Anglotedesco

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sabato 8 maggio 2021

La loggia, i conflitti e i segreti .Le zone d’ombra dell’inchiesta

 



da LA REPUBBLICA dell'8 maggio 2021. Di Piero Colaprico

Prima Piercamillo Davigo, ieri Francesco Greco e oggi Paolo Storari. La Milano del palazzo di giustizia e delle indagini giuste o sbagliate s’è trasferita a Roma. Ed è probabile che una parte del fascicolo, con i suoi protagonisti prenda presto la strada per Brescia, insieme con la storia avvelenata che nasce dai verbali di Piero Amara, avvocato, lobbysta, trafficante di favori e informazioni, inquisito in mezza Italia. In questa “matrioska” giudiziaria, sembrano confondersi tutti i piani, a cominciare dalla vecchio e solido dibattito tra formale e sostanziale. Proviamo a raccapezzarci, tra magistrati, verbali e suggestioni.

Indagare Amara o no

Amara, con il suo bagaglio di parole, arriva a Milano alla fine del 2019. Un verbale, due verbali, tre… L’idea condivisa da tutti è trattarlo come un pentito di mafia: prima vuota il sacco, poi si fanno le verifiche. Però emergono tanti “però”. Amara parla di alti ufficiali di forze investigative, del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, di due membri del Csm e di una loggia coperta, “Ungheria”, che trucca processi e manipola carriere nello Stato. Confonde vero, verosimile e falso in base a una strategia al momento oscura? Calunnia?

Il sostituto procuratore Storari vuole controllare al più presto alcune affermazioni che riguardano gli incontri tra i vari personaggi nominati: per esempio attraverso i tabulati telefonici o l’analisi delle carte di credito. Per poterlo fare, deve iscrivere Amara nel registro degli indagati. Lo dice a Greco. E qui le versioni divergono diametralmente. Di certo, esiste uno lungo scambio di mail tra Storari (che propone indagini articolate) e il suo capo: lo scambio arriva oggi sul tavolo del procuratore capo di Roma Michele Prestipino dopo che Storari, deluso, s’era rivolto al consigliere Davigo.

Il senso del segreto per Davigo Storari e Davigo non abitano lontano. Siamo all’inizio del 2020. Il più giovane va a trovare il più anziano, il quale gli assicura che essendo membro del Consiglio superiore della magistratura è vincolato al segreto e può penetrare il segreto d’ufficio altrui. Questo tema è importante: è il Csm nel suo “intero” a poter accedere ai segreti delle indagini altrui, oppure ogni membro? Nell’attesa di una pronuncia autorevole (la questione è rilevante, perché ci può essere o non essere il reato di violazione del segreto istruttorio), Storari racconta di Amara a Davigo. Il quale gli consiglia di mettere tutto per iscritto, cosa che Storari già sta facendo. Potrebbe rivolgersi al procuratore generale di Milano, ma la sede è vacante. Che fare? Passa un mese, l’iscrizione di Amara non c’è e siccome Amara stesso ha confessato di far parte di una loggia che compie reati gravissimi, anche per Davigo bisogna iscriverlo. Nel primo incontro l’allora membro del Csm ha ascoltato e preso appunti: avendo poi bisogno di essere sicuro, s’è fatto mandare i verbali.

Roma, maggio 2020

Davigo spiega la situazione di Milano al vicepresidente del Csm, ne parla con il procuratore generale della Cassazione, che a sua volta chiama il procuratore capo Greco. A questo punto Amara viene iscritto nel registro degli indagati. Secondo Greco, siccome Amara parla di molti magistrati di Roma, l’intero fascicolo, dopo un’indagine congiunta, è “uscito” da Milano per approdare a Perugia, dove procuratore capo è Raffaele Cantone.

Milano, aprile 2021

Storari dice al suo capo di aver dato i verbali a Davigo, oltre un anno prima. Ma il caso diventa di dominio pubblico solo in queste settimane, si parla “corvi”, si accerta che i verbali sono usciti dalle sedi istituzionali grazie a Marcella Contraffatto, segretaria di Davigo al Csm. E oggi, invece di capire se Amara ha mentito o no, se depista o no, vediamo spartire i torti e le ragioni tra chi ha il compito di accertare i fatti e i reati.

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