Anglotedesco

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mercoledì 26 maggio 2021

Le violenze del manager farmaceutico I pm: almeno sei le vittime accertate

 


da IL CORRIERE DELLA SERA del 26 maggio 2021.Cesare Giuzzi

Sei violenze accertate. Cinque donne narcotizzate, violentate, finite nell’album delle «prede» di Barbablù. Una, giovanissima, non s’è ancora presentata agli investigatori che però l’hanno individuata e nelle prossime ore sarà ascoltata in Procura dai magistrati Letizia Mannella e Alessia Menegazzo. Sono le vittime di Antonio Di Fazio, l’imprenditore 50enne dalla doppia vita oggi accusato di essere uno stupratore seriale. Un elenco che nelle prossime ore potrebbe crescere fino a raddoppiare. Forse triplicare. Perché le prime violenze, tutte usando psicofarmaci per stordire e rendere inermi le ragazze, risalirebbero addirittura a una decina di anni fa.

Poi ci sono le suggestioni: la presenza di centinaia di immagini di ragazze abusate, l’emergere di una rete di «reclutatori» e complici, la consapevolezza di un modus operandi così collaudato da far pensare che dietro all’ex patron della Global Farma, ci sia in realtà qualcosa di ancora più sconvolgente. La Procura ha aperto un nuovo filone, affidato al pm Pasquale Addesso, con indagini patrimoniali. Negli ultimi mesi sono stati registrati movimenti bancari sospetti. Una segnalazione arrivata dall’organismo della Banca d’Italia che si occupa di riciclaggio è finita all’interno del fascicolo e apre scenari ancora più complessi. Il tutto sommato alle amicizie pericolose dell’imprenditore. Dieci anni fa era «sul lastrico» per sua stessa ammissione, con le società di famiglia (Coimi, Thecno farm e Thecno gest) travolte dai debiti. Da qui la richiesta di un prestito a uomini del clan Valle della ‘ndrangheta. Nella Thecno gest, chiusa nel 2017, oltre a madre, padre e sorella, compariva un 55enne pregiudicato arrestato nel 2014 per un grande traffico di droga. Poi gli affari milionari con la Global Farma aperta in piena pandemia nell’aprile 2020.

Le indagini dei carabinieri del Nucleo investigativo di Milano e della compagnia Porta Monforte scavano nelle chat, nei tabulati telefonici, nelle memorie informatiche a ritmo continuo. E ad ogni passo si scende sempre più giù verso gli inferi in un’indagine partita dalla denuncia di una 21enne studentessa narcotizzata e violentata una sera di fine marzo e diventata ormai un’inchiesta su un maniaco seriale. Le ragazze «agganciate» da Di Fazio non partecipavano a feste tra jet set e cocaina. Lui sceglieva soprattutto studentesse fuorisede lontane dalle famiglie, in cerca di un posto di lavoro o di uno stage universitario. «Giovani normali, alle prese con la difficoltà di vivere in una grande città come Milano, costrette dalle necessità a fidarsi di un imprenditore stimato e conosciuto in un settore importante come quello della farmaceutica», spiegano gli inquirenti. Lui invece approfittava di queste fragilità e le «schiacciava», dominandole nelle sue violenze, minacciandole poi, quando stordite e senza memoria ma terrorizzate, lasciavano il suo appartamento. «Abbiamo avuto negli anni diverse denunce di giovani donne narcotizzate e che si sono risvegliate con il sospetto d’essere state abusate — dicono i magistrati —. In queste storie potrebbero esserci altre vittime».

Le due studentesse interrogate in Procura lunedì hanno raccontato di essere state in balia dell’imprenditore anche per settimane intere. Venivano narcotizzate e abusate, poi risvegliate ma tenute in uno stato quasi catatonico con benzodiazepine sciolte nel caffé, nel succo di frutta, nel the o in una tisana. Una giovane, l’ultima che ha frequentato Di Fazio, ha detto che tutto era iniziato quattro settimane prima e di aver trascorso l’ultima chiusa nel suo appartamento con continui abusi. L’incontro con la promessa di un posto di lavoro nella sua azienda. L’ha messa in salvo la sorella che da giorni non riusciva a mettersi in contatto con lei. Una volta libera non ha avuto il coraggio di denunciare anche di fronte a un referto medico che ha certificato massicce dosi di Bromazepam: «Mi minacciava con una pistola». Era la riproduzione di una Glock sequestrata dai carabinieri insieme a un falso tesserino del Sisde.

Tra le donne che hanno denunciato Di Fazio c’è anche l’ex moglie americana. La donna nel 2014, nel pieno della causa di divorzio, ha segnalato l’ex marito per maltrattamenti e sequestro. Ha raccontato una storia che oggi appare sovrapponibile a quella della 21enne bocconiana: narcotizzata e tenuta segregata in casa. La sua denuncia era stata archiviata. Venerdì sarà riascoltata dagli inquirenti.

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