Anglotedesco

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martedì 25 maggio 2021

In pericolo 570.000 posti

 



di Ilaria Bonuccelli e Matteo Scardigli

La condanna più dura arriva dalla Chiesa. Dalla Cei, la Conferenza Episcopale Italiana, l'assemblea permanente dei vescovi. Togliere ogni ombrello ai lavoratori senza gradualità «farebbe galleggiare i morti». Sbloccare così i licenziamenti dal 1° luglio rischia di trasformarsi in una tragedia sociale, oltre che economica. Soprattutto perché se fra un mese si sbloccassero i licenziamenti - tenuti congelati nei mesi della pandemia - potrebbe perdere il posto oltre mezzo milione di persone.Eppure è in questa direzione che il Paese si dirige. In serata il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, firma il decreto Sostegni bis. La proposta sul lavoro del capo del governo, Mario Draghi, non convince i sindacati, ma trova l'appoggio di Leu e M5s. Draghi, dunque, elimina la proroga del blocco dei licenziamenti al 28 agosto per chi abbia usufruito della Cassa-covid fino a giugno; dal 1° luglio propone alle imprese l'accesso gratuito alla cassa integrazione ordinaria fino a fine anno a patto che rinuncino a licenziare. Ma questo provvedimento ha due limiti: non è obbligatorio, l'accesso alla cassa integrazione è su base volontaria; alla cassa integrazione ordinaria accedono le imprese iscritte a Confindustria e quelle del settore edile. E tutte quelle del terziario? Escluse, come fanno notare le rispettive categorie.


380mila esuberi

Ma da questa proposta il governo non si è schiodato. Neppure se il segretario della Cgil, Maurizio Landini ha detto «la partita non è chiusa». Anche se alla fine nessun sindacato si vuole sbilanciare su quali siano i settori più colpiti o le Regioni più a rischio di licenziamenti. Addirittura Confindustria Toscana nega che ci siano «aziende che licenziano». Come se la crisi fosse solo altrove. Da qualche parte, però, i 380mila esuberi dei posti a tempo indeterminato, calcolati sulla base dei dati di Bankitalia, devono pur essere. Come anche i 200mila posti di lavoro polverizzati dalla crisi causata dal Covid e che finora sono rimasti solo sulla carta, grazie al divieto di licenziamento.

licenziamentisemi-scongelati

Il governo, comunque, procede sulla proposta Draghi-Orlando che non proroga il blocco dei licenziamenti al 28 agosto, come sembrava in un primo momento. Li lascia nelle mani delle aziende. Contando sul fatto che la cassa integrazione gratuita costituisca un forte incentivo a non licenziare.Restano scettici i sindacati. E per questo il tema resta incandescente per l'esecutivo, con le modifiche delle ultime ore alla norma contenuta nel decreto legge Sostegni Bis che Mattarella firma appena trovati i 165milioni di copertura che mancavano. La copertura che ha fatto arrivare anche la Bollinatura della Ragioneria dello Stato.Potere della capacità di mediazione del presidente Draghi che per tutto il giorno ha sostenuto che la sua proposta è «un miglioramento considerevole sia di una situazione che vedeva l'eliminazione pura e semplice del blocco sia di una posizione che prevedeva il mantenimento del blocco totale fino a ottobre, fino a dicembre. Di sicuro ci allinea agli altri Paesi europei. Certamente - precisa da Bruxelles - è una mediazione che scontenta chi avrebbe voluto continuare col blocco ma non scontenta, almeno così mi pare, chi avrebbe voluto sbloccare tutto subito. Spero che un po' sia sindacati sia imprese si ritroveranno in questa mediazione». 

industriali stizziti

Non è così. Come si affanna a spiegare, con scarsi risultati, il ministro del Lavoro, Andrea Orlando: sulle disposizioni che ha infilato nel decreto Sostegni all'ultimo minuto «si è sviluppata una polemica non giustificata e priva di fondamento. Inganno? Sono soltanto preoccupato di dare quanto più strumenti possibili per evitare effetti negativi sui lavoratori italiani. Si tratta di una norma esclusivamente ispirata dal buon senso». Le sue parole, però, non placano il malumore creato in Confindustria. Maurizio Stirpe, vicepresidente con delega alle relazioni industriali, dai microfoni di RaiRadio1 replica: «Come forma di principio il ragionamento può anche funzionare ma i problemi di metodo rimangono tutti con Orlando. Dobbiamo ancora valutare esattamente cosa c'è scritto nel decreto dopo che Draghi ha annunciato il momento di mediazione di cui abbiamo appreso da una conferenza stampa. Non penso che abbiamo meritato nulla per avere questo tipo di trattamento». Più che della forma, il vicecepresidente della Cei, Franco Giulio Brambilla, è preoccupato della sostanza del provvedimento: «Con i soldi spesi finora dallo Stato, chiudere improvvisamente l'ombrello (dei sostegni) farebbe "galleggiare molti morti". Sui licenziamenti serve un meccanismo di gradualità». 

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