Anglotedesco

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martedì 11 maggio 2021

Il patto Pd-M5S in crisi nelle città .Ma non a Napoli


da IL CORRIERE DELLA SERA dell'11 maggio 2021.Maria Teresa Meli

Un’alleanza strutturale tra Pd e 5 Stelle in vista delle amministrative si è infranta a Roma. Era già stata bocciata a Torino e a Milano. Resiste a Napoli con Gaetano Manfredi candidato e, forse, a Bologna.

Il sogno dem di dare vita a un’alleanza strutturale con i 5 stelle si è infranto ai piedi del Campidoglio. Sono bastate la determinazione di Virginia Raggi, una lettera di dimissioni dalla giunta del Lazio già pronta in tasca dell’assessora grillina Valentina Corrado e la mossa di Luigi Di Maio,che ha lasciato Giuseppe Conte solo sulla via dell’accordo, a far crollare l’operazione caldeggiata dal Nazareno.

Dopo Roma tocca a quella che fu la prima capitale del regno unito d’Italia: nemmeno a Torino grillini e Pd marceranno insieme. Eppure Conte sabato scorso aveva tentato la carta dell’accordo anche nel capoluogo piemontese, nel corso di una riunione virtuale con i big locali del Movimento, Chiara Appendino inclusa. In quell’occasione l’ex premier aveva auspicato «un disegno politico unitario» con i partiti che avevano sostenuto il suo governo numero due. Niente da fare. Anche lì dem e 5 Stelle si presenteranno divisi, per ammissione dello stesso Enrico Letta. Peraltro si è venuto a sapere che il possibile candidato comune, cioè il rettore del Politecnico di Torino Guido Saracco, non era nemmeno stato mai veramente sondato.

A Milano, come è noto, Giuseppe Sala ha archiviato la pratica appena hanno cominciato a circolare da Roma indiscrezioni su una sua possibile alleanza con M5S: no grazie, è stata la garbata ma ferma risposta. Del resto Sala sa che in una città come Milano, per dirla con un autorevole esponente dei dem del capoluogo lombardo, «i 5 Stelle ci farebbero perdere più voti di quanti ce ne farebbero guadagnare». Restano allora soltanto due grandi città in controtendenza rispetto al trend fallimentare dell’operazione che avrebbe dovuto costituire il banco di prova dell’alleanza dem 5 Stelle: Napoli e Bologna. Però anche lì ci sono feriti (politicamente parlando, ben si intende) sul campo.

Nel capoluogo campano il presidente della Camera Roberto Fico, il candidato della coalizione rossogialla che aveva maggiori chance di vittoria, si è sfilato. Anche perche il «governatore» Enzo De Luca ancora l’altro ieri, intervistato da Lucia Annunziata su Rai3, ribadiva il suo no a questa ipotesi. Ora l’accordo dem-grillini è stato siglato sul nome dell’ex ministro dell’Università Gaetano Manfredi. Questa intesa non dovrebbe passare al vaglio delle primarie, benché anche domenica scorsa De Luca abbia sottolineato che quelle consultazioni sono la via maestra e c’è chi è convinto che il «governatore» potrebbe ancora scartare da questo accordo.

Poi c’è Bologna. Anche lì, sottolinea all’Aria che tira su La7 il responsabile enti locali del Pd Francesco Boccia l’accordo è fatto sin dal primo turno. I grillini però, in vista di questa alleanza, aspettano di sapere chi vincerà le primarie del centrosinistra: il dem Matteo Lepore o Isabella Conti, sindaca di San Lazzaro, in quota Italia viva, ma appoggiata da un pezzo del Pd locale?

E si torna a Roma, dove, per supportare Roberto Gualtieri, scenderà in campo Nicola Zingaretti, con il peso della sua popolarità. Conte ha fatto sapere che la candidatura del governatore del Lazio «avrebbe compromesso il percorso comune avviato in Regione solo da pochi mesi». Ora è in campo l’ex ministro dell’Economia. Ma sarà un campagna non facile per i dem. Carlo Calenda è agguerritissimo contro Raggi e il Pd non può attaccare troppo duramente la sindaca, perché spera di avere i voti grillini al ballottaggio. «Ci sarà reciprocità al secondo turno», assicura Boccia. Cioè il Pd sosterrà Raggi se dovesse andare al ballottaggio. Ma su questo punto i dem sono sicuri: Gualtieri è davanti alla sindaca in tutti i sondaggi.

Questa storia romana sta rinfocolando i dubbi di quanti nel Pd si chiedono se sia giusto perseguire l’alleanza con M5S. Dice al Foglio l’ex capogruppo al Senato Andrea Marcucci, parlando dell’esito delle trattative nella Capitale: «È stato un errore sottovalutare la realtà locale e sopravvalutare le possibilità di Conte di intervenire». E il deputato dem Fausto Raciti (corrente Matteo Orfini) ieri ironizzava così con alcuni compagni di partito: «Più i grillini e Conte si dimostrano inaffidabili e non alleabili più una parte del Pd si convince che siano indispensabili. E più il Pd si convince che siano indispensabili più loro diventano inaffidabili...». Tant’è vero che tra i dem c’è chi pensa che sarebbe sbagliato insistere sul maggioritario, come vorrebbe Letta: «Meglio il proporzionale, perché il maggioritario costringe alle alleanze e mettersi con loro è veramente un terno al lotto...».

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