Anglotedesco

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sabato 15 maggio 2021

JOHN KERRY:"«Sul clima dialogo serrato con la Cina ma senza scambi"


da IL CORRIERE DELLA SERA del 15 maggio 2021.Viviana Mazza

Sull’emergenza ambientale è possibile aprire un dialogo con la Cina. Lo sostiene John Kerry, inviato Usa per il clima, in un’intervista al Corriere. «L’energia pulita è un grande mercato globale» dice. L’invito all’Italia «a non affidarsi troppo al gas naturale». Oggi vedrà il Papa.

La difesa dell’ambiente è stata, insieme alla guerra, il tema che più ha segnato la vita e la politica di John Kerry: da candidato alla Casa Bianca, da senatore, da segretario di Stato americano, ma anche da bambino, come racconta in questa intervista al Corriere della sera. Kerry, oggi inviato speciale del presidente Joe Biden per il clima, è a Roma, dove ha incontrato il primo ministro Mario Draghi, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, il ministro per la Transizione ecologica Roberto Cingolani e papa Francesco. Al suo fianco l’inseparabile David Thorne, ex ambasciatore a Roma, ma anche ex cognato, compagno di Yale e di Vietnam: ventenni affrontarono insieme la corsa dei tori di Pamplona, settantenne è suo consigliere nella corsa contro il tempo dell’emergenza climatica.

Di cosa avete parlato con Draghi?

«Dell’urgenza della crisi climatica e delle opportunità economiche se la affrontiamo: la trasformazione tecnologica sarà enorme e l’Italia ha le competenze che servono e un ruolo centrale nel corso dell’anno, in vista del G7, del G20 e sopratutto della Conferenza delle Parti (COP26) a Glasgow, di cui avete la copresidenza».

Lei parla di opportunità per la ricostruzione economica dopo il Covid. Ma l’Italia è ancora alla prese con la pandemia. Draghi ha chiesto agli Stati Uniti di revocare il blocco sulle esportazioni dei vaccini. Succederà?

«Sì, io credo che accadrà, il presidente Biden ha detto molto chiaramente che vuole farlo e io appoggio il suo desiderio che avvenga al più presto possibile, ora che siamo in grado di produrre in eccedenza rispetto ai bisogni interni».

Biden sta valutando nuove sanzioni contro la Cina dopo le denunce sulla produzione dei pannelli solari e di altre tecnologie verdi con i lavori forzati degli uiguri nello Xinjiang. La questione dei diritti umani può far deragliare il dialogo sul clima?

«Spero di no, non c’è niente di più importante della cooperazione tra Stati Uniti e Cina sul clima, ma ovviamente ci sono altre questioni critiche, che non voglio assolutamente sminuire, ognuna straordinariamente importante. Ma ci siamo impegnati a cercare di tenere un binario separato sul clima, che non implichi scambi o transazioni con altre questioni. Il clima è il clima, un tema a sé, non cederemo per questo sui diritti umani di nessuno né su altri aspetti, che vengono seguiti da altri membri del governo».

E la Cina lo accetta?

«Sì, ci sono questioni su cui hanno opinioni forti, ma hanno dichiarato che una delle aree su cui possiamo cooperare è il clima».

Viene in mente il suo approccio con l’Iran: quando da segretario di Stato negoziò l’accordo nucleare lo fece su un binario separato rispetto ad altri temi caldi.

«Corretto».

Ritiene che si possa tornare all’accordo con l’Iran? Oltre a ridurre i rischi di una guerra o di una bomba, ciò amplierebbe il mercato del gas naturale per il quale l’Italia dipende dalla Russia, con notevole influenza di quest’ultima sull’Europa.

«Non parlerò dell’accordo nucleare: i negoziati sono in corso e non voglio dire nulla che possa disturbarli, e poi non è il mio portfolio. Il ministro Cingolani mi ha mostrato le mappe dei gasdotti, esistenti e in discussione. Ma attenzione: il gas naturale è comunque un combustibile fossile, composto all’87% circa di metano, quando lo bruci crei CO2, e quando lo sposti possono esserci perdite molto pericolose. Dobbiamo affrontare un discorso assai più ampio sulla rapidità con cui passare a un’economia basata sull’energia pulita che alla fine non dipenda nemmeno dal gas naturale».

E l’energia nucleare?

«L’amministrazione Biden è favorevole a valutarne gli eventuali benefici: dai reattori nucleari di quarta generazione alle batterie nucleari».

La Corte costituzionale tedesca ha dichiarato incostituzionale una legge per ridurre del 55% entro il 2030 le emissioni di CO2 perché «non abbastanza ambiziosa» e ha sancito che la protezione del clima è un diritto fondamentale.

«Assolutamente. È una sentenza importantissima, e mi congratulo con il governo tedesco per aver deciso di stabilire subito una nuova data per i loro obiettivi di produzione e di emissioni zero».

È difficile riconquistare credibilità dopo che Trump ha abbandonato l’Accordo di Parigi che lei firmò? Se tra 4 anni tornasse alla Casa Bianca?

«Va ricordato che quando il presidente Trump ha abbandonato l’accordo, i governatori di 37 Stati americani e molte aziende e sindaci hanno continuato a rispettarlo. Se Trump o qualcuno come lui dovesse tornare, non potrà disfare i progressi fatti nel mondo. Potrà danneggiare l’America, ma migliaia di miliardi di dollari saranno stati investiti: il settore privato si muove molto rapidamente, è un mercato globale mai visto, che nessun politico potrà fermare. E sarebbe assai impopolare perché stanno nascendo nuovi posti di lavoro».

È il clima ciò su cui vorrebbe lasciare un impatto?

«Me ne sono occupato sin da bambino. Mia madre mi svegliava presto al mattino, mi portava a fare lunghe passeggiate nella natura, è stata sempre un’ambientalista, riciclava e amava osservare gli uccelli, ha avuto una grande influenza su di me. Nel 1962, quand’ero al primo anno di università, uscì il libro di Rachel Carson Primavera silenziosa, che ispirò l’attivismo della mia generazione. Tornato dal Vietnam, la prima cosa che feci fu partecipare all’organizzazione della prima Giornata della Terra. A otto anni non pensi all’eredità che vuoi lasciare al mondo, pensi solo che vuoi renderlo migliore, che non puoi stare a guardare mentre il mondo si suicida … o meglio mentre comportamenti irresponsabili dell’uomo lo uccidono».

Con il recente viaggio in Cina ritenete di aver convinto il presidente Xi ad iniziare la decarbonizzazione nel 2024 anziché nel 2030?

«Ci contiamo. Ma non è solo questo. Se il mondo trova l’unità a Glasgow e tiene vivo l’obiettivo di limitare il riscaldamento globale a 1,5 gradi e se punta alle emissioni nette zero entro il 2050… allora, ragazzi, ne sarà valsa la pena».

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