Anglotedesco

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sabato 1 maggio 2021

In Francia è caccia all’ultimo ex brigatista. Prescrizione a giorni

 


da LA REPUBBLICA dal 1 maggio 2021.Anais Ginori

È l’unico ancora libero, e potrebbe rimanerlo per sempre se riuscirà a sfuggire all’antiterrorismo francese nei prossimi nove giorni. Per l’ex brigatista Maurizio Di Marzio la prescrizione è prevista il 10 maggio. È proprio il suo caso, dopo quello di Luigi Bergamin, che ha provocato l’accelerazione degli arresti degli italiani in Francia condannati per reati di terrorismo. L’obiettivo era fermare la clessidra, evitare il colpo di spugna che c’è già stato in passato per altri fuoriusciti dal terrorismo rosso. È stato uno degli argomenti che la ministra Marta Cartabia ha fatto valere presso il suo omologo Éric Dupond-Moretti. «Abbiamo premuto sul fattore tempo — ha spiegato la Guardasigilli — a fronte di ulteriori imminenti prescrizioni».

Quando mercoledì mattina gli agenti francesi hanno bussato alla sua casa parigina, Di Marzio non si è fatto trovare. Ed è ormai l’unico latitante nella lista dei 10 nomi oggetto delle domande di estradizioni mandate dall’Italia e su cui Emmanuel Macron ha dato il via libera per chiudere simbolicamente questa tormentata pagina nelle relazioni tra i due paesi. Luigi Bergamin e Raffaele Ventura si sono costituiti giovedì dopo aver sostenuto di essere assenti per caso dal loro domicilio. Erano probabilmente stati allertati: da giorni c’era un tam tam di voci nella piccola comunità italiana. Tra gli avvocati delle difesa c’era il timore che la fuga di alcuni potesse mettere a repentaglio la concessione della libertà vigilata, poi concessa a tutti dopo che Bergamin e Ventura si sono presentati alla Corte d’appello.

«Non posso dire niente su di lui», taglia corto l’avvocata dell’ex brigatista ancora latitante, Irène Terrel, che denuncia un «accanimento giudiziario » da parte dell’Italia. Terrel difende anche Bergamin, Giovanni Alimonti, Roberta Cappelli, Narciso Manenti, Giorgio Pietrostefani e Marina Petrella. Condannato per banda armata, associazione sovversiva, sequestro di persona e rapina, Di Marzio dovrebbe scontare ancora 5 anni e 9 mesi di reclusione. Di origini molisane, era nell’ala militarista delle Br a Roma. Il suo nome è legato al tentato sequestro del vicecapo della Digos della capitale Nicola Simone nel 1982. Tra i rifugiati a Parigi quell’agguato è contestato anche a Alimonti, Cappelli e Petrella. Di Marzio, 59 anni, sposato, andava regolarmente a lavorare nel suo locale "Baraonda", piccolo spaccio alimentare italiano a nord della capitale nel quale era impiegato Alimonti. «Ho fatto un mare di sciocchezze e non le ripeterei, ma sono cambiato», diceva qualche anno fa Di Marzio in una intervista. Si sentiva «perseguitato» dall’Italia: «Ho già scontato sei anni di carcere, non ho mai ucciso nessuno». Per l’ex brigatista sarebbe il secondo arresto in Francia dopo quello dell’agosto del 1994, sempre su richiesta dell’Italia. L’anno dopo, la Corte d’appello espresse parere favorevole all’estradizione. Ma il decreto governativo non fu mai firmato proprio in virtù della Dottrina Mitterrand. Bergamin, invece, sodale di Cesare Battisti nei Pac e condannato a 16 anni e 11 mesi per omicidio, per interrompere la prescrizione scattata l’8 aprile è stato dichiarato dal magistrato di Sorveglianza di Milano "delinquente abituale". «È un provvedimento che contesteremo e non ha valore in Francia», commenta l’avvocata Terrel. Per molti degli italiani fermati, che cominceranno ora una battaglia giudiziaria che potrebbe durare anni, la prescrizione era già arrivata secondo le regole francesi. Ma i loro dossier sono tornati attivi due anni fa, quando l’Italia ha ratificato la Convenzione di Dublino permettendo così di applicare la legislazione del paese che chiede l’estradizione.

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