Anglotedesco

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giovedì 13 maggio 2021

La svolta dei servizi segreti

 



da IL CORRIERE DELLA SERA del 13 maggio 2021.Giovanni Bianconi

Per la prima volta una donna guiderà i servizi segreti. Elisabetta Belloni prende il posto di Gennaro Vecchione. La svolta nel Consiglio dei ministri convocato a sorpresa da Draghi. L’ira di Conte.

L’esperienza del prefetto Gennaro Vecchione alla guida del Dipartimento per l’informazione e la sicurezza — di fatto il vertice dei servizi segreti — s’è conclusa con l’audizione dell’altro giorno davanti al Comitato parlamentare di controllo. Ieri il presidente del Consiglio Mario Draghi l’ha sostituito con Elisabetta Belloni, 62 anni, segretaria generale del ministero degli Esteri e diplomatica di lungo corso che ha diretto, fra l’altro, l’Unità di crisi della Farnesina. Contemporaneamente il premier ha prolungato di un altro anno l’incarico di Mario Parente al timone dell’Aisi, l’Agenzia per la sicurezza interna.

Quando la decisione del premier è arrivata alle orecchie del suo predecessore Giuseppe Conte, che nominò Vecchione nel 2018, il neo-leader dei Cinque Stelle ha manifestato tutto il proprio disappunto; lui aveva riconfermato l’ex generale di Corpo d’armata della Finanza nel novembre scorso, e una sostituzione tanto repentina poteva suonare come un segnale di sfiducia nella persona e uno schiaffo allo stesso Conte. Il quale con Vecchione aveva stabilito un rapporto diretto e costante, anche per la mancata nomina (fino agli ultimi giorni della sua permanenza a Palazzo Chigi), dell’autorità delegata ai Servizi. Ma nonostante le proteste, Draghi ha tenuto ferma la propria scelta: discontinuità al Dis e continuità all’Aisi, che di recente ha innescato l’indagine sull’ufficiale di Marina accusato di essere una spia al soldo dei russi.

La mossa del governo arriva all’indomani del caso RenziMancini, l’incontro pre-natalizio in autogrill tra il leader di Italia Viva e il funzionario dei Servizi (in forza al Dis) che aspirava a un posto da vicedirettore, ripreso da una sedicente automobilista e mostrato in tv. Ne sono nate polemiche approdate fino al Copasir, il comitato parlamentare di controllo che martedì ha ascoltato Vecchione. Il quale ha spiegato che nell’appuntamento tra Renzi e l’agente segreto non c’era nulla di illecito né di vietato, sebbene di recente la neo-autorità delegata sulla politica della sicurezza Franco Gabrielli abbia invitato i direttori delle Agenzie a richiamare i funzionari dell’intelligence a più corrette e formali relazioni esterne alle strutture d’appartenenza.

Prima di formalizzare l’avvicendamento al Dis Draghi ha informato il presidente del Copasir, il leghista Raffaele Volpi, che da quando il suo partito fa parte della maggioranza è rimasto nella pienezza dei poteri, ma in una situazione di incertezza che da tre mesi ha quasi paralizzato i lavori. Quella poltrona, infatti, spetta per legge a un rappresentante dell’opposizione, e l’unico componente del comitato che non ha votato a favore del governo Draghi è il vicepresidente Adolfo Urso, senatore di Fratelli d’Italia. Le mancate dimissioni di Volpi hanno finora impedito la sua nomina, a cui sarebbero tutti favorevoli tranne la Lega, che su quel nome sembra aver posto una sorta di veto.

L’inopportuntà che il deputato leghista resti alla guida del Copasir non deriva solo dalla norma, ma anche — per fare un esempio — dal fatto che uno dei ministri che il Comitato dovrebbe «controllare» è il titolare dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti, che appartiene al suo stesso partito e alla sua stessa corrente. Anche la comunicazione avvenuta ieri sulla scelta di Belloni è prevista come un atto di interlocuzione tra il premier e un rappresentante dell’opposizione, ma in questa situazione tutto è rimasto confinato nell’ambito della maggioranza.

A dover trovare una soluzione sul piano politico sono i leder dei due partiti che si contendono la poltrona, Giorgia Meloni e Matteo Salvini, e probabilmente la questione sarà affrontata nell’ambito di un accordo più generale sui candidati comuni alle elezioni amministrative e altri incarichi che devono essere assegnati. «Ma il Copasir non può diventare oggetto di scambio né una prova di forza nel centrodestra», protesta da tempo Enrico Borghi, componente del Pd. E il grillino Vito Crimi auspica il superamento di questa «anomalia». In virtù della quale Elio Vito, di Forza Italia, s’è dimesso, e ora una via d’uscita potrebbe passere dalla nomina, al suo posto, di un secondo rappresentante di FdI, che a quel punto potrebbe diventare presidente.

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