Anglotedesco

Anglotedesco

lunedì 31 maggio 2021

Ilva,la sentenza è una stangata



di Stefania De Cristofaro

L'applauso e gli occhi lucidi. Aspettavano giustizia i genitori dei bambini di Taranto, rimasti fuori dalla Scuola sottufficiali della Marina militare, dove per 11 giorni i giudici sono stati in camera di consiglio. Per disastro ambientale, la Corte d'Assise ha condannato i principali imputati nel processo "Ambiente svenduto" e ha disposto la confisca dell'area a caldo dell'ex Ilva e di 2,1 miliardi. Le pene più severe sono state inflitte agli ex proprietari, a distanza di 5 anni dalla prima udienza: 22 anni a Fabio Riva, a fronte dei 28 richiesti dai pm, e 20 al fratello Nicola, rispetto ai 25 invocati. Condannati il responsabile delle relazioni istituzionali, Girolamo Archinà, a 21 anni e 6 mesi, e l'ex direttore dello stabilimento Luigi Capogrosso, a 21. Agli ex dirigenti ritenuti fiduciari della famiglia Riva, Lanfranco Legnani (definito dall'accusa direttore ombra del sito), Alfredo Ceriani, Giovanni Rebaioli e Agostino Pastorino sono stati inflitti 18 anni e 6 mesi. Quindici anni all'ex consulente della procura, Lorenzo Liberti. Condannato anche l'ex presidente della Puglia Nichi Vendola, per concussione aggravata a 3 anni e 6 mesi, rispetto ai 5 anni chiesti dai pm, secondo cui avrebbe fatto pressioni sull'ex direttore generale dell'Agenzia regionale per la protezione ambientale della Puglia, Giorgio Assennato, al quale sono stati inflitti 2 anni per favoreggiamento nei confronti di Vendola. Condanna a 4 anni per l'ex direttore dello stabilimento Adolfo Buffo, attuale direttore generale di Acciaierie Italia. Condannati anche l'ex presidente della Provincia di Taranto, Gianni Florido, e l'ex assessore provinciale all'ambiente Michele Conserva, entrambi a 3 anni. Assoluzione per l'ex prefetto Bruno Ferrante, ex presidente Ilva, per il quale i pm avevano chiesto 17 anni, per l'ex assessore pugliese e deputato di Si Nicola Fratoianni e per l'attuale assessore regionale Donato Pentassuglia. Assoluzione infine, per l'ex sindaco di Taranto Ippazio Stefano.Le condanne sono raccolte in 83 pagine: la presidente Stefania D'Errico ne ha dato lettura per oltre un'ora e mezzo. Il processo è iniziato il 17 maggio 2012, dopo l'inchiesta che portò al sequestro dell'area a caldo e agli arresti il 26 luglio 2012. La confisca degli impianti sarà esecutiva dopo la Cassazione. Disposta una provvisionale di 100mila euro per il comune di Taranto e la Regione Puglia. Le parti civili sono 902 tra persone fisiche, sindacati, associazioni ed enti locali. Ci sono anche i ministeri dell'Ambiente e della Salute. La Corte d'Assise ha condannato gli imputati per i quali è stato riconosciuto il disastro ambientale al risarcimento in solido tra loro e con i responsabili civili, «mediante il ripristino della integrità dell'ambiente inquinato e danneggiato dalla condotta degli impianti» oppure «in caso di impossibilità, al risarcimento del danno per equivalente, nell'importo da liquidarsi in separato giudizio civile». 

Nessun commento:

Posta un commento