in aula Giovannini ha poi illustrato caratteristiche dell'impianto e normativa sui controlli. «Sono previsti in capo all'esercente l'esecuzione di ispezioni annuali, di controlli giornalieri, settimanali e mensili. In caso di interruzione per periodi superiori a un mese, qual è quella determinata dall'emergenza sanitaria in corso, prima della ripresa del servizio è necessaria l'effettuazione di specifici controlli. Ricordo anche che il Governo ha sempre escluso la possibilità di estendere tout court la durata della fine-vita tecnica degli impianti in ragione del fermo da Covid». 

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